lampioneLa situazione di stallo di JSW, dopo il recente incontro con il Mise. Ma tutto il territorio da anni è in stallo. Esauriti i periodici proclami, cosa resterà nel nostro territorio al futuro post-pandemia.

Dopo l’ultimo incontro tra azienda JSW, Ministero, gruppi sindacali ed istituzioni torna il clima di incertezza che solo a settembre aveva provato rimuovere la ventata di ottimismo offerto dal Vice direttore esecutivo Marco Carrai che alla vigilia delle elezioni regionali aveva calato l’asso sul tavolo.
Adesso si tratta di capire chi farà la prima mossa. Escludendo la politica locale e i gruppi sindacali che hanno un ruolo come osservatori, la partita è in mano a Marco Carrai con il gruppo Creon, pronto ad impiantare sul sito industriale di Piombino, qualsiasi tipo di attività, con l’ottica di salvare quei posti di lavoro che non sarebbero assorbiti da JSW al termine del periodo di cassa integrazione. Questo a patto che venga presentato un buon credibile progetto. Dall’altra ci sono gli indiani convinti di seguire la loro strada quella di ottenere dallo Stato tutto il possibile, per le bonifiche (quelle promesse da tempo da Invitalia che bastavano giusto giusto per i carotaggi e la messa in sicurezza della falda), per la Cassa Integrazione e per tutto quello che serve in fatto di permessi a costruire.

In mezzo c’è Invitalia. Tirata in ballo per acquisire una percentuale dello stabilimento di Piombino, con il bene placido di Jindal, la felicità dei gruppi sindacali (che da tempo ne auspicano l’intervento), la politica locale e qualche imbucato dell’ultima ora,   gridano alla folla Avete visto ce l’abbiamo fatta!.

Ma Jindal cosa pensa dell’ingresso dello Stato nella siderurgia Piombinese? Accetterà passivamente questo passaggio, anche se in percentuale?
Il fatto è che con la situazione del mercato mondiale, non è facile fare progetti a lungo termine e non sapremo se sarà possibile realizzare un’acciaieria elettrica come da tempo annunciato. Il nostro territorio ha bisogno di certezze e di futuro, ma ha bisogno anche di guardare avanti e trovare la forza di reagire, cercando soluzioni altrove,  in altri settori che non sia solo quello legato al siderurgico. Ci ha provato da tempo la portualità, orfana di una strada di accesso allo scalo piombinese, con una progettualità sempre più difficile negli ultimi tempi in cui la centralità è passata al capoluogo labronico.


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