Proteggere i ceti più deboli, l’economia reale, l’occupazione, la ridistribuzione dei redditi. Questa è ora la grande partita  tra le masse popolari e le cupole finanziarie transnazionali

DSCN2186Queste ultime settimane sono state caratterizzate, sia localmente che a livello nazionale, dalla mobilitazione di categorie socio-economiche colpite in maniera particolarmente acuta dalla crisi in atto: commercianti, ristoratori, operatori turistici, artigiani, giovani professionisti, micro e piccola impresa in generale. Esprimiamo la nostra solidarietà a queste categorie e auspichiamo che non siano penalizzate da chiusure e limitazioni di attività oltre quanto effettivamente necessario e proporzionato per la sicurezza, senza dimenticare mai che una eventuale ripresa del contagio produrrebbe effetti ancor piu’ catastrofici pure per l’economia.

Il rischio è che si affermi, di fatto, il criterio che riapre prima e più “sportivamente” chi ha più forza per imporsi (come la grande industria) anche in deroga alla effettiva possibilità e/o volontà di lavorare in sicurezza. La distruttiva sinergia tra pandemia, fragilità del sistema sanitario, crisi economica e interessi dei “poteri forti” rischia di esitare in una sorta di desertificazione delle micro e piccole imprese, componente complessivamente importante e vitale per l’ economia nazionale.

Abbiamo più volte sottolineato la necessità di elaborare un Piano per la Rinascita di Piombino con la partecipazione attiva delle categorie interessate. Sulla necessità di ingenti investimenti pubblici per uscire dalla crisi concorda ormai un largo fronte sociale e politico, anche fra chi, fino a ieri, professava un ferreo liberismo mentre oggi invoca un “socialismo delle perdite”. Ma a cosa deve servire l’ intervento dello Stato? Deve essere asservito alla espansione delle multinazionali e alla difesa delle rendite finanziarie speculative? O piuttosto deve servire a proteggere i ceti piu’ deboli, l’economia reale, l’occupazione, la ridistribuzione dei redditi? Questa è ora la grande partita in gioco tra le masse popolari e le cupole finanziarie transnazionali. Perché sia socialmente utile alla collettività l’intervento pubblico deve servire :

  1. per il sostegno immediato al reddito per tutte le persone fisiche in grave e comprovata difficoltà economica
  2. per il supporto alla sopravvivenza e al consolidamento delle micro-piccole-medie imprese, mediante erogazione di pronta liquidità a fondo perduto e di riduzione del carico fiscale complessivo, vincolati al mantenimento dei livelli occupazionali (in Italia !) e alla lealtà fiscale
  3. per il salvataggio delle grandi aziende con lo Stato che entri nella gestione col preciso mandato di assicurare la funzione sociale dell’impresa rispetto alla collettività e la tutela della dignità del lavoro previste in Costituzione
  4. per gli interventi sulle infrastrutture materiali e sui servizi fondamentali
  5. per le opere di bonifica.

Le risorse?

  1. Cancellare il debito pubblico ingiusto di origine speculativa;
  2. uscire dai vincoli di bilancio imposti dalla UE ;
  3. ricostituire un robusto settore bancario pubblico nazionale che riapra i rubinetti del credito a imprese e famiglie (anche in funzione antiusura);
  4. far uscire il Paese dal nodo scorsoio della moneta a debito e del ricatto spread, eventualmente prendendo in considerazione i meccanismi monetari che sono stati proposti a questo fine da noti economisti;
  5. attaccare le macroscopiche elusioni fiscali dei gruppi multinazionali;
  6. ridurre le spese in armamenti di carattere offensivo (es. F35);
  7. intensificare la lotta verso la criminalità organizzata e l’usura, potenziando le attività di confisca;
  8. spostare il carico fiscale verso i grandi patrimoni finanziari e verso i redditi più alti a vantaggio dei ceti pù deboli, aumentando così la domanda interna (ossigeno per le imprese e per l’occupazione);
  9. frenare le attività distruttive per l’ambiente e nocive per le persone, verso una economia basata sulla produzione dei beni reali necessari al paese, sulla piena occupazione e sulla equa distribuzione dei redditi.

Difficile ma possibile: è il modello economico già delineato dalla Costituzione del 1948. L’alternativa è solo protestare a vuoto e assistere inermi alla degenerazione progressiva del nostro Paese, con Piombino drammaticamente in prima file come area già a “crisi complessa” ante Covid-19.

Coordinamento Art. 1- Camping CIG



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