Eliseo Paolicchi

Eliseo Paolicchi

Piombino città dove ho vissuto per 35 anni e dove mi accingo a ritornare in pianta stabile dopo anni passati da nomade, come si usa dire per fine carriera.
Ritornare a vivere nella città, una volta definita siderurgica, oggi non saprei come indicarla, significherà; ritrovare i vecchi amici, vecchi nel vero senso della parola e comunque sono  sempre meno numerosi, per  andare in barca e per coltivare l’orticello, altra mia grande passione.

Devo ammettere che la vita da “ Zingaro” diventa un modo di vivere, sempre con la valigia in mano per spostarsi da una città all’altra e da una nazione all’altra.
Ammetto, che questa vita fatta di spostamenti ti conquista e ti condiziona, ti condiziona al punto che dopo alcuni giorni da sedentario sentì il desiderio di ripartire, questo sistema frenetico da una parte ti affascina e ti arricchisce per quello che vedi e per le persone che incontri, dall’altro finisci per perdere le tue radici, o meglio lasci  pezzi di radici un po’ qua è un po’ là.

In sostanza, negli anni non sentì più il richiamo della “ Foresta” e allora a farti decidere sono i motivi materiali più che quelli sentimentali.
Sono partito da una constatazione un po’ forte, Piombino città dalle Culle alle Cucce  e  dalle Carrozzine alle Carrozzelle, in effetti mi mette tristezza passeggiare per corso Italia (una volta la strada dello struscio) tradizionale andare e rivieni dei moltissimi giovani  piombinesi, oggi su lo stesso percorso pomeridiano incontri prevalentemente anziani che quasi non riconosci e quando  li riconosci e ti fermi per un saluto e finisci per parlare di malattie, di scomparsi , delle acciaierie e di politica.
In realtà Piombino è sempre vissuta di acciaio e di politica di sinistra  e così è rimasta, in verità  è rimasta solo la politica e non più di sinistra.
Quello che sicuramente  è cambiato è lo sguardo delle persone, una volta esprimeva orgoglio e perfino presunzione,  in quanto appartenenti al mondo intramontabile dell’acciaio, oggi li vedi smarriti e preoccupati per il futuro dei loro figli e dei nipoti e questo mi rende terribilmente triste, motivo per il quale  spesso evito il Corso e Piazza Verdi.
Invece non manco mai di fare una puntata su Piazza Bovio e di fermarmi ad ammirare l’incantevole panorama, soprattutto il tramonto,  ripeto per l’ennesima volta, una delle piazze più belle del mondo ma poco conosciuta dagli Italiani.

A Piombino sono proliferati i cani, anche due o tre a famiglia, per carità amo i cani, ma quello che mi preoccupa è perché non vedo i bambini, o per lo meno ne vedo pochissimi.
Per questo aumentano i negozi per animali e chiudono quelli per bambini e insieme la neonatologia di Villamarina, una conseguenza inevitabile, senza nascite non si può tenere un reparto che pochissimi utilizzano, anzi per questo il tessuto sociale sarà destinato al declino.
Ho letto delle molte critiche perché è stata prestata all’ospedale di Pisa l’isola  neonatale e della grande gioia quando è stata restituita, bene, che questa costosa attrezzatura sia di nuovo a Piombino, ma dobbiamo anche usarla.

Con quello che ho detto sopra, spero che i miei amici Piombinesi non mi aspettino al Gagno con un bastone in mano, certamente non aumenteranno le simpatie.
In verità se ritorno a vivere a Piombino vuol dire che anche con tutti i difetti a me piace.

Eliseo Paolicchi
 
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