L’accordo Jindal-AFERPI batte sul filo di lana quello fra Lega e M5S.

Ministro Carlo Calenda

Ministro Carlo Calenda

Due maratone si sono svolte in contemporanea. La prima, ancora in itinere, quella fra Lega e Movimento 5 Stelle per formare il governo del Paese, la seconda, che sembra conclusa, quella fra AFERPI e Jindal per il destino dell’acciaieria di Piombino. Sotto l’arbitraggio del ministro Calenda, era necessario, se non vitale, che la maratona per Piombino si concludesse prima dell’altra: il nuovo governo, nuovo anche nelle sue componenti politiche, paventa un supplemento di rischio per chi si accinge ad investire. C’è da immaginare che questa incertezza abbia consigliato i due contraenti, AFERPI e Jindal di chiudere rapidamente la difficile trattativa.

Dopo tanta nebulosità sembra che all’orizzonte di Piombino e di tutto il circondario si apra uno squarcio di luce.
Il programma prevederebbe la costruzione di un forno elettrico per la produzione di un milione di tonnellate d’acciaio. La costruzione dovrebbe iniziare fra 18 mesi. Un aspetto positivo è il tipo di produzione che, al netto delle classiche rotaie, si indirizzerebbe sul coils. Anche la Magona-Averdi, quindi, potrebbe trarne vantaggi con la materia prima a prezzi più convenienti a portata di mano.

Per il riassorbimento del personale sarebbe stato deciso di assumere 800 unità per la produzione dei laminatoi alimentati con le billette provenienti dall’India e il resto, circa 1200 unità, per il momento sarebbero impiegate per le demolizioni, le bonifiche ecc.
Per il resto, vale a dire le questioni che riguardano i rapporti fra AFERPI e Jindal, le due multinazionali se le dovranno dipanare fra loro.

Tutto finito? Tutto a posto?
Certamente le incognite rimangono, ma non si poteva avere di più, non era possibile che con una bacchetta magica potesse sorgere istantaneamente una nuova acciaieria con tutto il territorio circostante bonificato. Occorre tempo e 18 mesi non sarebbero nemmeno molti se si considerano i tempi tecnici, mentre sono tanti se, viceversa, consideriamo i tempi della politica, interna ed estera (dazi americani) e , di conseguenza, dei mercati.
Fra gli attori principali: lavoratori, impresa e politici, i primi due rimangono in un’aspettativa fiduciosa, i terzi risulterebbero i più soddisfatti; i 18 mesi permettono di superare le elezioni amministrative locali del 2019 e forse quelle regionali del 2020.

 



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