Federazione PD

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“Lasciateli lavorare” è stato il mantra che, nei mesi che hanno seguito il 4 marzo, zittiva ogni discussione. In una certa misura era anche condivisibile, se vogliamo, la necessità di valutare l’operato di un governo che aveva raccolto, nel totale, un così deciso consenso elettorale.
Il tempo però passa e ci sono vicende e situazioni nelle quali “lasciateli lavorare” non può giustificare l’inerzia, tanto in ambito nazionale quanto in quello locale.

In questi mesi il grande lavoro portato avanti da Carlo Calenda e dal suo ministero per far uscire la nostra comunità dalla fase di stallo legata al naufragio degli ambiziosi progetti della ex proprietà algerina, ha subito una battuta di arresto preoccupante. Un lavoro, su stessa ammissione dei sindacati, portato avanti con trasparenza e in modo collaborativo, che ha permesso di trovare una corretta forma giuridica che permettesse il passaggio di proprietà tra i gruppi Cevital e Jindal.

Tutto però è cambiato dopo le elezioni del 4 marzo e l’insediamento di Luigi Di Maio con il doppio ruolo di Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Da quel momento Piombino è uscita completamente dai radar dell’interesse del governo e naviga a vista. Tutti i tavoli che si sono succeduti, fino al passaggio definitivo delle quote, non hanno mai visto la presenza del ministro. Tutte le richieste di convocazione da parte delle organizzazioni sindacali hanno avuto come seguito il silenzio assordante dell’esecutivo. Solo oggi, a distanza di mesi, c’è stata una convocazione per il 17 ottobre a Roma. È stato necessario preannunciare una grande manifestazione dei lavoratori a Roma sotto il ministero per ottenerla, mentre gli ammortizzatori sociali sono ormai agli sgoccioli, senza peraltro avere la sicurezza che Luigi Di Maio sia presente a questo incontro.
É necessario ottenere un impegno forte e leale del governo e questo non può essere delegato ai tecnici ministeriali. È necessaria una decisione politica sul futuro del territorio, dei lavoratori e delle loro famiglie.

Gli operai di AFERPI usufruiscono di un regime di cassa integrazione straordinaria, studiata dal governo precedente, che permette di mantenere un livello salariale simile a quello del regime di Solidarietà. Ad oggi però tutto tace e se questo strumento non verrà prorogato dal governo attuale per permettere di coprire il tempo necessario agli investimenti del nuovo imprenditore, a fine anno le buste paga subiranno una decurtazione di circa 250 euro con effetti devastanti sulle famiglie e sul commercio piombinese.
Questo governo, il ministro Luigi Di Maio, credono davvero nel rilancio dello stabilimento di Piombino come il precedente? Oppure no?

Anche le notizie relative al bando per la fornitura di rotaie a RFI, cronaca di questi giorni, fanno sorgere qualche dubbio sull’atteggiamento del ministro su Piombino. Solamente il 40% della fornitura é andata ad Aferpi, mettendo nuovamente a rischio la continuità produttiva del prodotto con più alto valore aggiunto. Si era riusciti, grazie a una serie di rinvii del bando, a mettere in condizione la nuova proprietà Aferpi di partecipare.
Ricordiamo le parole spese da Matteo Salvini qui a Piombino e rileviamo che sia singolare che un governo che fa del sovranismo un cavallo di battaglia, che parlava di nazionalizzazione, non batta ciglio nel momento in cui una fetta enorme (60%) della produzione di rotaie viene affidata a stabilimenti esteri. È questa l’Italia agli italiani? Far viaggiare treni italiani su rotaie straniere?

A tutto questo va purtroppo aggiunto che non abbiamo avuto nemmeno nessun segnale dal Ministero dell’Ambiente per quanto riguardo il programma delle bonifiche, insomma un silenzio  preoccupante.

La sensazione è che l’aria intorno a Piombino e alla sua maggiore fabbrica sia cambiata. Decisamente non in meglio.

Federazione Pd Val di Cornia Elba - Circolo di Fabbrica Pd Piombino


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