Non propinateci il solito libro dei sogni

Dopo la scelta del candidato sindaco di Piombino, all’interno dei DS, in autunno, è iniziata la campagna elettorale sebbene, nel nostro contesto, il risultato sia ampiamente scontato.
Così, Gianni Anselmi, che fa capo ai DS, partito organizzato, con un certo numero di sedi, con qualche funzionario o dipendente, con risorse economiche non paragonabili rispetto agli altri partiti, ha cominciato a muoversi.
Ha incontrato varie associazioni: i cacciatori, varie parti di categoria, si presenta a tutti gli incontri possibili, insomma si dà da fare seguendo una prassi oramai consolidata dall’esperienza dei DS. In questi incontri, a quello che ci risulta, sta ottenendo un buon successo anche da parte di coloro che non si collocano esattamente nel centrosinistra, quelli dello zoccolo duro dell’altra parte e che non gli daranno certamente il voto. Se Anselmi e i DS sono partiti nove-dieci mesi prima dalle elezioni, logica vorrebbe che il candidato dell’opposizione, con scarsità d’uomini e mezzi, avrebbe avuto bisogno di un tempo doppio per esporsi in egual misura al corpo elettorale. Invece, a quel che ci sembra che la Casa della Libertà sia ancora a “caro babbo”, come si dice da queste parti, in altre parole non sono ancora stati in grado né di esprimere una strategia né un candidato.
Visto che Anselmi è la persona che guiderà Piombino nelle le due prossime amministrazioni vorremmo fare un appello accorato nella quasi certezza che sarà regolarmente disatteso: vorremmo che potesse presentarci un programma fatto di poche cose e comprensibile. Vorremmo un documento semplice, che tutti i cittadini possano leggere ricordarlo. Un programma completamente diverso da quello presentato nel 1999, astruso, incomprensibile, onnicomprensivo che nessuno ha letto con l’esclusione degli estensori e nessuno ricorda compresi gli estensori. Noi purtroppo lo ricordiamo perché, malignamente, lo abbiamo conservato e possiamo dire che è quasi completamente disatteso. E’ disatteso non per l’inefficacia dell’attuale Sindaco e della giunta, ovvero non solo per loro, ma perché per la sua fumosità e onnicomprensività risultava irrealizzabile.
Già dall’enunciazione possiamo renderci conto di quanto andiamo dicendo. “La programmazione economica in Val di Cornia deve aver come obiettivo di fondo l’impostazione di un nuovo modello di sviluppo che sappia conciliare in sé crescita economica, benessere, diritti sociali, e tutela ambientale”. Viene evocato un non meglio specificato Nuovo Modello di Sviluppo che dovrebbe conciliare crescita economica, benessere, diritti sociali che sono fra loro concilianti e complementari con la tutela ambientale che è meno conciliante e costituisce, appunto, il fallimento dell’attuale amministrazione.
Il programma ci diceva inoltre: “è indispensabile una programmazione economica e territoriale unitaria chesappia tenere insieme e valorizzare la pluralità di vocazioni che saranno la base del nuovo modello: i beni ambientali e culturali, i parchi, il turismo, la piccola e media impresa, la grande industria, l’artigianato, il commercio”. Vale a dire tutto. Vocazioni che possono essere attribuite alla Val di Cornia come agli Stati Uniti.
Quali sono, però, le condizioni indispensabili per raggiungere il Nirvana? Ce lo dice sempre il documento di programmazione: “La soluzione dell’emergenza ambientale…..Rendere la Val di Cornia un’area attraente per gli investitori interni ed esterni mediante il Marketing territoriale e lo Sportello unico per le imprese; Potenziare il sistema infrastrutturale (strade, porti, ferrovia, reti telematiche; L’efficace utilizzo dei finanziamenti europei, nazionali, regionali; Una forte integrazione dei vari settori economici; Lo snellimento delle pratiche burocratiche e la velocizzazione dei tempi per chi vuole investire”.
A parte il porto, lasciamo ai lettori il giudizio di queste che erano considerate le condizioni indispensabili per la realizzazione del programma.
Vorremmo che Anselmi ci salvasse da un’altra accozzaglia di ovvietà.

 

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