A fine luglio il Camping CIG ha inviato una lettera aperta a Partiti, Sindacati, Associazioni e singoli personaggi significativi per la vita pubblica di Piombino e la Val di Cornia. Il proposito è quello di stimolare un pubblico dibattito sulle questioni cruciali per il  rilancio della economia e della occupazione. Come da impegno preso, diffondiamo pubblicamente le risposte. Di seguito la risposta del Movimento 5 Stelle – Piombino

pasquinelli

Daniele Pasquinelli Capogruppo M5S

1) L’ADP è strettamente legato alla presenza di Jindal SW che ne è cobeneficiaria e questo aspetto, oggi come in passato, fa sì che anche le risorse di parte pubblica messe a disposizione siano legate alla volontà di investire della proprietà aziendale. Più che di revisione dell’ADP oggi dobbiamo parlare di un piano di investimenti per Piombino che abbia lo scopo di rendere attrattivo il territorio per qualsiasi tipo di impresa, in estrema sintesi il motore di attrazione di nuovi investitori deve essere il territorio stesso. I temi da trattare per il rilancio del territorio, purtroppo, sono ormai ben noti da anni: collegamento delle banchine del porto con la rete viaria e ferroviaria nazionale, completamento del porto e assegnazione delle nuove aree, messa in sicurezza permanente delle aree non più necessarie al ciclo siderurgico, anche attraverso la riacquisizione pubblica in caso di comprovata inadempienza di Jindal SW, e successiva destinazione all’insediamento di nuove imprese che sarebbero attratte dalla prossimità di un importante porto, formazione del personale ex Lucchini verso nuove tecnologie e capacità professionali. Tutto questo deve avvenire a prescindere dalla presenza di Jindal SW. Per quanto riguarda la produzione siderurgica non possiamo non tener conto che l’Italia è un paese assolutamente privo di risorse energetiche e minerarie, questo fa sì che concorrere con paesi che, oltre alla disponibilità di queste risorse, non hanno alcun vincolo di natura ambientale è impossibile se non con produzioni di altissima qualità e alto valore aggiunto. Va tuttavia considerato che in questo caso la concorrenza si sposta verso paesi e aziende che possono vantare un bagaglio tecnologico e di Know-How che oggettivamente Piombino non ha più. In fine, per quanto riguarda un’eventuale nazionalizzazione del sito industriale non abbiamo alcuna remora di natura ideologica, ma si tratterebbe di fare una chiara forzatura nei confronti dell’UE, a cosa possa portare questo non siamo in grado di dirlo.

2) Questione centrale. In questi anni è totalmente mancata la volontà di applicare una benché minima rotazione dei dipendenti dietro la parola d’ordine: “in questo momento le priorità sono altre, poi vedremo”. Il risultato è che molti dipendenti sono stati tenuti fuori azienda in maniera continuativa per 5 anni, oltretutto in totale assenza di trasparenza sui criteri di selezione e senza una reale formazione per il reimpiego in eventuali nuovi impianti. L’incertezza sull’attuazione del piano industriale si riflette inevitabilmente sulle prospettive di reintegro del personale attualmente ancora in forza, quando invece sarebbe centrale avere un quadro realistico del futuro fabbisogno di personale per programmare percorsi di ricollocamento, ma soprattutto valutare a quanto ammonterebbe l’impegno economico per promuovere le uscite volontarie incentivate. Per quanto quest’ultima soluzione risulti difficile da digerire, si renderebbe necessaria di fronte a livelli di esuberi oggettivamente non sostenibili.

3) Gli interventi pubblici sono e saranno centrali per il rilancio del territorio, ma non dobbiamo commettere nuovamente l’errore, già commesso nel recente passato, di pensare che da soli possano bastare. La base di qualsiasi piano di investimenti pubblici è una buona programmazione territoriale che per sua natura è di competenza locale. Di risorse pubbliche, per questo territorio, ne sono già state stanziate molte, quindi, a questo punto, è più opportuno chiedersi perché ad oggi non siano state utilizzate ed eccezione di quelle per il porto per quanto insufficienti. La risposta è banale, perché il loro utilizzo non era legato ad una programmazione territoriale complessiva, ma unicamente alla volontà di investire del salvatore di turno, Cevital o Jindal che sia. In altri casi l’amministrazione locale ci ha “messo del suo” come quando scelse di affidare ad ASIU, azienda che si occupava di igiene urbana, la bonifica dell’area di Città Futura. Il solo stanziamento di risorse pubbliche non è sufficiente, occorre contestualmente una visione complessiva del territorio che ne permetta un tempestivo ed efficace utilizzo.

