Cittadini1La polemica delle raccomandazioni provenienti da ambienti sindacali e politici alla OneComm, ci permette di fare alcune riflessioni e poi seppelliremo l’argomento perché abbondantemente digerito dai nostri lettori.
Non solo è apparso sulla stampa il concetto di ritenere la raccomandazione normale, ma, girando per la città, si raccoglie la sensazione che questa sia un’opinione piuttosto diffusa. Sembra quasi che la raccomandazione sia un servizio sodale che viene fatto a favore degli aspiranti lavoratori.
Certi comportamenti, anche i più perniciosi, divenendo prassi comune e generalmente condivisa, finiscono per essere considerati moralmente e legalmente ineccepibili come prima di tangentopoli, quando era ampiamente condivisa l’idea che rubare per il partito non fosse poi tanto grave.

Viceversa, secondo il nostro giudizio, non solo sono moralmente e legalmente deprecabili, ma anche dal punto di vista economico e sociale estremamente dannosi.
Moralmente riteniamo che avvantaggiare soggetti rispetto ad altri, quando tutti hanno diritto al lavoro, non sia giusto specie se la raccomandazione proviene da chi può mettere in atto ritorsioni. Da qui discende anche l’aspetto legale che infatti proibisce l’intermediazione sul lavoro riservando tale compito allo Stato, attraverso gli appositi uffici di collocamento e, recentemente, con le agenzie per il lavoro interinale.

Il danno sociale è forse il più grave. Basta andare in una scuola media superiore e chiedere ad un giovane se ritiene più utile, per il suo futuro, una maturità con il massimo dei voti o una buona raccomandazione, la risposta è scontata a vantaggio della raccomandazione. Ciò porta i giovani a ritenere inutile la scuola, non pagante il loro impegno negli studi e via dicendo. Se la stessa domanda viene rivolta ai genitori degli studenti la risposta non cambia. Da qui nascono le frustrazioni di chi “non conosce nessuno”, il prostrarsi nei confronti di “chi conta”, l’esimersi ad esprimere critiche verso “i potentati” pubblici e privati; atteggiamenti che minano la democrazia.
Dal punto di vista economico le cose non cambiano. Se il valore “raccomandazione” diventa, nell’immaginario collettivo, il valore principale viene meno la competitività negli studi, nel sacrificio, nella creatività, nell’iniziativa, tutti valori determinanti in una economia globale come quella in cui abbiamo deciso di compiere con l’ingresso del Paese in Europa.

Coloro che si dedicano alla sociologia dell’organizzazione hanno individuato un fenomeno che viene chiamato “effetto Mitchels” perché prende il nome da un tale Michels, sindacalista tedesco ai tempi della Repubblica di Weimar. Questo effetto si può spiegare così: ogni organizzazione ha un fine ed uno mezzo che serve per perseguire il fine. Ad esempio possiamo indicare come fine di un ospedale il rendere in salute al malato, di una scuola quello di istruire gli allievi, di un sindacato la difesa dei lavoratori e cosi via.
I mezzi per raggiungere il fine di un ospedale sono le strutture, i medici, gli infermieri; quelli della scuola sono gli insegnanti, i custodi ecc.; quelli dei sindacati le strutture e i dirigenti sindacali ecc.
Si ha l’effetto Michels quando il fine diventa il mezzo e viceversa, infatti nel sindacato tedesco il cui leader era appunto Michels i sindacalisti e la conservazione dei loro posti divennero il fine e il mezzo per raggiungere per raggiungere il fine divenne la difesa dei diritti dei lavoratori.
Non sarà, per caso, successo così nella CISL di Piombino? Quel manifesto affisso che paventa un attacco ordito per danneggiare i lavoratori non avrà avuto l’intenzione di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal particolare (che riguarda comportamenti soggettivi) al generale? Sembrerebbe proprio che siamo su questa strada.



Share Button