Avvenirìstica soluzione contro l’inquinamento

di Folcacchìero

Fu verso la fine dell’età della pietra che le tribù nomadi si riunirono in vere e proprie comunità dalle quali ebbe successivamente origine il prototipo della città.
La città portò sicurezza, favorì il commendo e la religione, si dette un’organizzazione e, da questa, la prima forma di governo. A seconda delle necessità del tempo, la città nacque su palafitte, o su pianure fertili, o su colline più sicure, dando un senso di unità che mai era stato sentito prima. Fu aperta all’accesso, o isolata, o fortificata, sviluppandosi senza un vero progetto originale ma sempre per rispondere ad esigenze casuali. Quando queste esigenze sono state sentite non più da parecchie decine di individui preistorici, ma da milioni di uomini moderni, si sono moltiplicate in una maniera così impressionante da essere paragonate ad una inarrestabile proliferazione di cellule cancerogene dalle quali, fatalmente, inizia il decadimento della struttura.
Negli anni Sessanta e Settanta, la fantascienza classica ha immaginato il nostro pianeta come sarà fra un milione di anni. Una fantasia non insensata è giunta a dipingere lo scenario catastrofico di un mondo devastato, con un’atmosfera rarefatta e corrotta dai residui dell’industrializzazione forte e incontrollata, con immagini di territori aridi e ormai sabbiosi, inospitali a tutte le forme vegetali conosciute, temperature fredde, intollerabili, assenza di metalli e di qualsiasi altra specie di materiali.
In questo scenario apocalittico una sola cosa si è salvata nell’immaginazione degli scrittori: la città. Hanno trovato posto, in mezzo al deserto planetario, enormi megalopoli isolate dall’annientamento ambientale per mezzo di grandi cupole trasparenti, costruite con materiali ora inconcepibili, o attraverso barriere d’energia per consentire riparo e mantenimento del calore. All’interno, utopisticamente, tutto il buono della civiltà, il cattivo isolato all’esterno.
L’uomo dei nostri giorni, invece, forte della conoscenza di una storia abbastanza lenta, ma di una cronaca recente che ha corso a velocità vertiginosa, comincia a pensare che la scienza potrà darci simili città, sicure ed al riparo dalla follia umana, molto tardi e, comunque,non prima che l’ambiente che ci ospita collassi e ci ponga nella necessità di rifugiarci prematuramente in luoghi blindati. Occorrerà, dunque, sperare in una soluzione anticipata.
E’ comunque la scienza, non più la fantasia, a prospettarci soluzioni percorribili: stravolgenti trasformazioni genetiche degli esseri viventi, sopratutto umani, che si adattino all’ambiente.
Si può immaginare, così, un uomo completamente rinnovato, che, anziché respirare l’aria attuale, utilizzi, per il proprio sistema vitale, quella miscela mefitica che abbonda attualmente nei nostri cieli. Non ci sarà più bisogno di attendere soluzioni remote quanto improbabili, perché le cupole di miasmi velenosi esistono già sopra di noi, e potranno alimentare la nostra respirazione all’infinito, potendo contare su fonti perennemente rinnovabili.
Queste fantasticherie potrebbe avere fatto quel turista che una sera di fine estate, di ritorno dall’Elba, stava avvicinandosi al nostro porto e vedeva, dalla nave, davanti a sé, una cappa solida di pulviscolo, che trasformava in bagliori rossastri le luci della città,nella precoce notte che inconsapevole, e senza sospetto, si apprestava a stendersi sulle nostre rassegnate teste. Quel turista ci ha raccontato il suo raccapriccio, conscio che la sua trasformazione genetica non ancora avvenuta non gli avrebbe consentito di entrare impunemente in quella specie di regno dell’ade, senza subire danni. Noi, invece, siamo molto meno preoccupati di lui perché, dopo anni di crescente assorbimento di molteplici e abbondanti veleni, ci stiamo adattando ad essi.
Così, più avanti, quando il nostro organismo non riuscirà più a tollerare l’ossigeno, ci rintaneremo sotto la nostra cupola, belli e tranquilli, al riparo da tutte le nefandezze ecologiche del mondo estemo che ci circonda.
Frederik Pohl scriveva che la civiltà non potrà sopravvivere senza la città. Dalla radice latina civitas, che significa città, deriva, infatti, il termine civiltà. A Piombino non abbiamo problemi sulla sua continuazione. Con la nostra cupola siamo in una botte di ferro.

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