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Leggere le riflessioni di Massimo Recalcati è sempre un grande piacere, tanta è la profondità e le attenzioni al pensiero generale, con in testa i giovani e il loro futuro. Questa volta però la lettura del suo pensiero con questo titolo su La Repubblica di lunedì 17 luglio mi lascia molto perplesso e voglio tentare, dalla mia piccola posizione di esprimere un pensiero “altro” che possa aumentare un confronto sempre proficuo.

Parto dalla considerazione oggettiva e personale che da sempre ho ritenuto che un cambiamento nella sinistra italiana sarebbe stato auspicabile, perché non potevamo più sopportare che quando eravamo vicini alla possibilità di governare, vi era sempre qualcuno che chiedeva di più e non trovando risposte faceva il suo gruppetto, portabandiera inutile e dannoso, per un paese che nei portabandiera ha costruito le fortune delle classi abbienti a esclusivo danno delle classi inferiori. Ritengo che l’odio che cresce verso Matteo è un semplice frutto dei suoi atteggiamenti, della sua supponenza e arroganza, del suo modo di essere dirigente di un partito nel quale comanda e vuol trovare sempre soldati pronti all’uso e all’inchino verso il volere del capo. Inizia con la rottamazione, strada bieca e antipolitica di chi vuol costruire un palco per se stesso e usa tutto per aumentare le attenzioni verso se stesso a danno di un partito che, per lui, inesistente e inutile orpello, buono solo per le campagne elettorali di qualsiasi tipo, purché si limiti a dire bravo al manovratore.

Referendum costituzionale, débâcle della proposta con una sonora sconfitta che è tutta sulle spalle di Renzi, per la sua supponenza e arroganza l’Italia ha gettato al vento vent’anni della sua storia prima di riportare in ballo riforme necessarie allo sviluppo di una politica seria. Ha voluto fare tutto da solo, sono fermamente convinto che se avesse fatto il Presidente del Consiglio e la campagna referendaria l’avesse lasciata al Partito tutto, compreso quello dei territori, avremmo avuto forse meno televisioni ma sicuramente più voti e sicuramente vinto. Ho votato Si convintamente e sono fortemente arrabbiato con Matteo perché vedo in lui la grande colpa della sconfitta.

La sinistra ha le sue colpe, ma gli atteggiamenti e le affermazioni di Renzi hanno fatto il resto, mettendo la ciliegina sulla torta, spingendo fuori dal PD tutti quelli che avevano voglia di confronto e non volevano sapere di accordi con la destra. Eppure tutto va in quella direzione, dalle tante proposte per la nuova legge elettorale, fino all’ultima che cerca di dare ad altri le colpe del mancato pensiero e afferma che tanto arriviamo al 40% così governiamo da soli. Addirittura si sostiene che non possiamo fare da soli la legge, occorrono convergenze. Verissimo, peccato però che le abbiano viste solo oggi, dato che per quella bocciata avevano posto la fiducia del governo ben tre volte. Ad una analisi frettolosa potrebbe apparire tutto fumoso e tutto velleitario, ma non è così. Perché non vedere che oggi, nessuno – tanto meno il PD (purtroppo) – può raggiungere il 40% dei suffragi e allora bando alle ciance e scriviamo subito quello che vogliamo fare da grandi. Spero proprio che con Pisapia si possa trovare punti di incontro essenziali e si possa mandare al diavolo tutti quelli che hanno paura degli accordi con chi è andato via (pardon , quelli mandati via) e anche quelli che sono disponibili ad alleanze con il PD senza Renzi. Poi dovrà essere scontato che con D’Alema e chi pensa come lui non ci sarà posto nello scenario futuro di un centro sinistra da costruire che deve fare il domani dell’Italia e dare un forte contributo all’Europa, pensando agli ultimi e alle loro esigenze, evitando la strada degli annunci perché quelli ci portano poco lontano e non costruiscono niente di buono.

Dobbiamo rivendicare una cultura del centro sinistra, una coerenza oggettiva e attenta, che non esalta l’uomo in quanto dirigente, ma solo perché persona al centro degli obiettivi che esaltiamo, sapendo che possiamo dare un contributo al domani della politica e del centro sinistra se sapremo dare valore alla partecipazione attiva, che nei territori trova la vera forza e non emargina nessuno. Così troveremo e potremo affermare le differenze tra destra e sinistra, che certamente esistono ed è stupido non vederle. Oggi i poveri sono aumentati ed i ricchi sono diminuiti ma hanno fortemente accresciuto la loro ricchezza. È cosa insopportabile che deve essere superata per riportare giustizia sociale ed equità oggettiva. Lo si potrà fare solo con un centro sinistra coeso e consapevole.

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