Le cronache locali ci descrivono un Massimo Zucconi, sotto schiaffo. Piovono critiche da tutte le parti e non sempre disinteressate. In prossimità delle elezioni e di un rimescolamento delle carte qualcuno ambisce a porre i glutei nella poltrona di presidente della Parchi della Val di Cornia Spa, ma c’è anche chi si preoccupa dei risultati economici negativi della società. Zucconi sa molto bene che è costume buttare la croce addosso ai singoli piuttosto che ammettere il fallimento di un intero progetto ed ha, quindi, occupato le cronache cittadine a cadenza quasi giornaliera per non farsi fiocinare. Il problema non è Zucconi, ma tutta la configurazione dei parchi e l’aver posto l’insieme delle specializzazioni o, come si dice oggi con una terminologia che una volta era limitata all’ambito religioso, le vocazioni di ciascun parco sotto un’unica impresa e aver scelto, per questa, una forma societaria inadeguata.

Parchi
Noi non sappiamo quanta responsabilità debba essere attribuita a Massimo Zucconi, su queste questioni precedenti alla sua nomina a presidente. Possiamo immaginare che non ne sia immune come eminente personaggio politico del PCI-PDS-DS o come responsabile dell’urbanistica del maggior comune della Val di Cornia. Come Presidente della Parchi Spa, sfidiamo chiunque a far meglio di lui. Zucconi, l’abbiamo sempre detto, possiede in abbondanza quello che, in gergo, viene chiamato il pelo sullo stomaco dell’imprenditore, sa tenere le redini del personale, ne contrae le spinte salariali, riesce a concertare bene con la parte del sindacato, di maggioranza, vicino al suo partito.
Non è un caso che solo dalla CISL con Sergio Polidoro, si levino le grida di protesta a favore dei dipendenti così sfruttati e con un contratto di lavoro atipico e penalizzante. Occorre, inoltre riconoscergli una discreta creatività e spirito innovativo. Purtroppo, come dicevamo, è l’intero progetto che è sbagliato sin dalla sua origine. E’ nato con l’ambizione di fare utile con la cultura e i beni naturali ed è finito con la necessità di appropriarsi di tutta l’attività turistica del circondario e di Piombino, in particolare con il concreto pericolo di sacrificare ambiente naturale e interessi legittimi come dimostra l’intervento della Sovrintendenza, del WWF e dei ricorsi al TAR di piccoli imprenditori. Vi è, quindi, un peccato originale di cui Zucconi è pienamente cosciente. Infatti, in una raccolta di relazioni pubblicata dal Sole 24 Ore dal titolo “Un’impresa per sei parchi”, descrive lucidamente: “…furono stimate le presenze, i costi e i ricavi. Per il “Parco Culturale della Val di Cornia, “, una volta attuato in ogni suo aspetto, lo studio di fattibilità stimava, con presenze superiori a quelle effettivamente registratesi negli anni, ricavi sufficienti per la copertura dei soli costi operativi ma non per gli oneri finanziari e gli ammortamenti”.
Da questo preambolo prosegue giustificando le strategie successive “che prevedessero un forte sostegno dei soci pubblici…..e l’avvio delle attività di gestione,….un progressivo adattamento…. finalizzato ad incrementare servizi turistici e opportunità di reddito….”: il controllo su tutte le attività turistiche. E’ responsabilità dello Zucconi? Non lo sappiamo, ma dei comuni della Val di Cornia e della Regione Toscana, certamente si, tant’è vero che sono scesi in campo, sulla stampa locale, i sindaci Guerrieri e Pazzagli che da responsabili di prima linea si sono trasformati in difensori.
Noi siamo stupefatti che sia stato attuato un progetto simile. A parte i ricavi sovrastimati, che già costituiscono un fatto grave perché, normalmente in fase previsionale e a scopo prudenziale, sono invece sotto stimati , l’aver approvato il progetto con la certezza della non copertura degli ammortamenti e degli oneri finanziari è stato una rovina perseguita in modo scientifico; una scelta irresponsabile trattandosi di costi che gravano sul bilancio e sulla collettività, in maniera considerevole: il 63% dell’intera perdita. La responsabilità va distribuita su Regione, Provincia, Comuni. Siamo perfettamente d’accordo con Zucconi e Guerrieri che l’operato della Parchi Spa non sia giudicato da persone disinformate o in mala fede. Chi aspira ad una corretta informazione basata su fonti certe e sicure come i numeri di bilancio, o gli atti concreti dei responsabili societari, può affidarsi alle pagine di questo giornale che non ha mai raccolto smentite in proposito.
Diffidiamo di prendere come oro colato le notizie provenienti da chi ha interessi politici od economici diretti. Parchi e società Parchi della Val di Cornia non ci sembra che abbiano interessi coincidenti e sarebbe opportuno, per non ingenerare confusione, che la società cambiasse denominazione. Non sappiamo se corrisponde a verità, come ha dichiarato Zucconi, che la Val di Cornia è un caso nazionale, non tutti i casi nazionali sono edificanti: non lo fu certamente il crack del Banco Ambrosiano.

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