_MG_2896La Costituzione Italiana è la più bella del mondo; Sono sempre i migliori che se ne vanno Non ci sono più’ le mezze stagioni. Chiusa una porta se ne apre un’altra  Le porte si chiudono e si aprono come i giornali ed infatti, l’Etrusco, dopo ventidue anni, chiude ed è auspicabile che se ne apriranno altri. Vorrei, però, salvarmi dal sentir un altro luogo comune simile a quelli sopra citati: “Un giornale che chiude è un colpo per la democrazia” o “un po’ di democrazia che muore”. L’Etrusco chiude e la democrazia nemmeno se ne accorge così come non se ne accorgerà la maggior parte dei cittadini del circondario, dove ha operato per tutti questi anni. Alcuni fra i più attenti penseranno: “Menomale” perché tutto si può dire meno che sia stato un giornale simpatico non avendo fatto nulla per esserlo.

Rimanere simpatici per ottenere il consenso non era l’idea di noi fondatori: La nostra idea si appoggiava su un assioma: la collettività è sicura delle sue convinzioni quando la storia che si racconta fra se stessa si insinua con facilità senza alcuna contraddizione. Noi, presuntuosamente, avevamo la pretesa di ergerci a scenario rivale a quello collettivo senza, al momento, avere la consapevolezza che ciò non potesse far altro che raccogliere sospetti e antipatie.

Magra soddisfazione è stata quella di riproporre, ogni tanto, articoli degli anni passati come per dimostrare che il tempo ci aveva dato ragione: una volta che l’uomo abbraccia una nuova versione dei fatti, perde immediatamente tutta la sua capacità di ricordare quello che solitamente era solito pensare prima di cambiare parere.

Non tutto, però, per noi che ci abbiamo lavorato è negativo. Tenere in vita un notiziario ci ha permesso di essere sempre al corrente di quello che accadeva in un territorio allargato e ci ha permesso di informare circa le iniziative prese da amministrazioni più o meno lontane, per far constatare a chi si considerava al centro del mondo, a chi peccava di presunzione che anche in altri territori c’erano cittadini, amministratori, volontari che si facevano in quattro per la collettività.

Un altro luogo comune che abbiamo sfatato è che non è vero che: “Le vere amicizie si fanno da giovani”. Prima di quell’ottobre del 1998 eravamo dei reciproci sconosciuti che dopo hanno stretto rapporti di amicizia e di reciproca fiducia che mai si cancellerà dalle nostre menti.
Il giornale chiude, senza debiti e senza crediti. Nel 2014 ci rendemmo conto che, economicamente da lì a poco, non avrebbe avuto più fiato e fu deciso di sbarcarlo sul web. Lo fece per tempo e la rimanenza di cassa fu devoluta alle ONLUS del territorio.

Dal trasferimento in rete non è stata più raccolta pubblicità per non avere obblighi morali con alcuno e sentirci più liberi. L’Etrusco chiude con l’orgoglio di aver portato avanti, per tanto tempo, un impegno completamente gratuito.

Voglio ricordare chi ha dato il suo contributo disinteressato e che non fa più parte di questo mondo, ma rimane sempre nei cuori di chi ha amato questo giornale: il primo direttore Francesco Rossi e il cofondatore Mario Salvini, Giovanni Lazzarotti, Aldo Rombai e Walter Gasperini
Voglio ringraziare gli amici che hanno collaborato iniziando dal più creativo che, fra l’altro, ha sempre assicurato il servizio fotografico: Paolo Giaconi, l’esperto di economia e finanza Mirio Pasquinucci, il vignettista Algi (Alessandro Giannelli), Il Saggio del Cafaggio (Paolo Nocchi), l’arch. Davide Menichini, Romano Bracalini, con la sua “Penna all’arrabbiata” e Gianfranco Benedettini con la rubrica di storia locale sulle pagine del periodo cartaceo.
Non voglio dimenticare coloro che ci hanno affidato, di tanto in tanto, i loro articoli: Eliseo Paolicchi, Paola Mancuso, Nedo Tavera che ha arricchito l’Etrusco della parte culturale.
Infine voglio salutare chi ci ha dimostrato una disinteressata amicizia ed aiutato come: il compianto Stelio Montomoli e gli amici Luciano Guerrieri, Rossano Pazzagli, Luigi Coppola,e tanti altri ai quali chiedo perdono per non averli citati.

