Appena la Commissione Europea definì le strategie per i BIC (Business and Innovation Centres) molti soggetti locali, pronti a cogliere ogni occasione per poter accedere alle sovvenzioni pubbliche, fecero sorgere, come funghi, moltissimi centri di tale tipo. In Val di Cornia, purtroppo, pur presentando condizioni ideali, non vi fu alcuna iniziativa e divenne, così, terra di conquista da parte dei BIC limitrofi. Infatti la CSP Livorno-Piombino S.r.l. (Capitale Sociale 115 milioni), fondata e diretta da personaggi livornesi, fu la prima ad inserirsi.
Dopo un certo periodo, misteriosamente, la CSP abbandonò il territorio che fu presidiato dalla sola BIC Toscana di Massa Carrara. Vi furono spartizioni politiche del territorio? Questo non siamo in grado di affermarlo anche se abbiamo forti sospetti per la pesante presenza all’interno di queste organizzazioni di personaggi provenienti ed appartenenti al mondo della politica o sindacale.
Il BIC Toscana trova subito buona accoglienza da parte delle Amministrazioni Comunali della Val di Cornia le quali sottoscrivono importanti partecipazioni della società. Attualmente, il BIC Toscana si presenta come uno dei BIC più capitalizzati di tutto il territorio nazionale con un capitale sociale di 5 miliardi e 702 milioni del quale il 62,03% della SPI S.p. A., un miliardo pari al 17,54% della Regione Toscana, 400 milioni del Comune di Massa e altrettanto di quello di Carrara. Nel 1977, entrano a far parto del Consiglio di Amministrazione, il fronte della partecipazione dei nostri comuni, Luciano Guerrieri e Saverio Baldassarri che però non si sono mai fatti vivi (assenti giustificati) al momento dell’approvazione dei bilanci.
Il BIC Toscana entra in Val di Cornia con un gran “battage” propagandistico da parte del potere locale, così quando si presenta l’occasione di dover affidare la consulenza tecnica per il Patto Territoriale appare del tutto naturale affidargli questa funzione come se fosse l’organo istituzionalmente preposto. Dei nove patti territoriali toscani, il BIC Toscana curerà la consulenza per la Val di Cornia e Pisa, mentre per quello di Massa Carrara, dove logica vorrebbe affidato a questo BIC, viene assegnato al Consorzio ZIA (nemo profeta in patria sua?).
I risultati sono a dir poco sconcertanti: dei 23 Patti ammessi al finanziamento, la Val di Cornia si piazza al 23° posto, mentre Pisa al 24°. Per ingenuità (che in tal caso sfocia nell’incapacità) o per presunzione, per la completa mancanza di collegamento con i soggetti impegnati a realizzare altri Patti Territoriali, il nostro comprensorio ha rischiato di perdere una fetta di miliardi tanto necessari allo sviluppo.
In tempi recentissimi il BIC Toscana sembra il soggetto al quale le amministrazioni locali della Val di Cornia hanno affidato lo sviluppo economico del comprensorio diventando “soggetto privilegiato”.
Ma aziendalmente che razza di azienda è il BIC Toscana? Dal punto di vista economico possiamo dire che non si tratta di una vera e propria azienda perché a fronte di un patrimonio netto di 11 miliardi e 307 milioni non produce reddito (559 mila lire) ed anche il valore della produzione (poco meno di 3 miliardi e mezzo) è bassa rispetto ai mezzi impiegati. Qualcuno potrebbe obiettare che non persegue scopi di lucro, ma obiettivi socialmente utili. Dai risultati, però, sembra che la sua attività sia rivolta a perseguire incrementi del patrimonio immobiliare ed una discreta liquidità che non provengono dall’investimento degli utili (che non produce), ma dall’impiego delle risorse erogate da pubbliche istituzioni.
Sempre analizzando i risultati a favore della collettività, oltre a quelli già descritti per Patti Territoriali, rimaniamo sorpresi per nla qualità delle sei imprese incubate. L’incubazione consiste nel supportare le nuove imprese offrendo loro, nella fase iniziale, strutture attrezzate dove possono godere di condizioni agevolate. Ebbene, il BIC Toscana ha incubato 6 imprese cinque delle quali rivolte alla produzione di servizi, che si configurano pili nell’ambito delle libere professioni che in quello imprenditoriale ed una rivolta alla produzione di beni (ceramiche). Non ci sembra paragonabile all’attività della CIS Livorno, tanto per prendere a paragone il BIC a noi più vicino. Infatti le sei imprese incubate da quest’ultima consistono in cinque attività rivolte alla produzione di beni (carpenteria, costruzione scafi, macchine a controllo numerico, modelli in legno per stampi in vetro resina, impiantistica e carpenteria) più una per la produzione di servizi.
Sull’efficienza del BIC Toscana è stato esplicito l’amministratore della One Comm Sig. Giuliano là dove dice (Tirreno 8/9/99) “….a dover fare riferimento al BIC per ottenere riscontro nell’Ente regionale per poi scoprire che lo stesso BIC in nulla si era impegnato……”.



Share Button