Un gruppo di contestatori fuori dal palazzo comunale, intonano canti  “Bella ciao” e “Fischia il vento”, mentre all’interno si tiene la cerimonia. Si contesta ma si parla degli stessi ideali

corteo fuoriLa celebrazione del  76° anniversario della Battaglia di Piombino , la prima manifestazione ufficiale con il neo Sindaco Francesco Ferrari e si è svolta quest’anno in un clima di protesta. Iniziata con la solenne messa  presso la concattedrale di Sant’Antimo officiata da Don Pierluigi Castelli, alla presenza delle autorità civili e militari ed i rappresentati delle armi in congedo. Don Castelli ha parlato dell’otto settembre come una doppia festa: celebrare  i nostri fratelli che hanno combattuto durante la battaglia di Piombino e la Madonna di Cittadella  protettrice dei nostri cittadini e operai, ispiratrice di operosità, che con la sua preghiera  “ricorda chi lavora in mare e nelle officine”.

Don Castelli ha fatto un augurio al Sindaco Ferrari e alla nuova Giunta comunale – Il compito delle amministrazioni  è quello di pensare al bene comune : i benefattori

sindaco sfila

Il Sindaco Ferrari con la moglie ed il presidente del Consiglio Comunale Giannellini durante la sfilata

sala consigliare_

Stretta di mano tra il Sindaco Ferrari e il presidente AMPI Giannullo

I problemi del lavoro, dei nostri giovani, della sanità trasformare i problemi in soluzioni, pensare alla comunità, alla polis . – dice Don Castelli – Come ci dice il Vangelo è il “centro”, punto di condivisione dove c’è integrazione in cui lavorare tutti insieme per il bene comune per affrontare e risolvere i problemi che deve essere integrata come ci insegna la storia integrazione è fraternità come la condivisione. –

Al termine della messa la celebrazione si è spostata come tradizione in sala consiliare. Fuori dal palazzo comunale un gruppo appartenenti a varie associazioni, dietro lo striscione del gruppo “Rete Solidale e Antirazzista Piombino”, ha contestato il Sindaco e la giunta comunale intonano canti  “Bella ciao” e “Fischia il vento”. Nella sala, dopo alcuni minuti di silenzio all’interno, mentre da fuori, ovattati dalle finestre chiuse, provenivano i canti di protesta,  con un sindaco seduto e serio in volto.

E’ toccato al presidente del Consiglio Comunale Massimo Giannellini. (come previsto dalla scaletta) introdurre la cerimonia. Ha parlato degli avvenimenti del 1943 che hanno portato la Città all’ottenimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare, un riconoscimento di cui l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha insignito la città di Piombino nel 2000 .

Ha preso poi la parola Mario Giannullo presidente dell’AMPI, che ha spiegato gli avvenimenti del 10 settembre 1943 in cui cittadini e militari in servizio a Piombino si unirono per respingere le forze navali naziste che, all’indomani dell’Armistizio, cominciavano l’occupazione. Nel corso della battaglia morirono i marinai Giorgio Perini e Giovanni Lerario, il finanziere Vincenzo Rosano e il civile Nello Nassi. Soldati e marinai si unirono agli operai ed ai combattenti  ed insieme Sconfissero il nemico tedesco. Giannullo ricorda che questa azione eroica è stato il primo atto di ribellione all’Italia occupata come disse al tempo il presidente della Repubblica Ciampi –

Queste parole sono attuali, se vogliamo costruire un paese di uguaglianza e dignità di fronte alla legge, come ci hanno insegnato i padri dell’Italia antifascista .

Piombino deve essere orgogliosa di questa data e come allora possiamo essere come esempio al paese intero. Lavorare uniti per creare una realtà coesa, dove non ci sono diversità. Il discorso di Mario Guannullo è stato molto applaudito dai numerosi presenti in sala consigliare ai quali si sono aggiunti, nel frattempo, coloro che facevano parte del gruppo di contestazione all’esterno.

