La disavventura di Cevital, se l’affare Jindal arrivasse a conclusione, sarebbe la fortuna di Piombino.

Ministro Carlo Calenda

Ministro Carlo Calenda

Quando nuotava agile in mare, il delfino ci trasmetteva una sorta di allegria, mentre oggi a vederlo spiaggiato, boccheggiante sul bagnasciuga ci trasmette un’ombra di tristezza come lo stabilimento siderurgico di Piombino una volta attivo ed ora ridotto in un ammasso di ferro arrugginito.
Calenda e Rossi hanno svolto il compito come quei volontari animalisti che bagnano continuamente il delfino condizione necessaria per tenerlo in vita.
Se poi il delfino riprenderà vigore e il senso di orientamento si vedrà quando avrà ripreso il largo in mare, lo stabilimento lo eserciterà nel suo mare che si chiama mercato, non meno periglioso e complicato.

Rebrab saluta il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi

Rebrab e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi

Il sussulto di vita che ha riacceso un lumicino di speranza è dovuto a due giorni di trattativa e ad una firma su un documento fra Cevital di Rebrab e Jindal: di cosa hanno trattato i due con i mediatori Calenda e Rossi? Ma soprattutto cosa hanno firmato?
Non lo sapremo mai, non verrà mostrato alcun documento.
Non che l’incontro al MISE sia stato inutile: il ministro Calenda ha ottenuto, in zona Cesarini, quello che aveva chiesto e di cui non aveva ancora avuto la certezza: che Cevital (Rebrab) avesse un soggetto seriamente interessato a rilevare Piombino. Cevital l’aveva dichiarato più volte, ma la sua credibilità era a zero dopo che tutte le promesse, scritte e verbali, erano state disattese.

Saijan Jindal

Saijan Jindal

Se esiste un documento firmato da ambedue le parti potrebbe essere chiamato in tutti i modi meno che contratto. Potremmo identificarlo come un contratto con una clausola sospensiva, cioè il contratto resterebbe sospeso sino a quando Jindal, fatti tutti i suoi business plan, tutti i suoi conticini sciogliesse la condizione di prendere o lasciare Piombino. Se anche fosse così, però, sarebbe un pezzo di carta senza valore, perché la condizione, secondo il codice civile, non può dipendere dalla convenienza o meno di una delle parti, ovvero da Jindal, ma dalla volontà di terzi o dal caso. La divulgazione del documento porterebbe solo ad una serie di discussioni inutili. Questa è la ragione per cui la notizia non è stata data dai telegiornali nazionali, ma è rimasta circoscritta, solo per dovere di cronaca, dal telegiornale regionale.

Detta così, la riunione fra gli attori sarebbe stata sbrigativa, quella che l’ha resa lunga dovrebbe essere stata la difesa di Cevital, che rappresenta l’unico dato certo qualora Jindal decidesse di acquistare lo stabilimento.
Rebrab aveva ed ha la necessità di recuperare i quasi 100 milioni buttati al vento per un affare sbagliato per incompetenza, per insufficienza di capitali o per un insieme di fattori. Questa sua disavventura, se l’affare Jindal arrivasse a conclusione, sarebbe stata, per ironia della sorte la fortuna di Piombino. E’ lui che avrebbe trovato l’acquirente giusto là dove avevano fallito Amministratore Straordinario, Governo, Ministro e la politica in generale.

Rebrab aveva dichiarato di voler recuperare i suoi 100 milioni persi con Aferpi, ma poi considerando la lunghezza della nostra giustizia civile, l’andarsi ad impelagare su un problema nuovo e di lana caprina come “l’insolvenza prospettica” con risultato incerto, è venuto a un po’ più miti consigli. Anche il polpo davanti alla morena preferisce sacrificare un tentacolo che rischiare la vita.
L’interesse dei due mediatori, Calenda e Rossi è facile individuare: strappare una firma prima delle elezioni che non è un peccato.
L’interesse di Jindal? E’ una holding in espansione che aveva già fatto un piano per Piombino che probabilmente metterà a confronto con quello che era il piano di Rebrab e, fatte le dovute modifiche, lo testerà con un business plan con un costo molto limitato e senza impegni.

Il delfino è sempre lì. Chissà se l’acqua per tenerlo bagnato basterà. Chissà se le risorse disponibili di Jindal basteranno. Il suo patrimonio nel 2016 era stimato 5,1 miliardi. E’ molto, ma rapportandolo all’investimento per ricostruire Piombino, sarà sufficiente o ci vorrà la cordata e/o le banche?



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