La sottosegretario on. Silvia Velo

Silvia Velo

 

 

Valerio Fabiani segretario di federazione PD

Valerio Fabiani

 

Gianni Anselmi

Gianni Anselmi

E’ riunita la direzione nazionale del PD e cosi, dopo tre anni di travaglio, si assisterà alla nascita della “cosa tre”. Un parto doloroso, ma è l’unica via per far finire un indegno spettacolo presentato come confronto di idee e sale della democrazia. In un partito democratico si discute, ci si confronta, ma quando si arriva al dunque le minoranze si adeguano alla maggioranza.
Nella prima repubblica il Partito Comunista chi non si adeguava alle scelte della maggioranza veniva espulso, metodo ripreso da Grillo e dai suoi accoliti. Nella Democrazia Cristiana, non era possibile espellere i dissenzienti perché dissentivano in modo subdolo: votavano contro il governo nascondendosi nell’anonimato del voto segreto. Questi, che furono definiti “franchi tiratori” termine sottratto al linguaggio militare dove “franco” è sinonimo di libero e non di sincero, hanno avuto il loroultimo periodo di gloria in occasione dell’ultima elezione del presidente della repubblica quando infiocinarono Marini e Prodi.

Nel PD, il fenomeno ha preso connotazioni del tutto diverse. Il dissenso e il voto contrario delle minoranze viene esplicitato in chiaro, ha assunto, da quando Renzi ha vinto le primarie, la caratteristica di vera e propria lotta politica, di sfida. Spesso i governi di coalizione della prima repubblica erano sostenuti da un partito dall’esterno, senza entrare nella compagine governativa. In quelle occasioni il partito esterno si comportava in modo più compatto di quanto facessero le varie correnti capitanate da Bersani e compagni. Sembra, ma è molto di più di una sensazione, che le minoranze, in questi anni, ce l’abbiano messa tutta per essere cacciate fuori dal partito. L’aver fatto passare nell’immaginario collettivo che il dissenso non è altro che una prova di democrazia, sembra ordito per additare la maggioranza come antidemocratica nel caso avesse proceduto alle agognate  espulsioni. 

Siamo all’ultimo atto della commedia. Tutte le fazioni affermano che la scissione è una grande sciagura che va evitata, se non si evita la responsabilità è della parte avversa. Se si evitasse continuerebbe un’agonia inutile. La sindrome di Tafazzi continua.

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Tafazzi

Ma a Piombino cosa accadrà? Come si posizioneranno i principali attori del PD locale Silvia Velo, Gianni Anselmi e Valerio Fabiani?
Le prime reazioni si intravedono su facebook (Velo e Anselmi) e sulla stampa (Fabiani).
Velo e Fabiani si schierano su posizioni attendiste e intermedie per non dire dorotee in attesa di schierarsi con chi vince. Si al congresso veloce, ma anche alla conferenza programmatica: la posizione del ministro della giustizia Orlando. Ambedue giustificano questa posizione con analisi geopolitiche. “ Ma proprio alla luce di quanto è accaduto in Italia e nel Mondo mi domando se non c’è qualcosa di più importante della legittimazione della leadership per cui chiamare a raccolta il nostro popolo..” dichiara Fabiani e continua che prima di tutto occorre parlare del “mondo che deraglia”, della “nuova rivoluzione tecnologica” della sinistra che “arranca in Europa”, insomma quattro mesi non sarebbero sufficienti per parlare di queste cose.
La Velo disquisisce sulla “globalizzazione senza regole”, “gli operai bianchi che negli Stati Uniti votano Trump” e “le periferie francesi, un tempo socialiste, tentate da Marine Le Pen”. Insomma la conferenza programmatica, prima del congresso dovrebbe discutere, per risolvere, queste questioni.

Anselmi, viceversa, è più schierato su Renzi. “Giorni di riposizionamenti, di contorsioni dialettiche, di ritorni alla vecchia liturgia delle formule di mediazione (davvero si può credere che persone normali perdano il sonno intorno alla differenza fra conferenza e convenzione programmatica?) che altro non sono che il tentativo di soffriggere Renzi e allontanare un congresso prima richiesto e poi temuto perché concesso.” Una posizione più decisa. Come è nello stile un po’ enfatico di Anselmi, senza tatticismi e senza aver la pretesa di risolvere i problemi cosmologici, dal momento che Piombino ne ha già tanti per consto suo.


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