4) Bonificare il SIN significa anzitutto rimuovere una fonte di rischio sanitario per i cittadini e per i lavoratori, e questa è la ragione che rende prioritario questo intervento. Certamente il recupero di aree da destinare a nuovi ambiti produttivi è un aspetto altrettanto importante, ma va tuttavia considerato il fatto che la maggior parte delle aree con una potenzialità produttiva (retroportuali) sono legalmente di proprietà Jindal o comunque in concessione, questo implica che l’azienda stessa è titolare dell’intervento, contestualmente dispone delle aree e ne programma la destinazione. Per poter programmare l’utilizzo di tali aree occorrerebbe una riacquisizione pubblica delle stesse, cosa legalmente non semplice da attuare se non previo comprovata inadempienza dell’azienda e comunque in tempi non funzionali alla necessità di lavoro del territorio. Quello che è doveroso fare in questa fase, facendo leva sul rischio sanitario, è fare pressione in tutti i modi politicamente e legalmente possibili sull’azienda affinché inizi tempestivamente la demolizione degli impianti inquinanti e la messa in sicurezza permanente delle aree, dando precedenza a tutti quegli impianti in cui è conclamata la presenza di amianto. Chiaramente implementare le attività di smaltimento e trattamento dei rifiuti, in un territorio che sta affannosamente cercando di aprire la propria economia a nuovi settori, è una scelta suicida. Programmare lo sviluppo di attività come agricoltura, turismo e commercio è chiaramente incompatibile con la presenza di un polo di smaltimento rifiuti, oltretutto in un territorio già pesantemente inquinato e che ha nei suoi confini 3 discariche esaurite oltre a quelle industriali e quelle abusive. Se oggi ci troviamo a dover fare i conti con la sciagurata prospettiva di veder nascere un grande polo di smaltimento e trattamento di rifiuti non è certamente per una lungimirante visione di sviluppo sostenibile, ma per la necessità di dover far fronte ad un buco pubblico milionario generato dalla gestione di ASIU. Questo è un quadro che ha delle responsabilità anche di natura politica e sulle quali è doveroso fare chiarezza.

 

Risposta del Consigliere Stefano Ferrini alla lettera del Coord. Art. 1 Camping CIG

Ringrazio e mi scuso per il ritardo nella risposta. I temi posti non sono affatto banali. Andiamo ai punti: 1) avendo contribuito a scriverlo, non do un giudizio negativo all’Adp. Penso sia una opportunità che ha dei limiti (il primo tra tutti l’assenza di scadenze e cronoprogrammi, ma in quel momento non era oggettivamente possibile ottenere di più), ma che in ogni caso deve essere attuato. Deve attuarlo l’azienda, che deve mettere giù le carte in tavola con progetti e tempistiche di realizzazione; deve attuarlo il governo (quale adesso?…) per gli impegni su ammortizzatori sociali e su costo dell’energia; devono applicarlo Regione, Comune e soggetti terzi come Invitalia per la parte relativa alla reindustrializzazione ed alle bonifiche. Non credo molto ad ipotesi, peraltro irrealistiche oggi di fronte ad una azienda con una proprietà, di nazionalizzazioni. Il governo nomini colui che deve presiedere il Comitato Esecutivo, organo operativo per superare problemi e velocizzare percorsi, e ben venga la nomina del Sindaco di Piombino. 2) Totalmente d’accordo su questo punto. Massima trasparenza sulla situazione attuale, compreso l’indicazione dei possibili esuberi e dei modi per affrontarli. 3) Piombino deve vivere come se l’industria non esistesse. Per questo deve approntare scelte coraggiose sul turismo, attraverso un Piano Strutturale che renda possibili nuove strutture ricettive in Costa Est ed ampliamenti delle esistenti. Dobbiamo passare da un turismo balneare mordi e fuggi della domenica (che riempie le spiagge, ma crea poca occupazione), ad in turismo variegato durante tutto l’anno con strutture ricettive diversificate per tipologia che creino reddito ed occupazione. Il pubblico deve investire sulle infrastrutture e sui servizi necessari a fare del turismo una vera e propria industria e deve appoggiarsi, laddove può, anche per interventi pubblico-privati, ai privati stessi con lo strumento del project financing. Sul porto si coinvolgano tutti gli attori interessati, compreso Jindall, ma si dia un mese di tempo per decidere cosa vogliono fare. Dopodiché si revochino le concessioni in assenza di progetti dei concessionari. Si acceleri la realizzazione dell’area produttiva di Colmata, indispensabile per lo sviluppo delle PMI ed unica area disponibile in tempi relativamente brevi. Si privilegino imprese che non trattano rifiuti. Piombino non è più una città industriale, deve essere una città con una economia plurale dove vi possa essere, nelle forme possibili, anche l’industria, ma non più solo quella. 4) Il governo destini parte delle risorse per le bonifiche alla rimozione e smaltimento dei cumuli presenti nelle discariche abusive. Con evidenza pubblica si individui un soggetto per smaltire questi rifiuti (e Rimateria potrebbe giocare un ruolo decisivo in questo, ma non occorre la mega discarica, ne basta probabilmente solo un terzo di metri cubi..). In questo modo si risana e si da prospettiva di lavoro anche a Rimateria, cercando di sviluppare per essa anche sistemi di smaltimento dei rifiuti industriali che privilegino il riciclo e non la discarica. Ringraziando, invio i piu cordiali saluti.

Stefano Ferrini Segretario di Spirito Libero per Piombino


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