psi-forense-300x150Il Comune di San Vincenzo mette seriamente in pericolo l’esistenza del Giudice di Pace in Val di Cornia: l’ufficio rischia di chiudere perché San Vincenzo non vuole sobbarcarsi le spese del servizio, nonostante abbia, a suo tempo, approvato una delibera di giunta con cui si impegnava a partecipare economicamente al mantenimento di questo importante presidio di giustizia sul territorio.

Ecco la storia: nel 2012 una scellerata riforma – che sopprime le sezioni distaccate dei tribunali, tra cui quella piombinese – lascia sopravvivere i soli uffici del Gdp allocati nei tribunali dei capoluoghi. Tutti gli altri possono sì rimanere attivi ma i Comuni devono farsi carico degli oneri. Così, la Val di Cornia, secondo un principio solidaristico, decide di mantenere attivo il presidio piombinese, ripartendo, fra gli Enti interessati, i costi in base agli abitanti di ciascun comune. Le spese di gestione sono sia dirette che indirette: nel caso del nostro ufficio, esse includono l’utilizzo dei locali e l’impiego di 3 unità per il personale assegnato. Spese che sono interamente anticipate dal Comune di Piombino.

Il Comune di San Vincenzo, adesso, analizza il rendiconto delle attività di questi anni e denuncia, pretestuosamente, come il contenzioso riguardante il proprio territorio rappresenti, secondo loro, solo una minima parte del numero totale della cause in carico all’ufficio del Gdp: senza considerare il fatto che, anche utilizzando questo criterio in sostituzione di quello demografico, San Vincenzo dovrebbe addirittura partecipare maggiormente alle spese, quell’Amministrazione compie così un atto profondamente egoistico e irrispettoso degli altri Comuni del territorio.

Di più. San Vincenzo pensa di potersi così sottrarre ad una competenza che abbraccia anche quel territorio con una semplice lettera nella quale il sindaco Bandini bellamente dichiara di voler uscire dal servizio.
San Vincenzo, per dirlo in maniera prosaica, non paga e non vuole nemmeno pagare: ricordiamo, infatti, a quel Comune di essere in ritardo sulla corresponsione della propria quota per gli anni 2018 e 2019, per un totale complessivo di oltre 43mila euro.
Siamo preoccupati seriamente: l’ufficio del Giudice di Pace è un servizio essenziale per la Val di Cornia: chiederemo, quindi, a breve, un incontro con l’associazione forense piombinese per illustrare ai professionisti del diritto il pericolo che corrono i nostri concittadini. Chiederò anche un incontro coi sindaci di Campiglia e Suvereto per capire anche le loro intenzioni.

Dobbiamo difendere l’unico presidio di giustizia rimasto: l’ufficio del Giudice di Pace deve continuare ad essere punto di riferimento importante per l’intera Val di Cornia.
Non è soltanto un simbolo ed un presidio di giustizia ma è anche uno strumento di efficacia per gli operatori del diritto e per la nostra comunità intera: è in ballo un servizio fondamentale per tutti quei cittadini che, senza il Giudice di Pace a Piombino, dovrebbero recarsi fino a Livorno.


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