Sino a novembre 2021, l’Etrusco rimarrà visibile e consultabile nel web. Potrà essere arricchito con la ripetizione degli articoli del periodo in cui era in cartaceo qualora destassero spunti di curiosità. In poche parole non sarà una fine traumatica, si spegnerà a poco a poco.

Il direttore Armando Nocchi

Un excursus di Paolo Giaconi

Finisce l’avventura de L’Etrusco. Nato nel 1998 è passato da cartaceo a on line attraversando un periodo di grandi mutazioni: dalla macchina da scrivere ai social

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La copertina del Maggio 2000 in occasione delle elezioni regionali

Dobbiamo chiudere il giornale è la frase che in ogni redazione si sente dire a poche ore dall’invio in stampa di una edizione. Il direttore, il capo redattore e tutti coloro che scrivono i vari articoli, lavorano freneticamente per l’impaginazione delle varie parti che compongono il quotidiano o il periodico.
La stanchezza e la tensione accumulata, si dissolve appena in edicola, appare la locandina con i titoli più importanti. Qui si dimentica la fatica e le varie arrabbiature, pronti a ripartire per un nuovo numero.
Noi dal 1998 al 2013 lo abbiamo fatto, in una città in cui solo le 2 maggiori testate locali erano in edicola e dove dovevamo lottare per avere un pò di visibilità, sperando che l’edicolante non ci nascondesse le copie del giornale, o meglio qualcuno, togliesse le nostre locandine per mettere le proprie. Al tempo non c’erano ancora i social.
Con il passaggio al digitale, molti dei nostri collaboratori sono scomparsi, credendo che un giornale dovesse essere solo cartaceo e che avrebbe perso gran parte dell’interesse nei lettori. Segno che il cambiare dei tempi spesso non viene compreso come un’opportunità, ma come un limite. L’Etrusco on line in questi anni ha raggiunto un numero maggiore di lettori, non solo in Italia, ma anche all’estero, grazie anche ai social che fanno da cassa di risonanza allo stesso giornale. Uno tra i punti di forza del giornale è stata la presenza delle vignette realizzate negli anni da Giuliano Parodi, Michele Magnani e Alessandro Giannelli. Tra le firme di rubriche abbiamo avuto anche, Mario Bucci, Gianfranco Benedettini, Francesca Lenzi e Melisanda Massei Autunnali.
L’Etrusco con le sue copertine che con una dose di umorismo e satira, ha sempre cercato di focalizzare la notizia del mese, o un argomento che spesso non era facile da spiegare. Abbiamo raccontato attraverso le immagini quello che oggi sembra scontato tra smatphone e social, in cui scrivere è lo sport di tutti. Una satira fatta in una città e un territorio che è cambiato molto, ma agli inizi del 2000, parlare di Cigri, della società Parchi, della monocultura industriale e politica non era da tutti e per questo uno slogan identificava il nostro giornale come “scomodo”.
Abbiamo sempre cercato di usare foto del nostro archivio. Molte sono le copertine che ho realizzato. All’inizio con il giornale in bianco e nero avevamo fatto dei fotomontaggi per raccontare certi argomenti. Molti sono gli aneddoti sulle varie copertine, una tra tutte quella di via della Pace. Al tempo era molto pericolosa la rotatoria in via della Pace nei pressi della piscina comunale teatro di numerosi incidenti stradali. Le rotatorie erano un tabù per Piombino. Noi facemmo una copertina con una montagna di auto incidentate. Ci fu un lettore che ci chiese allarmato: “Ma quando è successo questo incidente?”

