Siamo rimasti molto sorpresi quando, la mattina dell’8 gennaio, abbiamo visto la lettera pubblicata in prima pagina sul Tirreno e solo sul Tirreno

discaricaFra luglio e ottobre 2018 sono stati inviati tre esposti al Ministro dell’Ambiente per segnalare l’intenzione della SpA Rimateria di creare una nuova grande discarica per rifiuti speciali all’interno del SIN di Piombino da bonificare ed in una posizione che riteniamo inaccettabile per le leggi vigenti.
Il Comitato ha ricevuto il 10 dicembre la risposta del Ministro:non sussiste una incompatibilità assoluta alla realizzazione dell’ampliamento della discarica in area SIN, fermo restando che:

  1. l’intervento di messa in sicurezza permanente dell’area è propedeutico e funzionale a qualsiasi attività di riuso dell’area stessa;
  2. la fattibilità tecnica dell’ampliamento della discarica in questione da realizzarsi a valle di un intervento di messa in sicurezza permanente, è oggetto di procedimento di VIA e AIA di competenza della Regione Toscana”.

Cioè: prima la mettete in sicurezza, poi si può decidere cosa farci. Forse anche una discarica, ed è competenza della Regione stabilirlo attraverso un procedimento di VIA e di AIA, comunque tale decisione può essere presa solo “a valle di un intervento di messa in sicurezza permanente”, cioè dopo la bonifica dell’area, non prima.

Il Comitato ha valutato positivamente questa risposta, che pone come condizione essenziale per valutare “la fattibilità tecnica” di qualsiasi richiesta di nuovo utilizzo dell’area la precedente messa in sicurezza permanente della stessa. Il Comitato ha quindi risposto al Ministro, innanzitutto per ringraziarlo e in secondo luogo per invitarlo, in base alla sua stessa puntualizzazione, a fare presente alla Regione Toscana che la VIA (autorizzazione per la costruzione della nuova discarica) può essere analizzata e rilasciata solo dopo la certificazione dell’avvenuta messa in sicurezza, non ora. Nella nostra risposta abbiamo chiarito molti punti che a nostro avviso le comunicazioni inviate al Ministero dal Comune di Piombino non avevano sottolineato:

  • vogliono costruire una nuova discarica, non si tratta di ampliare la vecchia ex-ASIU;
  • vogliono farlo in un’area confinante al quartiere di Colmata, vicino al mare, vicino all’Oasi WWF, ecc.

In questa seconda lettera abbiamo anche chiesto al Ministro di costringere il Comune di Piombino a cambiare la destinazione urbanistica dell’area LI53, dove vogliono costruire la nuova discarica, perché era ed oggi continua ad essere, secondo le leggi vigenti ed il buon senso, una zona non adatta a discarica. A queste ed altre richieste aspettiamo fiduciosi la risposta del Ministro. Risposta che non è ancora stata data.
La nostra seconda lettera è stata inviata al Ministro via pec il 6 gennaio 2019 e per conoscenza a tutta una serie di enti pubblici in vario modo coinvolti nel procedimento, tra cui il Comune e la Regione Toscana.

Era intenzione del Comitato darne comunicazione alla stampa locale nel giro di pochi giorni; siamo rimasti pertanto molto sorpresi quando, la mattina dell’8 gennaio, abbiamo visto questa stessa lettera pubblicata in prima pagina sul Tirreno (e solo sul Tirreno). A quel punto ci è sembrato corretto e opportuno inviare il comunicato sulla lettera anche agli altri giornali. Non abbiamo capito lì per lì cosa fosse successo, ma il 12 gennaio ci siamo resi conto che era stato commesso un grave errore di comunicazione: lo stesso Tirreno ha infatti pubblicato la risposta del Ministro del 10 dicembre come se fosse la risposta alla nostra lettera pubblicata l’8, oltretutto sottotitolando l’articolo con “Il ministero dell’Ambiente boccia i tre esposti del Comitato salute pubblica che contestavano la realizzazione dell’impianto in un Sito di interesse nazionale”.

Boccia? Chi? Dove? Decontestualizzando l’affermazione del Ministro, hanno cercato di fargli dire quello che non ha assolutamente detto.
Pubblicare queste lettere in ordine inverso ha “suggerito” al lettore più superficiale una presa di posizione decisa del Ministro a favore dell’ampliamento della discarica. Vogliamo credere che questo sia avvenuto per errore e speriamo che il Tirreno pubblichi questa nostra lettera integralmente per rimediare. Purtroppo la vicenda Rimateria è piena di episodi incomprensibili. La SpA Rimateria ed il Comune di Piombino hanno presentato sin dall’inizio la vicenda in modo del tutto fuorviante, cercando di camuffare la realtà in ogni modo, ad esempio: nel 2016, per ottenere la VIA che autorizzava l’ampliamento della discarica fino a trasformarla in un piccolo monte alto 35 metri, hanno dichiarato in un documento scritto alla Regione Toscana che erano in funzione 34 pozzi di aspirazione del biogas e due motori che lo bruciavano per trasformarlo in energia elettrica. In realtà non era attivo neanche un terzo dei pozzi dichiarati. E i motori non sono in funzione neanche oggi. Hanno anche dichiarato, senza mai dimostrarlo, che la nuova discarica serve alla Val di Cornia, mentre l’unico scopo perseguito è quello di ripianare il debito milionario della precedente gestione ASIU; per fare questo i privati devono oggi metterci i soldi, in cambio potranno costruire una nuova enorme discarica con cui fare in seguito enormi profitti.

Dopo questi indispensabili chiarimenti non possiamo esimerci dal dare un primo giudizio sull’ultimo vergognoso Consiglio Comunale dove è stato possibile appurare due cose.
La prima: al di là delle parole e delle promesse, non si è voluto dare seguito al preciso impegno preso prima dai sindaci soci della SpA Rimateria, poi dallo stesso Consiglio Comunale di Piombino perché fossero eseguiti dei carotaggi atti a scoprire se qualche rifiuto pericoloso è finito in discarica (abbiamo spiegato in altre occasioni i motivi che lo fanno supporre).
La seconda: mentre affermavano di concederci 60 giorni di tempo per fare ricorso al giudice contro la bocciatura del referendum, in realtà il 22 ottobre 2018 avevano già venduto le azioni alla SpA Navarra. Lo hanno fatto 12 giorni dopo la prima riunione delle Commissioni Referendarie, mentre queste erano ancora al lavoro per stabilire se accettare i quesiti referendari presentati a nome di 3000 cittadini.

Di fatto avevano già deciso tutto, avevano già stabilito che in un modo o nell’altro la commissione avrebbe dichiarato inammissibile il referendum e che il Consiglio Comunale avrebbe confermato quella decisione.
Ci hanno preso in giro, affermando il falso, forse pensando che non avremmo fatto ricorso.
Noi siamo invece convinti di avere mille volte ragione e andremo avanti con tutti i mezzi legali a nostra disposizione. Siamo curiosi di vedere cosa si inventeranno se il 24 Gennaio il giudice accetterà il ricorso.


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