Occorre un progetto credibile: il SIN   deve può essere trasformato in un altopiano di rifiuti provenienti da tutt’Italia

ASIUUn piano industriale in netto contrasto con le prescrizioni della Regione che impongono la provenienza dal ciclo siderurgico dei rifiuti da conferire a Rimateria, non dovrebbe essere neppure in discussione. Eppure non solo lo si discute nell’assemblea dei soci Asiu, ma il liquidatore annuncia che a prescindere dal mandato ricevuto, si esprimerà come ritiene opportuno ovvero come vuole la minoranza dei soci.
Un comportamento ben strano: perché si riunisce e cosa discute a fare l’assemblea se il liquidatore si orienta secondo il mandato del 2016?

In questa partita la posta in palio è altissima. Non solo l’effettiva possibilità di svolgere le bonifiche in quel pezzetto di SIN delle discariche ex Lucchini, si tratta di poter costruire un progetto credibile di bonifica dell’intero SIN che siamo convinti non possa essere trasformato in un altopiano di rifiuti provenienti da tutt’Italia, si tratta di porre le basi per il completamento infrastrutturale, per la creazione di aree a servizio delle imprese e di nuovi settori economici che Piombino e la Val di Cornia dovrà attrarre, si tratta di qualificare questo territorio come esperimento pilota per la rigenerazione di un tessuto economico logoro quando non perduto.

Per questo le posizioni espresse dal PD sono inqualificabili. Ribadiamo, dati alla mano, che Rimateria è servita non a bonificare ma a importare rifiuti, un’operazione che non ha certo arricchito il territorio. In compenso non un metro quadro di suolo è stato bonificato e si è “dimenticato” di acclarare le responsabilità della voragine lasciata dall’ASIU. I rischi che oggi affrontano i lavoratori di Rimateria sono figli delle scellerate decisioni di quel partito e non si risolvono al di fuori della risoluzione dei problemi di questa comunità e di questo territorio.
I problemi del lavoro e del territorio sono connessi, si risolvono guardando al lavoro ed alle bonifiche con un approccio unitario e nel completamento di un progetto di città da riformulare dopo l’impasse subito a causa di Amministrazioni che rinunciavano alle loro prerogative pensando che i problemi li avrebbero risolti il Khaled o il Rebrab di turno.

Non è così. Serve coesione politica e sociale di questo territorio per fare della questione piombinese un’emergenza nazionale. E se pensiamo che l’altoforno è spendo dal 2014, l’Asiu non opera più da quattro anni e i sintomi della crisi erano ben evidenti da tempo, resta solo da intimare un po’ di decenza da parte di chi ha creato questi problemi e ha fatto perdere decenni a questo territorio. Se non riuscite ad operare per il bene della comunità convergendo su un progetto di futuro per la Val di Cornia, tacete, non sarà la vostra ipocrisia a farvi recuperare consensi.

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