I veleni accumulati nell’area industriale piombinese rimanevano, rimangono e, se non si cambia rotta, rimarranno lì

ImmagineTutto bene, tutto perfetto, tutti bravi, nessun errore, avanti così.  Rimateria ha la fiducia delle Amministrazioni di Piombino, San Vincenzo e Campiglia e non potrebbe essere diversamente.
Sono infatti le tre amministrazioni ad aver generato questo disastro.
Hanno lasciato che l’Asiu accumulasse un debito enorme, su cui mai è stata fatta chiarezza, ed esaurisse anzitempo la discarica destinata ai rifiuti urbani di Ischia di Crociano, saturandola di rifiuti speciali. Una discarica che hanno sempre declamato come modello di buona gestione, mentre recenti controlli della Regione Toscana hanno rilevato gravi inadempienze rispetto agli atti autorizzativi del 2011 e del 2016. A seguito di questi controlli la Regione ha imposto a Rimateria, entro  dicembre, urgenti adeguamenti impiantistici e il rispetto delle procedure per la gestione della discarica, compresa la verifica in loco sui rifiuti ammessi a smaltimento.

E’ da questo disastro finanziario che nacque la decisione dei Comuni di portare i nostri rifiuti nell’ATO Sud (con costi maggiori), di sopraelevare la vecchia discarica dei rifiuti urbani di Ischia di Crociano (ormai esaurita) per accogliere solo rifiuti speciali e di costruire altre discariche per i rifiuti pericolosi. Naturalmente non la raccontarono così.
Allora si disse che quei progetti servivano per fare le bonifiche del SIN di Piombino ma ciò è palesemente falso: serviva Rimateria per ripianare il debito dell’Asiu a discapito del territorio e dei cittadini mentre i veleni accumulati nell’area industriale piombinese rimanevano, rimangono e, se non si cambia rotta, rimarranno lì.
Si disse che l’operazione avrebbe ridotto le escavazioni e creato un circolo virtuoso dei rifiuti all’insegna del recupero di materia, ma anche questo è palesemente falso. Per riempire la voragine si dovevano prendere al più presto i rifiuti da mezz’Italia senza fare tanto gli schizzinosi, per accatastarli su quello che ormai è il “Monte di Crociano”, sempre più alto, e non un chilo in meno di materiali vergine  di cava è stato sostituito da materiale riciclato in Val di Cornia. Anzi, le cave sono state autorizzate a proseguire le coltivazioni a tempo illimitato, fino a completo esaurimento di tutti i volumi previsti dalle autorizzazioni scadute o in scadenza.

Dobbiamo inoltre sopportare il comportamento del Governo, che per bocca del Sottosegretario all’ambiente Velo, continua a sbandierare 50 milioni per le bonifiche (che richiederebbero venti volte questa cifra) che rimangono una chimera. Come se non bastasse, ora assistiamo anche allo scarico di responsabilità tra Governo e Regione.
I fatti parlano chiaro: anziché bonificare il SIN, a Piombino si stanno portando altri rifiuti ed in condizioni tali da aggravare la già insostenibile situazione ambientale. L’esatto contrario di quello che serve.
A completare il quadro l’opacità con cui le Amministrazioni hanno sempre rifiutato di far conoscere ai Consiglieri comunali il piano industriale di Rimateria tutelato da un segreto industriale inconcepibile per un’azienda partecipata.
Comportamenti questi che, al di là dell’accertamento di eventuali responsabilità nell’inchiesta sullo smaltimento di rifiuti pericolosi, ammorbano un territorio, l’aria, l’acqua, il terreno ma anche le istituzioni, il tessuto sociale e il concetto di democrazia ormai sepolto tra falsità e un mare di rifiuti.

Liste civiche unite della Val di Cornia

Assemblea Sanvincenzina
 Assemblea Popolare Suvereto
 Comune dei Cittadini
 Un'altra Piombino


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