Errare è umano, dare la colpa a un altro ancora di più (Max Jacob)

NovembraSiderfor2006Come dice il filosofo Francesco Adorno la parola Verità deriva dal latino veritas che, a sua volta è di provenienza slava, tant’è vero che in russo “vara” vuol dire fede, così come in italiano la vera è l’anello di fede. La verità nostra è completamente diversa da quella che intendevano i greci (alètheia) che è il contrario di lete (il fiume dell’oblio), che significa non nascondere, non coprire.
La verità, che il sindaco Anselmi aveva promesso in consiglio comunale era diversa da quella richiesta dalle opposizioni. Quella del sindaco era la verità latina o italiana, mentre gli altri chiedevano quella greca. Non è una differenza di poco conto: il sindaco chiede una manifestazione di fede per quello che sono le sue dichiarazioni sull’argomento, gli altri chiedono di far emergere i fatti veri per non lasciarli nell’oblio.

La maggioranza ovviamente ha seguito il suo sindaco e, secondo il nostro modesto giudizio, senza nemmeno andare a fondo alle questioni, ma fidandosi, con sicura fede, di tutto quello a cui era stato chiamata ad approvare. Un po’ di mal di pancia è stata avvertito più nella compagine dei DS che in quella dei loro alleati. I consiglieri dei DS dimostrano più vitalità democratica e spirito critico rispetto ai loro alleati che sembrano dormienti, come borghesotti che hanno raggiunto posizioni personali soddisfacenti. Per lo più sembrano quasi irretiti o impauriti dopo le defenestrazioni praticate dal sindaco nei riguardi di alcuni assessori alla fine del primo anno di legislatura.

Ritorniamo al fatto grave e senza precedenti nella storia comprensoriale che si chiama Siderfor. Vogliamo ribadire quello che in questi ultimi mesi abbiamo ripetuto e che ci ostiniamo a ripetere fin tanto che persone ed organismi responsabili della questione insistono con ipotesi assurde che contrastano con i fatti, con i documenti ufficiali e con la logica, pretendendo, come dicevamo, un atto di fede da parte dell’opinione pubblica.
Anche un documento della maggioranza del consiglio comunale di Piombino, riportato a parte sul giornale, è su questa linea, come se una non verità diventasse verità democraticamente per il solo fatto di essere raccontata dalla maggioranza. Le certezze incontrovertibili sono queste: Siderfor società a responsabilità limitata viene trasformata in società per azioni. I privati si ritirano e il Comune di Piombino e la Camera di Commercio di Livorno assumono le partecipazioni dei privarti, ricapitalizzano la società e la trasformano in società per azioni.

Alla fine del 2005 Siderfor presenta una perdita abnorme, tanto da registrare un deficit in quanto la perdita supera il capitale. La società viene ritrasformata in srl. Nella relazione di bilancio i sindaci revisori imputano la responsabilità al consiglio di amministratore precedente dovuta per errori di conteggio dei corsi che faceva risultare un credito superiore alla realtà nei confronti della Regione.
Il sindaco, dopo aver lodato a suo tempo l’amministratore delegato della Siderfor, dottoressa Castaldi, si schiera dalla parte della tesi che attribuisce lo sfascio o il crac Siderfor al vecchio consiglio di amministrazione. Occorre precisare che l’attuale sindaco è corresponsabile, insieme alla Camera di Commercio di Livorno, della nomina dell’attuale consiglio di amministrazione della Siderfor e non del vecchio.

Sia i sindaci revisori che il consiglio di amministrazione della Siderfor, dopo tre anni ancora non hanno rivelato a quanto ammonterebbe l’errore di rendicontazione poiché i conti sarebbero lunghi e complicati ed anche il sindaco, di conseguenza, non ha mai chiarito quest’aspetto. Dai bilanci della società non è possibile risalire a questo dato poiché nella perdita riscontrata di 733.764 euro solo 228.546 euro sono stati posti a fondo per parare le perdite che potrebbero venir fuori dagli errori commessi nella rendicontazione. Rimangono, quindi, 505.218 euro di perdita pura e secca per la quale possiamo prospettare due ipotesi. La prima ci porta a supporre che questa cifra è il risultato disastroso della gestione dell’attuale dirigenza della società e che la vecchia gestione non c’entri nulla, la seconda, viceversa è che in questa cifra, enorme in considerazione del capitale della società, siano state riversate perdite degli esercizi precedenti. In tal caso il bilancio non corrisponderebbe più al principio di competenza per il quale le cifre addotte devono essere relative all’anno 2005.

Se fosse vera la seconda ipotesi il bilancio presenterebbe dati non veritieri. Riassumendo se è vera la prima ipotesi l’addossamento della responsabilità al vecchio management della Sdiderfor è privo di fondamento, se è vera la seconda è falsato il bilancio. Se ci fosse una terza ipotesi, che noi onestamente non vediamo, qualcuno ce lo dovrebbe spiegare e non pretendere un atto di fede. E’ questo il nodo da sciogliere e che non è stato sciolto nonostante le mozioni a raffica della opposizione che, dopo un periodo di sbandamento nella fase iniziale, di una parte di essa che era troppo interessata affinché la Siderfor potesse salvarsi, si è comportata da vera opposizione.

Finché non viene sciolto questo nodo parlare di “linearità di percorso” come fa il citato comunicato dei Democratici di Sinistra, Margherita, Nuova Piombino e Gruppo Misto ci sembra quasi una sfrontatezza.
Il documento in questione contesta anche l’accusa che si sia perso tempo considerando sette mesi, dalla relazione dei sindaci revisori alla decisione di liquidazione della società, un periodo strettamente tecnico. Il tempo perso non è solo quello che segue la relazione dei sindaci revisori, ma anche quello precedente, quando colpevolmente nessun si è accorto in quale stato comatoso in cui versava la società.

Figura NovembreSiderfor2006


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