La filiera del pomodoro non ha mai trovato spazio nei tanti Accordi di Programma nazionali sottoscritti sin dal 2014

cassetta-pomodoriGli allarmi dei produttori di pomodori e del gruppo Petti non giungono inaspettati. Indubbiamente la siccità nel 2017 e le eccessive piogge nel 2018 hanno accentuato le difficoltà, ma le fragilità della filiera produttiva del pomodoro in Val di Cornia sono presenti da tempo. Tra queste la criticità del sistema di approvvigionamento idrico per gli usi agricoli; le limitazioni ambientali dello stabilimento di Venturina (ormai inglobato nell’abitato); la mancanza di solidi accordi tra agricoltori e azienda di trasformazione per sviluppare la filiera corta del pomodoro toscano.

Abbiamo salutato con soddisfazione la svolta che il gruppo Petti ha impresso alle proprie strategie. Vedere nei campi i cartelli che indicavano che quei pomodori sarebbero stati lavorati nello stabilimento di Venturina è stato un salto di qualità rilevantissimo e indica una strada che, a nostro giudizio, deve essere perseguita con tenacia, nell’interesse dei produttori, dell’azienda di trasformazione e dei consumatori. La sfida del mercato globale, anche in campo agroalimentare, si può vincere solo puntando sulla qualità del prodotto e sull’abbattimento dei costi di trasporto. Non riusciamo a vedere altra soluzione.

Il pomodoro è una delle risorse agroalimentari di cui disponiamo storicamente, qui e più in generale nella Toscana. Su questa risorsa, come su altre del settore agricolo, è possibile costruire una solida economia. Nel dibattito di questi giorni è stato evidenziato che tra dipendenti dello stabilimento e indotto nel settore agricolo, la filiera del pomodoro dà lavoro nella nostra zona a circa 2000 occupati tra fissi e stagionali. Si tratta di una realtà importante che deve essere difesa e sviluppata con il concorso di tutti i soggetti coinvolti.
I soggetti pubblici devono garantire migliori condizioni per l’approvvigionamento e la distribuzione dell’acqua nelle campagne. E’ dello scorso anno l’ipotesi di utilizzare per usi irrigui le acque reflue del “Cornia industriale”, una condotta pubblica costruita per la fornitura di acqua all’industria siderurgica che oggi finisce in mare. Così come va affrontato il trasferimento dello stabilimento in aree idonee per ottimizzare e ampliare la produzione. Per questo nel 2012 fu sottoscritto un protocollo d’intesa tra Regione Toscana, Provincia di Livorno, Comune di Campiglia M.ma, ATO 5 Toscana Costa, ASA spa e Italian Food secondo il quale il trasferimento doveva iniziare nel 2014. Così non è andata.

Inoltre, la filiera del pomodoro non ha mai trovato spazio nei tanti Accordi di Programma nazionali sottoscritti sin dal 2014 per affrontare la crisi produttiva ed occupazionale della zona, tutti orientati solo sul comparto siderurgico e, addirittura, nel caso del piano Aferpi, sulla costruzione di una non meglio precisata agroindustria sul porto di Piombino per la lavorazione di prodotti africani. Ipotesi fallita, come tutto il piano Aferpi. Si è guardato a ipotesi prive di fondamento, trascurando ciò che avevamo sotto gli occhi. Il Comune di Campiglia è sempre mancato a quei tavoli. Comune di Piombino e Regione, che ai tavoli c’erano, hanno trascurato una risorsa che esiste e che offre rilevanti opportunità occupazionali.

Agli agricoltori e al gruppo Petti spetta il compito di definire patti che garantiscano nel tempo quantità e qualità della materia prima, presupposto fondamentale per lo sviluppo della filiera produttiva. Questa volontà è stata espressa dal gruppo Petti. Ci auguriamo che si realizzi nel rispetto reciproco degli interessi di chi produce e di chi trasforma il pomodoro. Un ruolo può svolgerlo anche la grande distribuzione, promuovendo e sostenendo prodotti locali di qualità; cosa che oggi non sembra accada come sarebbe auspicabile. Tutto questo richiede maggiore impegno e capacità di governo. Non c’è dubbio che rappresenti una sfida, ma, come tutte le sfide, non si vince se si sta alla finestra a guardare o, peggio ancora, s’ignora l’esistenza stessa della risorsa da valorizzare, come purtroppo è già accaduto.

 Comune dei Cittadini


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