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Abbiamo letto attentamente l’ultimo documento del PD sulla vicenda Aferpi. Sinceramente non ci abbiamo capito molto, anzi, oltre ad evidenti contraddizioni, sembra che non vi sia da parte dei dirigenti di quel partito consapevolezza di come stiano realmente le cose. Da un lato ritengono incomprensibili atteggiamenti giustificatori nei confronti di Rebrab, dall’altro continuano a credere nel magnate algerino, sciorinando una serie di dichiarazioni di intenti su ciò che dovrebbe essere fatto, senza rendersi conto che oramai resta ben poco da fare. La produzione di acciaio in questo territorio è terminata con la chiusura dell’altoforno. Che il partito di maggioranza continui a raccontare il contrario, nonostante l’evidenza dei fatti, non è più comprensibile.

Rebrab non è affidabile, lo stesso ministro Calenda lo ha fatto capire. Nel frattempo hanno perduto di credibilità anche tutti coloro che convintamente sono saliti sul carro del magnate algerino, nonostante oggi in molti ne stiano scendendo. Qualcuno in buona fede ha provato ad avanzare dubbi su un’operazione che fin dall’inizio è sembrata più politica che imprenditoriale, ma ciò è valso a poco. Le banche hanno perso molti soldi con la Lucchini, oltretutto è finito il tempo dei prestiti “politici”. Se nessun istituto di credito ha creduto nel “progetto Piombino” di Rebrab, non si deve essere economisti per capire che non c’è fiducia sulle sue proposte e sul percorso intrapreso.

Non dimentichiamoci che Aferpi sta perdendo denaro ogni mese, e non ha al momento nessuna concreta prospettiva futura. Come possa il governo garantire la prosecuzione della legge Marzano, oltre a trovare un partner che possa subentrare a fronte di una situazione economica e normativa chiaramente non più supportabile, è difficile immaginarlo. Un fallimento annunciato, nonostante l’enfasi nell’elucubrazione del “Modello Piombino”, che il PD continua a cercar di coprire come se quel partito non fosse parte integrante del sistema che di quel fallimento ha le maggiori responsabilità.

Ci sarebbe anche da domandarsi che fine abbiano fatto i 50 milioni delle bonifiche che passano da un capitolo all’altro, ma che fino ad oggi non si sono ancora fermati dopo più di 2 anni. Del prolungamento della SS 398, sul quale si è detto molto, ma ancora non vi è traccia concreta dei finanziamenti, al di là dei ciclici proclami.

Non servono al momento ulteriori accordi di programma (come propone il PD), parola tanto cara a dirigenti ed amministratori piombinesi, ma evidentemente alla luce dei fatti poco ricca di concretezza.
Serve prima di tutto un’adeguata e coerente visione del territorio e del suo futuro, del possibile assetto, ed una conseguente pianificazione territoriale che ne traduca in vincoli e previsioni le linee fondamentali, considerando anche l’ipotesi che si potrebbero liberare molte aree ex industriali.

Sarebbe importante conoscere gli indirizzi, sempre che ci siano, per una nuova pianificazione urbanistica con un modello di sviluppo alternativo rispetto al passato. Dei diversi piani particolareggiati, strategici per le aree extraurbane a vocazione turistica, non se ne sente più parlare da tempo, se non con slogan per finalità tutt’altro che concrete. L’unico intervento urbanistico di rilevo, peraltro anche inutile, se non a creare un alibi all’amministrazione, è stata la variante Aferpi, che di fatto ha concesso ulteriore territorio all’industria, come se non ve ne fosse già abbastanza in suo possesso.
Contemporaneamente occorre concentrare gli sforzi su due priorità fondamentali, le bonifiche e le infrastrutture, senza le quali anche i soldi spesi nelle banchine portuali diventano una delle tante opere non finite di cui è costellato il nostro Paese.

Insomma, occorre fare ciò che da più di dieci anni il PD e gli amministratori che ha espresso non hanno fatto, inseguendo continue illusioni irrealizzabili.

Luigi Coppola
 Segr, Prov. UDC Livorno

Massimo Aurioso
 Coordinatore UDC Piombino Val di Cornia



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