Lo Stato deve riprendersi le acciaierie non ci sono alternative!  I sindacati si sono dimostrati a dir poco inesistenti

Acciaio di StatoL’incontro di venerdì tra azienda, sindacati e governo si è risolto con il consueto nulla di fatto: le solite promesse, il solito rinvio a data da destinarsi. In pratica, l’ennesima plateale presa in giro per i lavoratori e per l’intera città.
Ancora una volta, si è dimostrata (per gli interessi e le aspettative del territorio) la totale inaffidabilità di JSW e l’inconsistenza di un governo che per Piombino negli anni ha dimostrato solo inerzia e indifferenza assoluta.

Oramai solo i ciechi (o i finti tali) non vedono la realtà a Piombino, come abbiamo detto mille volte, va chiusa subito la vicenda Jindal, prima che la chiuda la multinazionale dopo avere sfruttato lo stabilimento. Lo Stato deve riprendersi le acciaierie non ci sono alternative! È necessario seguire la strada di Taranto.
L’intervento dello Stato deve essere all’interno di un piano di rinascita di Piombino, facendo decollare (con consistenti investimenti pubblici) le bonifiche, le infrastrutture e la diversificazione economica

A proposito di JSW ci piacerebbe che qualcuno chiarisse pubblicamente il dubbio, che adesso manifesta anche qualche sindacalista, sul reale costo dei semiprodotti acquistati dall’azienda e sull’ipotizzato profitto che ne deriverebbe per la casa madre a danno dello stabilimento di Piombino.
Nell’incontro di venerdì, i sindacati si sono dimostrati a dir poco inesistenti: hanno espresso solo un po’ di malumore e, di nuovo, nessuna reazione concreta.

E’ obbligatorio invece partire subito con le mobilitazioni: si indica, prima che si fermino gli impianti, uno sciopero per dare un segnale tangibile all’azienda e al Governo. Dopo l’allentamento delle restrizioni covid, i sindacati organizzino presidi e iniziative pubbliche, quanto più forti possibili.
Se continueranno a stare con le mani in mano saranno da considerarsi tra i maggiori responsabili del disastro che ha sconvolto la vita di migliaia di lavoratori.

Mentre si chiude la fase jindal nessuno, però, può utilizzare la multinazionale come alibi per stare fermo. Va costruito subito un progetto (con i cittadini e i lavoratori) per far rinascere Piombino, in vista anche dei finanziamenti europei che dobbiamo pretendere, anche con forti mobilitazioni, arrivino anche sul nostro territorio.
Le chiavi e i destini della città, (per anni regalati alle multinazionali) adesso i sindacati il comune, la regione e il governo devono restituirli ai legittimi proprietari: i cittadini e i lavoratori di Piombino.

Coordinamento Art. 1 Camping Cig



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