Il patron del Gruppo Cevital si trova da lunedì scorso nel carcere di El-Harrach

Issad Rebrab

Issad Rebrab

La notizia è arrivata alcuni giorni fa via social rilanciata dai giornali algerini, l’arresto del patron del gruppo Cevital Issad Rebrab nella notte di lunedì scorso, nel carcere di El-Harrach

L’accusa è di trasferimento di capitale all’estero importazione di attrezzature usate nonostante aveva usufruito dei vantaggi doganali, fiscali e bancari

Rebrab è stato ascoltato dagli investigatori della gendarmeria nazionale della Wilaya di Algeri. L’accusa riguarda l’importazione in Algeria di macchine EvCon per la realizzazione di un impianto di produzione di acqua ultra pura e la falsa fatturazione di attrezzature che risultano essere “usate” e non nuove, già sequestrate a giugno 2018.

Secondo la stampa locale, la televisione algerina ha dato notizia dell’arresto alle 10 del mattino mentre in realtà il patron del gruppo Cevital stava ancora rispondendo negli uffici della Gendarmeria, alle domande degli inquirenti e non gli era stato ancora notificato l’arresto.

Il giorno seguente il gruppo Cevital ha trasmesso un comunicato stampa in cui precisa che le attrezzature oggetto dell’accusa, sono state acquisite con fondi di proprietà Cevital, che si tratta di impianti nuovi e il valore dichiarato in dogana corrisponde a quello reale. I legali stanno procedendo ad una controperizia che possa dimostrare la non colpevolezza del loro assistito.

Cevital con i suoi 18.000 dipendenti ha fiducia nella giustizia e si auspica che questa questione si risolva quanto prima, in modo che Rebrab possa tornare in libertà.

Issad Rebrab ha da molti anni una vita professionale molto difficile in Algeria. Anche in merito agli investimenti previsti a Piombino, mentre Cevital investiva in Francia e Spagna conseguendo consensi e agevolazioni dai governi locali, trovava una dura opposizione da parte del Governo algerino, ai suoi investimenti all’estero.

Nel 2017 Issad Rebrab salì agli onori della cronaca a causa di un sequestro di attrezzature necessarie per la movimentazione di merci nell’area portuale di Begaja. Il fatto che si replicò per alcune volte, tanto da creare una forte reazione da parte dei lavoratori di Cevital, che si riunirono in un comitato organizzando ben tre manifestazioni contro il Governo locale e centrale algerino, alle quali parteciparono numerose persone. L’appello del portavoce del Comitato di supporto dei lavoratori di Cevital fu chiaro : “contro le lobby che bloccano investimenti economici nella nostra regione e in tutto il paese, tutti gli algerini, i lavoratori, i produttori e gli investitori, tutte le associazioni, tutti gli artisti, gli studenti dovranno partecipare alla marcia della dignità per difendere l’occupazione e l’investimento e gridare ad alta voce: no al sabotaggio di Cevital!

Ieri, 25 Aprile, è stata organizzata una marcia di protesta guidata dal presidente del club JSK (di cui Cevital è il main sponsor) Cherif Mellal. Il corteo partendo dall’università Mouloud-Mammeri ha attraversato le principali arterie della città di Genêts per raggiungere la sede della corte di Tizi Ouzou. Secondo il presidente del club Cherif Mellal -“Issad Rebrab ha dato molto a JSK da quando il gruppo Cevital è lo sponsor principale del club . Abbiamo molto rispetto e considerazione per lui che abbiamo deciso di uscire per le strade per supportarlo con tutte le nostre forze e dire chiaramente che siamo tutti Rebrab!”

Tra i segnali di solidarietà c’è anche quello di Smail Lalmas, un economista e attivista politico, che ha denunciato il trattamento a cui è stato sottoposto Issad Rebrab.
Avrebbe potuto avere un trattamento migliore vista la sua età e in nome della presunzione di innocenza, dato che si è  presentato spontaneamente alla Gendarmeria. Dobbiamo proteggerlo perché dobbiamo proteggere tutti gli innocenti “, ha detto Lalmas, ospite del Forum della libertà. – L’arresto del patron del gruppo Cevital solleva molti quesiti, – continua Smail Lalmas – deve rispondere ai fatti che gli vengono addebitati, e non essere un bersaglio, di trattamenti arbitrari e discriminatori, usato come alibi per indebolire questa rivoluzione algerina”. Smail Lalmas, ha illustrato nelle ultime settimane le sue posizioni politiche, molto in sintonia con le richieste della popolazione Algerina che, da dieci settimane, lottano per porre fine al clan Bouteflika e offrire al paese un futuro migliore.

Per Smaïl Lalmas, l’arresto di Rebrab non può diventare il motivo di divisione tra gli algerini e afferma che “Dobbiamo stare insieme perché la rivoluzione è arrivata per unirci, non per dividerci”.

Certo il riconoscimento che Rebrab ha in Algeria dai suoi lavoratori è esemplare, sostenuto nella lotta contro un Governo che da alcuni anni è ostile nei suoi confronti.

Da noi non è chiaro se gli è stato mai spiegato chiaramente cosa aveva comprato e quanto sarebbe stato il costo per tutta l’operazione. Comunque lo abbiamo premiato prima di iniziare e lo abbiamo rispedito in Algeria, mentre cercava di capire ancora che cosa stesse facendo in Italia.

Forse un giorno anche lui sarà ricordato come partigiano nella sua battaglia in nord Africa.



Share Button