Lettera aperta ai lavoratori, ai cittadini; al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale, ai Capigruppo; alle forze politiche, sindacali, sociali, culturali di Piombino.

Corrdinamento
Il nostro intento è quello di aprire un dibattito a tutto campo, basato sui fatti: un contraddittorio aperto, realistico, costruttivo. Il 9 e il 23 luglio si sono svolti infatti importanti incontri al Mise. A giudizio del Camping CIG, JSW continua a dettare l’agenda, a cui il governo si adegua passivamente. In pratica, a tutt’oggi- l’azienda non assume alcun impegno preciso e verificabile sui forni elettrici; né sugli smantellamenti; né sulla tempra, secondo alcuni poco utile senza ammodernamento del TPP.

Da parte sindacale, nessuna iniziativa di mobilitazione, dopo lo sciopero del 26 giugno.
Lo stabilimento perde milioni ogni mese, mentre si tenta di tornare ad assurde produzioni di 30 anni fa, come gli acciai al piombo. In fabbrica si sta instaurando un clima intimidatorio e a ottobre-novembre scadrà la CIG. Non è più il tempo dei rinvii: azienda e governo devono dire la verità e dirla subito. A nostro avviso, i fatti dimostrano che l’azienda non ha alcuna intenzione di realizzare il piano, così come venne annunciato da Jindal a suo tempo, mentre può contare sul silenzio complice delle istituzioni, proprio come ai tempi di Rebrab.

In forza di quel piano, Jindal ha acquisito lo stabilimento di Piombino. In base ad esso, si dovrebbero installare 3 forni elettrici, 2 nuovi treni di laminazione, per un totale di oltre un miliardo di investimenti, mantenendo in marcia i 3 treni esistenti; entro il 2024, 1550 lavoratori dovrebbero tornare al lavoro. Intanto, a Piombino, un’azienda storicamente legata alle commesse delle acciaierie, come la Sol, continua a ridurre il personale. Intanto, a Trieste, Jindal stoppa la produzione alla Sertubi: in arrivo almeno cinquanta licenziamenti.
Finora nessun fatto concreto ci spinge a pensare che si stia sviluppando quel piano. Siamo convinti che quel piano non verrà mai realizzato compiutamente: prima lo si ammette, prima possiamo correre ai ripari, senza alimentare nuove narrazioni felici che perpetuano invece l’agonia della fabbrica, dei lavoratori e del territorio. E’ necessario ammettere che siamo all’emergenza e approntare un piano B per l’Area di Crisi Complessa di Piombino, il quale preveda:

1. con o senza Jindal, la revisione dell’Accordo di programma per affermare la scelta strategica della siderurgia come produzione e lavorazione di acciaio pulito di alta qualità, lontano dall’abitato, senza cedere alle tentazioni antindustriali (e antioperaie) che pure serpeggiano: a differenza del passato e del presente, decisivo dev’essere il ruolo del pubblico, cioè del Governo, per investire risorse eccezionali e mettere nel conto procedure eccezionali inclusa, se necessario, la nazionalizzazione o comunque una forte partecipazione pubblica, per attuare quella scelta strategica di politica industriale di respiro nazionale e internazionale

2. la verità vera sui numeri, a cominciare da quelli forniti sugli occupati attuali, il cui totale, secondo qualche sindacalista, includerebbe furbescamente pure il computo delle ferie di chi è fuori in CIG da 5 anni senza mai rientrare in fabbrica; nonché sui numeri di quanti saranno davvero reintegrati in fabbrica, senza dimenticare l’indotto, riconoscendo esplicitamente i prevedibili esuberi da ricollocare in altre attività, tutelandone diritti e salario, senza escludere uscite volontarie, anticipate e incentivate come a Taranto, situazione oggi analoga a Piombino

3. massicci interventi pubblici per far decollare la diversificazione economica: turismo e agricoltura di qualità; commercio, nautica, portualità senza monopoli di Jindal o altri, avendo al centro l’idea che l’ambiente è risorsa decisiva per l’oggi e per le generazioni future; completamento urgente delle infrastrutture come la strada 398 e il porto, rilancio della ferrovia e del traffico marittimo

4. bonifiche del Sito di Interesse Nazionale di Piombino e installazione di attività industriali nuove, sia verticalizzando la produzione siderurgica, sia impiantandone di altra natura. Esse non possono essere affatto identificate con un polo di stoccaggio dei rifiuti, come invece sta avvenendo da tempo: una scelta sbagliata, che sta producendo pure ricadute negative per i dipendenti di Rimateria, ai quali devono essere riconosciuti gli ammortizzatori sociali e in ogni caso la possibilità di essere assorbiti da SEI Toscana.

Per rinascere, Piombino deve essere presa in considerazione come emergenza nazionale per la pesante emergenza sociale, ambientale e produttiva che vive da lunghi anni. Tale emergenza richiede interventi pubblici, non più rinviabili, di portata epocale.
Vi saremo grati se su questi temi vorrete esprimere anche pubblicamente la vostra opinione.

Leggi lettera di risposta del prof. Rossano Pazzagli




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