Non è mai originale iniziare con i ringraziamenti – apre il suo intervento il sindaco Ferrari che ringrazia Giuannullo per le sue parole che condivide. La forza di allora deve servire oggi alla nostra comunità per riscattarci e trovare oggi quella compattezza e coesione. Una storia che racconta il sacrificio per la terra una storia ancora viva nella memoria di Piombino. La battaglia ci ricorda cosa vuol dire essere una comunità . Operai e patrioti, mariani e cittadini uniti nella lotta. Il coraggio e sacrificio deve essere il principio dei azione del governo della città. La democrazia è una responsabilità di tutti, del confronto e del dibattito. Questa cerimonia – prosegue il sindaco Ferrari – deve essere lontana dal pensiero politico e non è di una parte politica ma di una comunità intera –orgoglio e riconoscenza verso quelle persone che hanno lottato per la libertà coraggio ed eroismo, che dobbiamo tutti tramandare ai nostri figli.

La memoria del 10 settembre ci deve imporre di collaborare insieme. Per costruire con questo patrimonio ereditario il futuro della nostra città. –

La celebrazione in palazzo comunale è stata  più breve del solito, circa venti minuti in meno rispetto al programma, che ha sorpreso molti presenti in corso Vittorio Emanuele tra cui alcuni degli elementi della Banda Cittadina non erano ancora al completo (in genere costretti ad aspettare la conclusione degli interventi delle autorità).

Al termine si è svolto il tradizionale il corteo della Banda cittadina “A. Galantara” e la deposizione di una corona d’alloro al monumento dei Caduti per la Libertà in Piazza della Costituzione .

In fondo al corteo, il gruppo dei contestatori con bandiere rosse, hanno seguito la sfilata cantando Bella Ciao. Così, mentre passava la Banda Cittadina  suonando “Bella Ciao”, il corteo si chiudeva con una versione “cantata “ della popolare canzone di liberazione. Ognuno, la stessa canzone, se la cantava e se la suonava da solo.

 

Il discorso del Sindaco Ferrari

“Innanzitutto ci tengo a salutare le autorità civili, militari e religiose, le forze dell’ordine e le associazioni d’arma, dei partigiani, dei reduci e dei combattenti che sono al mio fianco oggi per celebrare questa importante ricorrenza. La loro presenza in questa sala non è soltanto una tradizione o una formalità ma un segno della volontà comune di continuare a testimoniare insieme i valori storici del patriottismo e della fedeltà alla Nazione.

Oggi celebriamo innanzitutto la storia. Una storia costruita sulle scelte coraggiose di coloro che hanno messo gli interessi di un gruppo davanti a quelli del singolo. Una storia che racconta il sacrificio e l’amore per una terra. Una storia che ha segnato la città e tutti i suoi abitanti e che continua a essere così viva nella memoria di Piombino da aver portato tutti noi qui, oggi, a celebrare le gesta di coloro che l’hanno scritta settantasei anni fa.

La Battaglia di Piombino ci ricorda cosa significa essere una comunità: le avversità di quelle ore hanno unito persone di ogni estrazione, hanno creato uno scudo che ha protetto la libertà dei piombinesi e di tutti gli italiani. In quell’occasione, come disse l’allora presidente della Repubblica Ciampi consegnando alla città la medaglia d’oro al valor militare, “soldati e marinai si unirono ai cittadini, operai e patrioti e impugnarono le armi a difesa della dignità della patria”. E di questo noi tutti dobbiamo essere orgogliosi: la nostra città ha dimostrato forza e comunione d’intenti a prescindere dalle differenze e dalle convinzioni personali. Ha saputo affrontare l’emergenza superando ogni divisione, con la sicurezza della città e dei cittadini come unico obiettivo.

Il ricordo di questo coraggio e del sacrificio che ha comportato deve guidare il lavoro di tutti coloro che amministrano, a tutti i livelli. Deve essere il principio alla base di ogni azione di governo. È su eventi come la Battaglia di Piombino che si basa la nostra Repubblica, sui principi che l’hanno ispirata che è stata scritta la Costituzione che tutti noi siamo chiamati a difendere e proteggere.
La democrazia è una responsabilità di tutti. Ed è anche per questo che oggi ricordiamo questo evento nella sala consiliare della nostra città che è il luogo della democrazia cittadina, del confronto e del dibattito, qualche volta anche acceso, sempre nell’ottica del bene comune.

