scarico gas afoIn questo ultimo scorcio di secolo stiamo assistendo all’entrata in crisi dell’industria pesante in tutto l’occidente. Non a caso le nazioni Europee che subiscono maggiormente la crisi economica e il moltiplicarsi della disoccupazione sono proprio quelle a forte concentrazione industriale: Germania, Francia, Italia, Belgio con tassi di disoccupazione fra il 12,5 e il 13,5 per cento, mentre le economie più in salute economie appartengono a quei paesi che, tradizionalmente, non hanno investito troppo nell’industria (Olanda) o a quelle che si sono rinnovate tramite una drastica politica neo liberista, che ebbe, negli anni ottanta, drammatiche conseguenze sociali (l’Inghilterra). Nella stessa Gran Bretagna possiamo registrare la profonda crisi sociale dovuta ad un altissimo tasso di disoccupazione presente nell’industriale Scozia (in alcuni punti con tassi che superano il 35 per cento) rispetto al resto del paese: nell’intera Gran Bretagna la disoccupazione è intorno al 6%.

Fra i motivi di questa crisi possiamo individuare il crollo del blocco dell’Est che ha contribuito a tendere possibile lo spostamento degli investimenti in paesi in cui la manodopera è disponibile a basso costo, le innovazioni tecnologiche,che creano economie di mercato e bisogni diversi (basta pensare al business delle telecomunicazioni ed alla richiesta di servizi) e forniscono strumenti in grado di automatizzare il processo produttivo. In sostanza la grande industria, specie quella con contenuti professionali più poveri, è destinata o a trasferirsi nei paesi a basso costo di mano d’opera o a investire considerevolmente per sostituire il fattore umano.
In Italia le trasformazioni sono più lente forse perché la situazione politica é sempre stata instabile o forse perché i sindacati hanno tirato il freno sulle grosse ristrutturazioni, ma senza dubbio, l’impatto sociale è stato fino ad oggi più attenuato.

Le leggi del mercato globale sono però sempre più pressanti e quasi ogni giorno leggiamo sui giornali notizie riguardanti il licenziamento o la messa in cassa integrazione da parte dei colossi industriali. Solo negli ultimi giorni la Fiat, pur avvalendosi di un regalo come la rottamazione da parte del governo Prodi, che avrebbe dovuto servire a sostenere l’occupazione, ha annunciato la prossima ondata di cassa integrazione per centinaia di operai.

A Piombino siamo testimoni di quanto sta avvenendo nel resto d’Europa e la LUSID stessa ha annunciato il taglio di trecentocinquanta posti di lavoro a partire dai prossimi mesi, tratterà poi con i sindacati promettendo alti investimenti che serviranno ad acquistare macchinari più moderni, che garantiranno l’automazione del processo produttivo con conseguenti ulteriori tagli all’occupazione.

La legge di mercato è una legge spietata e se determina la sopravvivenza ad un numero limitato di persone allora occorre fare una riflessione; bisogna tracciare quella linea di demarcazione sotto la quale i benefici di avere una grande industria a Piombino diventano inferiori ai costi che la comunità paga in termini di inquinamento e di preclusione allo sviluppo turistico.
E’ necessario cercare di immaginare un futuro per una Piombino che non preveda più la fabbrica. E’ necessario che si lavori per differenziare il nostro tipo di economia ed è fondamentale fare in modo che il cambiamento economico avvenga senza traumi e senza ripercussioni su coloro che, al momento, ancora dipendono dallo stabilimento.

Le possibilità dello sviluppo turistico del nostro comprensorio sono enormi, anche se è certo che la presenza dell’industria non contribuisce a far aumentare i visitatori, è sicuramente in questo settore che esistono concrete possibilità di rilancio dell’economia locale. A dimostrarlo fu anche la controversa questione della Sterpaia o Riva Verde che, prima della chiusura, aveva favorito la crescita economica della zona di Riotorto.

Le amministrazioni comunali del comprensorio stanno lavorando con impegno a questo obiettivo, il parco e le iniziative per aumentare l’affluenza turistica si moltiplicano anche se servirebbe un maggior coinvolgimento dei “privati” e non solo “pubblico” mascherato da privato. Sarebbe opportuno organizzare, anziché corsi professionali o lauree brevi, mirati a creare personale per la siderurgia e utili solo a quei pochi che accedono ai finanziamenti europei, corsi di formazione indirizzati a creare figure per il mercato del turismo ed altri settori perché, almeno nella nostra città, vorremmo vedere persone competenti nel posto giusto anziché raccomandati incompetenti.

E’ importante che gli sforzi che le amministrazioni stanno compiendo nel governare la difficile transizione, sia condiviso da tutta la cittadinanza perché i risultati da raggiungere non sono né facili né vicini, le critiche contribuiranno, in modo fondamentale, al raggiungimento di questi obiettivi soltanto se saranno costruttive. Per non vedere il futuro del nostro comprensorio andare in “fumo”.



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