Al Sindaco di Piombino Avv. Francesco Ferrari
Ai Capigruppo Consiliare di tutte le forze politiche
A tutte le Associazioni

Busta5Siamo convinti che la democrazia non possa ridursi a chiedere ai cittadini di esprimere un voto ogni cinque anni. Crediamo in una democrazia partecipativa capace di unire organizzazioni della società civile, lavoratori e cittadini intorno a temi di forte rilevanza pubblica, per costruire decisioni maggiormente condivise. Perché questo avvenga bisogna prevedere strumenti che rendano possibile e talvolta necessaria la consultazione diretta dei cittadini attraverso assemblee cittadine o di quartiere, questionari, forum, dibattiti, referendum locali, ecc. A questo proposito, abbiamo vissuto con grande delusione e rabbia il fatto che sia stato negato il referendum riguardo la vicenda Rimateria.
Tuttavia una vera democrazia è impossibile senza una continua e corretta informazione.

Sembra che sia le vecchie Amministrazioni che quella nuova abbiano ritenuto e ancora ritengano che informare i cittadini sia inutile e forse anche pericoloso.
Molti esempi locali lo dimostrano. Ne citiamo uno per tutti: gli Accordi di Programma che hanno disegnato un modello di sviluppo per la città contenenti parti mai rese pubbliche.
Siamo fermamente convinti che i nostri rappresentanti politici non dovrebbero accettare questi metodi.
Ci permettiamo di sottolineare che molte domande che La Piazza Val di Cornia ha posto recentemente all’Amministrazione non hanno mai avuto risposta. Ma noi non smetteremo di chiedere, perché non è accettabile che sulle questioni riguardanti la crisi generale (che va dal settore socio-sanitario alle scelte economiche e strutturali, alla gestione dei beni culturali del nostro territorio) non ci sia la massima trasparenza e non sia promossa l’informazione e la partecipazione dei cittadini alle decisioni.

Riformuliamo allora le nostre richieste, integrandole con altre di carattere più generale e rivolgendoci questa volta a tutte le forze politiche presenti all’interno dell’Amministrazione Comunale. Chiediamo di:

  1. rivedere il regolamento del Comune di Piombino che norma il referendum, perché sia reso più facilmente attuabile;
  2. individuare un’area all’interno del Sito del Comune di Piombino per ognuna delle 10 società partecipate (ASIU, Rimateria, Piombino Patrimoniale S.R.L.U., Parchi VAl di Cornia SpA, ASA SpA, ecc.) dove reperire le informazioni ed in particolare gli atti del Comune che descrivono con chiarezza il reciproco rapporto;
  3. rendere pubblici i verbali delle riunioni effettuate fino ad oggi dalla Commissione di Inchiesta sulla vicenda Rimateria e che sia reso possibile a chiunque assistere alle prossime riunioni, sfruttando le possibilità offerte dalle moderne tecnologie informatiche: in questo modo si permetterebbe di suggerire eventuali persone da convocare e domande da fare;
  4. individuare le principali questioni su cui saranno a breve prese decisioni che coinvolgono la nostra comunità (uso locale del Recovery Fund, Siderurgia, Porto, Bonifiche, SpA Rimateria, ecc..) dando immediata comunicazione degli incontri che avverranno nelle sedi istituzionali (Governo, Regione, Provincia, ecc.) e negli altri ambiti (Autorità Portuale, ecc.) per dar modo ai cittadini di valutare le questioni ed esprimere le loro idee, in modo che queste possano aiutare ed orientare l’azione della Pubblica Amministrazione. Ad esempio chiediamo che siano adottate tutte le misure perché siano rese note nel dettaglio le questioni portate in discussione al prossimo incontro al MISE (che riguarderà JSW e forse l’Accordo di Programma), così come chiediamo di poter seguire le Conferenze dei Servizi che tratteranno la richiesta di AIA per la SpA Rimateria.

La partecipazione alle scelte e l’informazione puntuale non sono adeguatamente considerate e tutelate dalle nostre forze politiche, sembra quasi che le considerino una perdita di tempo che rende i processi decisionali troppo lenti e che il “popolo” sia ritenuto incapace di capire e giudicare. Questa la chiamate “democrazia”, ma è tutt’altra cosa. I politici, a qualsiasi livello chiamati a rappresentare i cittadini, sarebbero più forti e meno condizionabili da interessi di parte se fossero il terminale di una elaborazione collettiva fatta da cittadini informati e consapevoli.
D’altra parte, basta guardare alle esperienze fatte in altri paesi Europei anche su temi molto complessi per rendersi conto che una maggior trasparenza è possibile e necessaria.
Sennò, che democrazia è?

 
 
 
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