Oggi, siamo tutti qui, insieme, a celebrare questo tragico quanto eroico avvenimento, a prescindere dalle divergenze. Tutti noi, sono convinto, abbiamo nel cuore lo stesso sentimento perché non si tratta di divergenze politiche, la politica non c’entra: si tratta di orgoglio e riconoscenza, dell’onore che quegli uomini hanno difeso. La Battaglia di Piombino è una testimonianza straordinaria di coraggio ed eroismo, sentimenti che tutti noi siamo chiamati a tramandare ai nostri figli e a tutti i giovani. Gli eventi del 10 settembre del 1943 sono parte integrante della storia e della tradizione di questo territorio e devono essere preservati nella memoria collettiva. I nostri predecessori sono stati chiamati a difenderci e l’unico modo per far sì che non ve ne sia più la necessità è mantenere vivo il ricordo dei sacrifici che hanno dovuto affrontare. È un periodo che percepiamo, fortunatamente, lontano dallo scenario sociale attuale anche se in realtà non sono passati poi così tanti anni. La nostra Italia è riuscita a ricostruirsi in pochi decenni sulle ceneri di quegli avvenimenti, e così ha fatto Piombino.
Credo che questo sia il più sincero ringraziamento che avremmo potuto rivolgere a chi ha combattuto quella battaglia: l’impegno prodigato nel ricostruire una società di cui sarebbero andati fieri.

I testimoni di tutto questo, però, ci stanno lentamente lasciando ed è una responsabilità di tutti far sì che nulla sia dimenticato. È nostro compito tramandare i valori che hanno ispirato chi ha combattuto per noi tutti. È nostro compito far sì che l’eroismo non sia stato inutile. Dobbiamo diventare tutti testimoni, portavoce di quel sentimento di appartenenza, attaccamento e protezione. Dobbiamo tenere vicino quel ricordo e lasciare che ci guidi nelle nostre scelte, soprattutto come amministratori. Per questo sono così orgoglioso di partecipare come sindaco, oggi per la prima volta. Rappresento una città la cui audacia è stata riconosciuta ufficialmente con il conferimento della Medaglia d’oro al valor militare, la più alta onorificenza cui potesse aspirare, che è lì, affissa al gonfalone, a eterna memoria di quegli avvenimenti. Credo fermamente che sia proprio questo di cui Piombino ha bisogno: audacia. Per scardinare schemi costituiti che non sempre difendono gli interessi dei molti, per compiere scelte talvolta scomode ma necessarie al bene dei cittadini. Audacia per far valere le proprie posizioni con chi non si cura degli interessi collettivi ma anche per accogliere le istanze di chi non la pensa allo stesso modo. Perché anche per dare spazio al dialogo ci vuole audacia, che poi è coraggio. Il coraggio di mettersi in discussione, di cambiare idea quando necessario. Il coraggio di difendere Piombino come hanno fatto quegli uomini il 10 settembre 1943. Tutto questo, mi ripeto, deve sempre essere guidato da quei valori che hanno ispirato chi quel giorno ha messo in gioco la sua vita per far sì che noi potessimo vivere la nostra. Siamo custodi di un capitolo cruciale della storia della città e di tutta la Nazione e dobbiamo vivere questo ruolo con grande senso di responsabilità.

È un’eredità preziosa che non deve rimanere tale: deve esserci d’ispirazione, ogni giorno. Il nostro compito deve andare ben oltre la pur dovuta celebrazione, deve andare oltre la ritualità che è segno di riconoscenza. Non può bastare. La memoria del 10 settembre ci impone di collaborare, ciascuno nel proprio ruolo, sia questo istituzionale o no, per mantenere quel senso di appartenenza, quella coesione, che ha portato i nostri uomini a a condividere gli obiettivi.

Rinnovo quindi il mio impegno come sindaco, insieme alla mia Giunta, a portare alto il testimone della nostra storia per ricordare, a noi stessi prima di chiunque altro, che la memoria non si alimenta con la retorica, richiede capacità di azione. Serve anche a questo la celebrazione odierna, una celebrazione che non è di una parte politica ma di un’intera comunità. Dobbiamo raccogliere l’eredità che ci è stata affidata e continuare a farla vivere, per costruire su questo nostro patrimonio identitario il futuro della nostra città.”


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