A partire dagli ultimi dati sulle aperture e chiusure dei negozi, il vicesindaco Ferrini traccia le sue linee di azione per lo sviluppo della città

Stefano Ferrini

Stefano Ferrini

Siamo quasi a fine anno e un bilancio sulla situazione del commercio a Piombino si pone. Questo mio intervento, che parte da semplici dati numerici, vuole essere uno stimolo all’apertura di un ampio dibattito sul tema, provando nel contempo ad indicare delle strade da battere.

Partiamo dai dati, riassunti nella tabella, che riguardano tutto il 2016 ed 2017 sino ad oggi. Per semplificare l’interpretazione, occorre dire che nel dato PE (pubblici esercizi) sono compresi non solo bar e ristoranti, ma anche le pizzerie a taglio e la somministrazione in genere, nel dato RI vi sono le strutture ricettive compresi gli affittacamere ed i B&B, nel dato NA gli esercizi commerciali non alimentari, nel dato AL le attività alimentari. Sempre per precisione, occorre anche dire che in alcuni casi le cessazioni corrispondono con nuovi inizi o con subingressi, per cui il numero fisico delle attività è sicuramente inferiore al numero che esce fuori da questa tabella, ma a noi interessa avere un dato complessivo per capire comunque l’andamento del commercio in città e comunque omogeneo nei due anni considerati.

Guardando il dato aggregato dei due anni, vediamo come la somma tra le aperture di nuove attività con i subingressi meno le cessazioni dà un risultato complessivamente positivo (+85) che riguarda prima di tutto i PE (pubblici esercizi, + 41) e in misura minore le NA (non alimentari, + 26), con a seguire le AL (alimentari, + 10) e le RI (ricettività, + 8).
Possiamo quindi dire, interpretando i dati, che dal 2016 al 2017 il numero delle attività aperte, comprensive dei subingressi, è stato maggiore di quello della attività chiuse.

Tutto a posto quindi? Manco per sogno! Il dato mostra la precarietà della situazione, dato che nel 2017 il minor numero di cessazioni deriva probabilmente dal maggior numero dei subingressi (che ammontano circa al 40% della somma tra aperture e cessazioni). Cosa fare quindi? Le risposte non sono semplici. Occorre animare la città con iniziative nei vari periodi dell’anno, non solo in quelli dove il flusso turistico è alto. Per questo abbiamo investito su Halloween, per questo investiremo per quanto possibile sul periodo natalizio, sul carnevale, per questo incentiviamo le iniziative fuori dall’alta stagione. Su questo c’è piena convergenza del resto con Confesercenti, Confcommercio e Cna che sposano appieno questa strategia.

Però occorrono anche azioni strutturali. Dobbiamo creare ovviamente più reddito in città favorendo la creazione di nuove opportunità imprenditoriali. Colmata, le aree portuali per nuove imprese che hanno già intrapreso iter per insediarsi, le varianti al Regolamento Urbanistico dell’Assessore Maestrini vanno in questa direzione.
Fare del turismo un’industria significa appunto, come abbiamo più volte detto, creare reddito stabile. Anche il nuovo Piano Strutturale dovrà andare in questa direzione. Dobbiamo investire sulle opere pubbliche e la risistemazione in termini di arredo urbano per Corso Italia e Piazza Verdi (quest’ultima già a partire dai primi mesi del 2018, come deciso in Giunta), il salotto della città da troppi anni trasandato, per ridare vitalità, senza dimenticare le azioni sul resto della città, vanno anch’esse in questa direzione.
Occorrono poi azioni sulla viabilità (nuovi sensi unici e rivisitazione di alcuni esistenti, parcheggi con disco orario e a pagamento per favorire il ricambio ed anche nuovi parcheggi a ridosso del centro) che possono incentivare il commercio. Su questo tema occorre impostare direttamente una concertazione con le associazioni di categoria ed il Comune per meglio cogliere le opportunità da inserire nel Piano della Mobilità.
Voglio poi rassicurarle che nessuno spostamento del mercato settimanale è nelle previsioni di questo assessorato (anche perché deve essere previsto dal Piano del Commercio su aree pubbliche e a meno di modifiche decise dal Consiglio Comunale nessun altro strumento può determinarlo) e che comunque ogni passaggio, anche in presenza di esigenze legittime di sicurezza o altro, saranno oggetto appunto di quella concertazione indispensabile per condividere progetti ed obiettivi strategici.

Obiettivi e metodologia di confronto che sarà definita in un protocollo di intesa sul commercio e l’artigianato su cui a breve inizieremo un confronto per arrivare a firmarlo entro l’anno o i primi del 2018.
I dati da cui siamo partiti devono spingerci a muovere tutte le pedine per raggiungere il risultato di dare una prospettiva di sviluppo per questa città nella quale il commercio e l’artigianato possano svolgere un ruolo di primo piano.



Share Button