rottanazioneMai slogan fu più azzeccato, quello che campeggia su un manifesto pubblicitario di una nota azienda di elettrodomestici. Se poi la reclame si trova  in posizione tale da fare da cornice alla demolizione di un vecchio capannone Aferpi visibile dalle centralissime via Pisacane e Via Cavallotti, il tutto sembra fatto ad hoc.

Da circa un mese infatti è iniziata la demolizione di un capannone delle acciaierie Aferpi dove un tempo si preparavano i tundish per colare l’acciaio nelle colate continue. Si tratta di un capannone che alcuni anni fa aveva subito il crollo di una parte delle sue strutture di copertura e per questo è stato tra le prime strutture della lista, nel piano di demolizioni della nuova proprietà Jindal.

Questa parte della città ha avuto una sostanziale modifica urbanistica sul finire degli anni ’60. Prima di allora era diversa con una lunga strada (corso Italia) che si univa al quartiere Cotone. L’ingresso in città era direttamente attraverso corso Italia fino a Piazza G. Verdi e i piombinesi potevano raggiungere con la bicicletta, una spiaggia rimasta nella mente dei giovani degli anni ’50 Pontedoro, un lungo nastro di sabbia che dalle attuali “Terre Rosse” dove sfociava il fiume Cornia, si arrivava fino a Pratoranieri:oggi si chiama Costa Est.

area via cavallotti

L’area industriale al confine con la città (via Cavallotti)

Viale della Resistenza e via Cavallotti erano unite a via Portovecchio per raggiungere le portineria Magona e Italsider, ma all’altezza del “Bar Imperia”  si incrociava Corso Italia . Qui sorgevano quattro palazzi (i villini) con due vie: via Corta e via Mantova. Da questo incrocio si raggiungeva la portineria impiegati e dirigenti e quella operai dove sorge l’attuale Direzione Aferpi, ma prima di questa c’era un grosso albero e il negozio (detto spaccio) della Proletaria (adesso COOP), un edificio che faceva parte della fabbrica e dove si potevano acquistare generi alimentari e non solo.

Per andare al Porto esisteva una sola strada: Viale Regina  Margherita, oppure si poteva raggiungere con un piccolo passaggio a livello in via del Chiassatello (nei pressi di via Flemalle).

Sul finire degli anni ’60 l’espansione dello stabilimento piombinese ad opera dell’Italsider diede

via cavallotti1

Una vecchia immagine dei palazzi che si affacciavano su Via Cavallotti all’incrocio con Corso Italia. A destra il momento della demolizione per realizzare una stradae la ferrovia interna allo stabilimento.

avvio ad una serie di trasformazioni con l’abbattimento divia cavallotti alcuni dei “Villini”, lo sbancamento una grossa area di terreno per creare una strada interna allo stabilimento con ferrovia e, la zona di “sbancamento” che si trova al di sotto della strada di acceso alla città: Viale Unità d’Italia” più recentemente definita Città Futura. Il piano di sviluppo siderurgico prevedeva anche la deviazione del fiume Cornia (ad opera dell’Ente Maremma) per sottrarre una zona di mare da Noemi, con il riempimento di terreno all’altezza del Capezzòlo (che un tempo si divideva in alto e basso), dove sorgevano anche alcune case. Qui è stato costruito nei primi anni ’70 il nuovo altoforno  numero 4 che è andato in servizio tra il 1976 ed 1978 e fermato definitivamente nel 2014.

A distanza di cinquanta anni si  parla di modifiche all’area industriale secondo progetti della proprietà algerina , prima e indiana adesso. Chissà come cambierà nei prossimi anni questo tratto di città? Per il momento siamo spettatori di enormi pinze idrauliche che, con delicatezza e forza riducono a pezzettini un enorme struttura industriale per fare spazio ad un “futuro” per la nostra città.



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