Angelo Mazzei

Angelo Mazzei

In questa parte del mondo chiamata Occidente l’uomo è funzione del tempo. Ci sono, però, alcuni spazi dove ancora il tempo non ha preso il sopravvento, dove è in funzione dell’uomo: i piccoli borghi della nostra penisola e ancor di più nei piccoli borghi della nostra isola: l’Elba. Per almeno otto mesi all’anno in piccolissimi centri come Marciana, Poggio, San Piero e Sant’Ilario la vita scorre guardando di rado l’orologio. Chi ha voglia di dedicarsi agli studi ha tutto il tempo a disposizione senza fretta, immergendosi in ricerche complicate che richiedono molto tempo e pazienza. Quasi sempre si tratta di un impegno intellettuale che non porta alcun vantaggio concreto se non la soddisfazione personale e l’accrescimento culturale.

Non è materia adatta ai social, troppo complicata, di difficile comprensione e, quindi, con un auditorium limitato a studiosi del settore.
E’ in questo contesto che si inquadrano la ricerche di Angelo Mazzei di Poggio con le sue ricerche che si riferiscono all’Isola d’Elba dei tempi ancestrali.
Per cosa lo fa? Ne vale la pena dedicare tanto studio senza che ne venga alcun guadagno oggi che il mondo si basa sul denaro che, dice il Papa, è lo sterco del diavolo, ma fa tanto comodo?

La risposta ce la dà lui stesso in una ricerca dal titolo: Aitareia: L’isola dai molti nomi: “Se è vero che capire un luogo è anzitutto studiarne e scoprirne le origini, esse saranno più nobili quanto più ci consentono di trovargli un nome remoto nel tempo”. E qui ci racconta un aneddoto che riguarda nientepopodimeno che Psammetico un faraone d’Egitto che, evidentemente aveva lo stesso pallino di Angelo Mazzei. Questo faraone fece crescere i due figlioletti nel silenzio per vedere quale parola avrebbero detto per prima. Secondo la lingua in cui l’avrebbero espressa, questa sarebbe la più nobile in quanto primordiale. Ad un certo punto, i bimbi, stanchi di stare zitti, pronunciarono “pane” in frigio e il faraone ammise che i Frigi erano più antichi e nobili degli egizi.

Quindi la ricerca di Angelo sul nome più antico dell’Isola d’Elba è finalizzato a determinare il più alto tasso di nobiltà possibile dell’isola (e degli elbani?).
Da qui la ricerca parte e a leggere c’è anche il rischio, specie non avendo dimestichezza con il greco antico, di farsi scoppiare il cervello.
Che il nome più antico dell’Elba sia Aethalia (Ecateo di Mileto 550-476 a.C) è ben noto specie per chi viaggia spesso su e giù per il canale di Piombino con il piroscafo che è stato battezzato con tale nome. Da qui Mazzei si tuffa su una serie di ipotesi: ci dice che Aethalia è una “latinizzazione dal greco da Aithaleia nel più arcaico Aithaleia.

In seguito si tuffa su altre ipotesi, sul decifrare i vari segni della scrittura arcaica cosa non certo facile, dove ancora non è tutto certo soprattutto perché: Sillabe…non si scriveva con un alfabeto di simboli rappresentanti vocali e consonanti come il nostro. Si usava invece, …… una scrittura nella quale ogni carattere corrispondeva a un suono ‘sillabico’ ”. In poche parole si tratta di un’esortazione a considerare varie ipotesi e a non fermarsi su Elba= Aethalia.

La stessa esortazione viene lanciata da un’altra ricerca di Angelo Mazzei: Aithalia Vs Alalia.
Alalia era una città sulla costa orientale a sud della Corsica fondata dai greci di Focea emigrati sotto la pressione militare di Ciro il Grande re della Persia, un po’ come avviene ai giorni nostri. Per campare si dedicarono alla pirateria vessando la navi o le barche dei cartaginesi e degli etruschi che si allearono per porre fine a questi saccheggi.

A chi può interessare la battaglia di Alalia? Se gli italiani a fatica conoscono la battaglia di Stalingrado che si è svolta appena nel 1942-43 c’è da immaginarsi quanti siano quelli ai quali interessa quella di Alilaia svoltasi tra il 541-535 a.c.
Ma la battaglia di Alilaia: “fu una sorta di guerra mondiale ante litteram. Forse il conflitto più sconvolgente per gli equilibri geopolitici di tutto il Mediterraneo”. I contendenti si scannarono. Per informazione vinsero i feoci, ma fu una vittoria cadmea, così come definisce Erodoto quando non è si sa se ne hanno buscate di più i vincitori o gli sconfitti.
L’interesse di Mazzei, però, non riguarda tanto la battaglia, ma la sua certezza che l’Isola d’Elba abbia avuto un ruolo non secondario in questo evento, L’Elba era l’unica fonte del Mediterraneo che esportava il ferro, o perlomeno il minerale, che ovviamente serviva a forgiare le armi.

Possibile che gli studiosi abbiano sistematicamente tralasciato questo aspetto? Per dar credito a questa sua certezza descrive i reperti e le zone di ritrovamento nell’Isola per dimostrare i rapporti dell’Elba con tutto il mondo antico del Mediterraneo.

Siamo ad inizio autunno, l’Elba si sta “ibernando” piano piano sino alla primavera inoltrata del prossimo anno. State certi che Angelo Mazzei non entrerà in letargo, ma continuerà a scavare perché si è intrufolato in una materia che non si finisce mai di scoprire e chissà se si riuscirà a dimostrare che le armi e le corazze dei contendenti di Alilaia furono forgiate con il ferro dell’Elba.


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