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La copertina del Novembre 2000 con l’incrocio di Via della Pace

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La copertina del Gennaio 2007 in occasione della chiusura della storica ferramenta piombinese di Ghilli Vetù

Ma abbiamo dato voce anche a chi non l’aveva, per ingiustizie subite o per chi aveva cercato di migliorare la propria attività commerciale per dare un maggiore servizio al cliente. Le nostre immagini mostravano l’impegno di molti, ma anche l’incuria di altri, come quando abbiamo documentato le condizioni in cui era stato lasciato il parco della Sterpaia, dopo l’evento Zion, o lo scempio architettonico del museo civico diocesano, l’annoso problema dell’arretramento dei binari ferroviari in piazza Gramsci, fino ad arrivare alla TAP, dove abbiamo rischiato una querela dall’allora direttore Murzi, per un articolo che descriveva quanto rilasciato in un’intervista (pubblica) durante il festival dell’ecologia “Quanto Basta”. Allora in piazza non era moda andare a protestare con striscioni e slogan, l’unico comitato era quello di Massimo Canduzzi che dava voce ad un quartiere Cotone e Poggetto che da pittoresca borgata operaia, subiva i veleni della Cokeria. Oggi la politica fa spettacolo, piena di annunci e progetti virtuali che si dissolvono al termine dei 5 anni di mandato elettorale. Così dobbiamo ringraziare il comandante Schettino per aver “parcheggiato” una nave da crociera all’isola del Giglio se abbiamo potuto velocizzare il piano regolatore del porto di Piombino, che oggi non ha ancora una strada che lo collega: ‘annoso dilemma del completamento del tratto di autostrada da Rosignano a Tarquinia (inziato con Livorno-Civitavecchia). Nel progetto della bretella che collega Montegemoli al nuovo porto di Piombino, i progettisti non hanno tenuto conto delle altezze dei cavalcavia (o non era possibile fare di meglio date le distanze in pianta), così per il passaggio di trasporti eccezionali come le barche della Sicmi che dal cantiere di Montegemoli devono spostare gli yacht verso una banchina a mare, non ci sono i 14 metri in altezza per il passaggio del carrello che trasporta gli scafi , con la conseguente decisione di Pasquale Di Napoli di trasferire le produzioni piombinesi della Sicmi Sea Style verso altri territori più attrezzati della Toscana.
Di questo anno che sta per concludersi vogliamo parlare di una storia di una residenza sanitaria che si trova all’isola d’Elba che in questi giorni in cui l’Isola ha avuto molti casi di Covid, ha visto molti contagi tra i personale e gli ospiti, tanto da rimanere senza controllo degli stessi operatori sanitari, quasi tutti a casa (contagiati) . Lavoratori colpiti sul luogo di lavoro, così la mente ci porta a parlare anche di una buona notizia un riconoscimento ad una collega giornalista, Valeria Parrini che da anni si occupa di vittime sui luoghi di lavoro con la sua associazione intitolata a “Ruggero Toffolutti”. cittadina piombinese che è stata insignita del riconoscimento al Merito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme ad altri 35 cittadini di tutta Italia, per essersi distinta “per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà, nel volontariato, per l’attività in favore dell’inclusione sociale, nella cooperazione internazionale, nella promozione della cultura, della legalità e del diritto alla salute”.
Insomma dove la politica fa solo proclami e si pavoneggia intorno a fiumi di parole e cose che non si realizzeranno mai, escludendo gli errori (che appartengono solo agli schieramenti avversari), c’è chi crede in quello che fa e ogni giorno si adopera per migliorare qualcosa attraverso la propria attività, anche di volontariato.

Concludendo, con L’Etrusco abbiamo cercato di scrivere, guardando il mondo da un punto diverso, mettersi nei panni di chi era al centro della notizia, senza accusare nessuno o scrivere con livore ed odio, evitando di fare i forti con i deboli e deboli con i forti, peccando a volte, di essere controcorrente.
E’ andata così.



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