Troppe mani si allungano sui diritti dei lavoratori
Anziani

Parlare compiutamente di pensioni richiede troppo spazio, indisponibile in questo contesto. Ci limiteremo a fare alcune precisazioni che, purtroppo, non sono mai state esposte dalle competenti parti politiche, sindacali e dell’informazione.
Il primo punto da considerare è la risposta da dare all’Inps e a quei governi che hanno attribuito, troppo spesso e con troppa enfasi, la responsabilità della cattiva situazione finanziaria italiana alle pensioni. Si sente dire 270 miliardi si spesa annua, troppo elevata (lo rimarca anche l’Europa). Purtroppo non si chiarisce, o si nasconde, che dalla cifra vanno levati circa 60 miliardi di assegni assistenziali che non devono far carico ai pensionati ed un’altra sessantina di miliardi di tasse (Irpef) che i pensionati restituiscono allo stato.

Altro punto importantissimo è la durata delle pensioni. Se i nostri ricordi di matematica attuariale non ci tradiscono occorre dire che le pensioni non vengono calcolate, per la loro durata, ad personam ma in base alla durata della vita media dei cittadini. Tale vita media, in Italia, è di ottantuno anni. A questa scadenza il pensionato muore. Poiché le pensioni vengono ora erogate a partire dall’età di 67 anni ne consegue che l’Ipns paga per ogni soggetto le mensilità spettanti per complessivi 14 anni. Ogni lavoratore, per avere la pensione, deve pagare contributi assicurativi per 42/43 anni in base ad una quota del 10% del suo salario, altre all’oltre 30% pagato dall’azienda per la quale lavora.

Su uno stipendio lordo di 20.000 euro annui verrebbero pagati più di 8.000 euro di contributo che, moltiplicati per 43, darebbero una riserva matematica semplice (al netto degli interessi e della rivalutazione monetaria che invece andrebbe conteggiata) di 344.000 euro. L’inps, pagando una pensione di 1.000 euro mensili per 14 anni sborserà la somma di 182.000 euro. Dov’è il disastro finanziario tanto lamentato dal Presidente dell’istituto assicurativo? Potrebbe spiegarcelo il Ministro Di Maio visto che sembrerebbe sul punto di mettere le mani, dopo i vitalizi, anche sulle pensioni? E, soprattutto, potrebbero spiegarci certi opinionisti e certi giornalisti come fanno a dire che gli attuali pensionati mangiano il pane futuro dei loro figli?

Ci chiediamo, anche, perché il sindacato non ribatte a certe inesattezze, sugli irrefrenabili monitor delle televisioni che entrano nelle nostre case, alzando finalmente la voce per opporre le ragioni dei loro rappresentati. E, già che ci siamo, ci chiediamo perché nessuno parla mai di Legge Mosca e dei contributi per essa versati (18.000 assegni ancora in essere, rivalutati nel tempo).

Si parla, ora, di contributo di solidarietà che, con la flat tax, si sussurra, verrebbe applicato a tutti, non considerando che in Italia i pensionati pagano le tasse più alte d’Europa, con tassi uguali a coloro che vantano redditi anche superiori al milione di euro annuo. Intanto la flat tax starebbe per partire per le aziende (more solito). I lavoratori possono attendere.

Per chiudere: ci raccontano che la flat tax sarebbe favorevole solo ai ricchi. Non è vero, fate i conti da voi, è semplicissimo. Strano che a dirlo siano molti fra coloro che si lamentano, ad ogni occasione, perché è stata tolta la tassa sulla prima casa.
Seguiamo i prossimi eventi, chissà, forse ne vedremo delle belle, forse anche più belle di quelle viste fino ad ora.


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