Si parla di un buco di 20 milioni all’ASIU, ma “a fin di bene”

Buco nero

Buco nero

Il buco dell”ASIU. Si parla di 20 milioni, ma per qualcuno addirittura 50. Tutti ne parlano e ne scrivono, ma manca il corpo del reato, nessuno sa dove stia il buco e, visti i precedenti, non lo sapremo mai, ma se è vero “vox populi vox dei” deve essere vero.

La responsabilità politica è stata unanimemente accollata al presidente e amministratore unico dell’ASIU Fulvio Murzi, ma un comunicato di Rifondazione Comunista la estende a Lorenzo Banti ex presidente ASIU, Enrico Barbarese, ex direttore ASIU e Gianni Anselmi, ex sindaco di Piombino.

Barbarese dette le dimissioni prima che l’azienda spirasse: probabilmente si rese conto di come sarebbe andata a finire. Murzi si tiene debitamente alla larga come se la questione non lo riguardasse. Dalla politica e dal “partito” ha avuto tutto: la gestione delle farmacie comunali, quella dell’ospedale e dell’ASIU trovando da campare e nemmeno tanto male. E’ in quiescenza e non ha niente da guadagnare ad entrare nella mischia delle polemiche.

Chi ha reagito al comunicato di Rifondazione è stato Banti: “I bilanci di ASIU e Tap dell’anno 2005 gli unici da me firmati, chiusero, per quanto riguarda ASIU, con un utile di 20.295” ha dichiarato. Non ha fatto caso che in nessun bilancio ASIU appare il buco da 20/50 milioni: i bilanci hanno chiuso tutti in utile con l’eccezione degli anni 2013 e 2014 con, rispettivamente, perdite di – 521 mila e di – 758 mila euro.

Anche l’ex sindaco Gianni Anselmi reagisce al comunicato di Rifondazione e si affida a facebook: “Sulla vicenda della discarica di Piombino, a differenza di altre figure pubbliche che soffrono di inadeguata bulimia social facendo danno prima di tutto a se stesse e purtroppo anche all’interesse generale, credo sia utile per molte ragioni tenere un profilo sobrio.. Dopo tanto richiamo alla sobrietà continua. “Di fronte all’importanza di questa sfida appaiono in tutta la loro bassa meschinità certi entusiastici commenti dei soliti mestatori di bottino: il debito ASIU, i rifiuti speciali e cosiddette “responsabilità politiche” e quant’altro.” E poi la confessione: “Di fronte alla tensione finanziaria che l’azienda ha dovuto affrontare dal 2009 in poi per varie ragioni (e più volte se ne è discusso in Consiglio Comunale come persino i cialtroni della tastiera dovrebbero sapere) i comuni dell’area non hanno fatto ricorso ad aumenti tariffari che sarebbero stati insostenibili da famiglie e imprese in tempi di crisi; e hanno sempre chiesto che prima di tutto si pagassero i dipendenti e che i servizi per i cittadini non fossero interrotti……”.

Se ci fosse da ridere potremmo assimilare questa scelta a quella del famoso sindaco che aprì la giunta informando che il comune aveva raggiunto 2 milioni di deficit e propose: “Bene, spenderemo anche quelli a favore della cittadinanza”. Così la genesi del buco è stata, a detta dell’ex sindaco, congegnata a fin di bene e premeditata.
E’ stato “deciso” di “non decidere”, ma alle spalle di chi? Non dovrebbe essere stata una decisione tanto sofferta quella di sperare nella Provvidenza senza domandarsi su chi si sarebbe scaricato quel buco: sulla fiducia dei fornitori? In tal caso si sarebbe trattato di una vera e propria trappola. Non pensarono i sindaci della Val di Cornia dal 2009 in poi che il sacrificio poteva riversarsi sulle spalle di quelle famiglie e imprenditori che avrebbero voluto salvare? Non fu, per caso, una decisione presa per non perdere il consenso politico sperando che poi qualche avvenimento venisse in aiuto?

Ad accendere la speranza fu Francesco Schettino e la demolizione della Concordia una volta recuperata. Fu sognato di demolirla nel porto di Piombino che per le sue strutture era come proporre la demolizione nel lago dell’Accesa, ma Murzi, e compagni ci credevano: la disperazione che si trasforma in irrazionale ottimismo da parte dei fallendi.

Ma torniamo al fantomatico buco.
Per ammissione di Anselmi è nato nel 2009, ma non ci dice come si è estinto. Già nel bilancio ASIU del 2011, dopo appena due anni, non ce n’è più traccia. Non troviamo traccia dei misteriosi 20/50 milioni nei bilanci sino al 2016 dell’ASIU e non è stato travasato su quello di Rimateria del 2016 l’anno in cui, quest’ultima, ha iniziato la vera e propria attività.

La storia si ripete. Anche per la Siderfor, ben 12 anni fa, fu la stessa storia. Ci fu un buco che in confronto a quello attribuito all’ ASIU era acqua fresca, ma non apparve in nessun bilancio. Fu attribuito ad un “errore di contabilizzazione” fra Siderfor e Regione, non venne mai fuori la sicura entità e tutti se lo dimenticarono.

 

Riferimenti

PRC: Le responsabilità partono da lontano

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