stabilimento-aferpi-dallaltoDa quando c’è Aferpi non ci meravigliamo più di nulla. Adesso è venuto fuori il “focus” che non è quello che poco benevolmente manda Sant’Antonio e che ha spedito molti compaesani al Lago dell’Accesa da un famoso mago. Non è detto però che non ci vorrebbe un miracolo per togliere Piombino dall’impasse della chiusura della siderurgia e questa è proprio una specialità del santo di Padova non per caso denominato “santo dei miracoli”, che con l’altra specialità di “Santo delle cose perdute” dopo aver perso i fanghi, la Concordia e lo stabilimento, ci potrebbe far ritrovare un po’ di lavoro.

A parte questo strano preambolo ora dovremo stare più tranquilli poiché c’è stata una riunione in Regione, partecipe anche il nostro sindaco che, appunto, ha riportato, in un comunicato, che è stato fatto il Focus, adoperato nel senso che è stata posta l’attenzione in maniera più “figo” e intellettuale, su tre questioni che riguardano il porto di Piombino. La riunione, in seguito, ha avuto un “addendum” in sala consiliare.
Tali comunicati stampa generalmente non portano nulla di nuovo come gli stessi incontri, ma sono funzionali a rinfocolare le speranze dei piombinesi e, come sappiamo, le speranze sono dure a morire anche quando sono belle e morte.

Come abbiamo affermato in altra sede il porto di Piombino non ha retroterra, né adeguate vie di comunicazione se si esclude il collegamento con l’Elba. Il collegamento con la Sardegna è stato limitato alla stagione estiva ad un prezzo inferiore, proprio perché il porto è decentrato rispetto a quelli di Livorno e di Civitavecchia.
Sui considerevoli investimenti sul porto i piombinesi contavano e contano molto, soprattutto da quando questo divenne, in un primo tempo, sede di Autorità Portuale con la quale ci saremmo liberati dalla soggezione di Livorno con cui avremmo ingaggiato una sana e vantaggiosa concorrenza. Nel secondo tempo, vista l’inutilità di due Autorità il porto di Piombino è stato assorbito dall’Autorità Portuale di Livorno dando la falsa parvenza di una fusione.

Anche in questo caso non sono mancate le grida di vittoria, di sinergie miracolose, inni alla collaborazione che è meglio della concorrenza. In poche parole va sempre bene qualsiasi cosa la politica faccia o proponga specie se quella locale, regionale e nazionale sono dello stesso ceppo.

La riunione in regione a cui ci riferivamo è la dimostrazione di quanto affermato.
Il sindaco si dà da fare, ma la realtà non si può cambiare: il porto di Piombino può fare affidamento su merci in arrivo dal mare e che ripartono dalla stessa via, come i semi oleosi di Rebrab, o che non ripartono più come le navi dismesse e demolite.
Il rapporto fra General Electric e il Porto contrattualmente ha affinità con quello fra Cevital ed Ex Lucchini. In ambedue i casi le due imprese risultano essere, ognuna per il proprio settore, uniche interessate e quindi in grado di esercitare una notevole forza contrattuale verso le controparti che hanno una gran fretta di tranquillizzare una comunità preoccupata e delusa e che, veramente, sente il “focus” sotto quello che non si può nominare. Questa è la ragione per cui Rebrab può permettersi di non rispettare i programmi come sino ad ora ha fatto. Speriamo che la General Electric sia un’altra cosa

Certo, mettere a fuoco o a focus tre questioni: la riesumazione dell’antico mestiere degli sfasciacarrozze con le navi, l’agroalimentare di Rebrab e la General Electric non è affare da poco. Una volta approntato il tutto, le navi moriture e non sappiamo se e quante ne arriveranno sottostando alla concorrenza nazionale ed internazionale, Rebrab che ha una voglia di investire come di farsi frate e la General Eletric che per scegliere Piombino rispetto a porti più “comodi” vorrà il suo tornaconto e, se è un affare lo sarà sopratutto per lei. I bilanci, normalmente, se non ci sono situazioni fallimentari in giro, si fanno a fine esercizio.


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