In sofferenza anche l’altra grande fabbrica del territorio: la Magona d’Italia

manifestazione2Sono ormai passati 8 giorni dalle elezioni europee ma ancora non arriva la data di convocazione al Mise sulla situazione Aferpi. Questo silenzio ci preoccupa moltissimo perché il countdown verso il 30 settembre -data di scadenza dell’attuale cig- continua inesorabile e non è così scontato che Jindal ne chieda il rinnovo per tre motivi:

il primo è legato alla scadenza di fine anno dove la multinazionale indiana potrebbe (dato che nulla la vincola sotto il profilo temporale) decidere di non dare seguito alla possibilità dei forni elettrici e dei nuovi treni di laminazione rendendo inutile la presenza di circa 1000 dipendenti,

l’altra legata alle inadempienze del governo che per ben 8 mesi ha obbligato l’azienda ad anticipare la cig ai lavoratori per ritardi burocratici dovuti all’inerzia dei ministeri interessati nonché il costo energetico che ancora non è stato allineato a quello ottenuto dalle acciaierie del Nord Italia. In questa situazione è inaccettabile il silenzio dei sindacati confederali che restano passivi in attesa dell’incontro mentre anche in fabbrica non mancano problemi in merito alla sicurezza come l’estensione della sperimentazione sugli acciai al piombo che a giro per il mondo nessuno vuole fare causa problemi ambientali e di salute, il mancato rispetto dell’accordo sulle rotazioni, la mancanza di sicurezza e di manutenzione sugli impianti; oppure sul piano strategico lascia fortemente perplessi il nuovo accordo regionale di programma sulla tempra di acciai particolari che rende difficile la possibilità che la nuova produzione di acciaio avvenga lontano dalla città.

Siamo inoltre preoccupati  dalle dimissioni dell’AD di Aferpi, ricordiamo che le dimissioni dello stesso nel periodo di Rebrab furono l’anticipazione del fallimento del progetto, così come ci lascia dubbiosi la nuova insegna JSW agli ingressi dello stabilimento che fa seguito ad indiscrezioni che Jindal stia valutando la costituzione di una terza società nel quale far confluire i lavoratori in produzione mentre resterebbero in Aferpi i lavoratori attualmente in cig, preludio ad una” bad company” che di fatto individuerebbe gli eventuali esuberi. Anche su questi punti vorremmo una risposta chiara dalle OO.SS alle quali chiediamo per l’ennesimo volta di iniziare un percorso di mobilitazione con assemblee e manifestazioni ,che recuperi un rapporto di fiducia ormai lacerato, per arrivare all’incontro di Roma con la determinazione necessaria per far emergere la verità e garantire la ripartenza del sito di Piombino, una Piombino in sofferenza anche nell’altra grande fabbrica del territorio la Magona d’Italia Arcelor Mittal ceduta dal gruppo franco-indiano a British Steel che ad oggi non ha ancora presentato il piano industriale che faccia chiarezza sul futuro di circa 1000 lavoratori tra diretti ed indiretti contribuendo  all’incertezza e alla precarietà un intero territorio che va ben oltre Piombino ma si riflette su tutta la Valdicornia e le Colline Metallifere.

L’Opposizione Cgil chiede un netto cambio di passo nel pretendere da governo ed azienda il rispetto degli accordi sottoscritti da entrambe le parti altrimenti- anche a fronte dei molti soldi confluiti in ammortizzatori sociali in questi 5 anni – si dia seguito alle parole spese dagli attuali due vice premier in campagna elettorale a Piombino facendo intervenire la mano pubblica per il rilancio del sito produttivo di Piombino, a partire dalle bonifiche del territorio che da anni sono ferme. In assenza di tutto questo le OO.SS devono contribuire alla presa di coscienza della gravità della situazione da parte dei lavoratori e iniziare un percorso di mobilitazioni senza precludere nessun tipo di azione possibile. Il tempo ormai sta scadendo e una soluzione deve essere trovata!

Opposizione Cgil Piombino


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