Rimateria

Rimateria

E’ stata assemblata la commissione che, in ottemperanza alle disposizioni dello Statuto del comune di Piombino, dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità dei due quesiti referendari su RiMateria.
Ad un partito al potere, qualunque esso sia, un referendum dà noia perché è comunque contro quello che il partito ha deliberato o che ha l’intenzione di farlo.
La commissione è squilibrata a favore della maggioranza a termine di statuto con qualche membro in conflitto di interesse, che potrebbe far prevalere il ruolo “giudice” rispetto all’interesse ma, nel caso, rimarrebbe nel segreto della coscienza: “in pectore” usando un termine ecclesiastico.
Ci sentiremmo di scommettere senza timore che all’interno di quella commissione c’è il/la buontempone/a che consigliò a questa giunta e al PD km zero, il sotterfugio peregrino della “interpretazione autentica” di una data, (che è un numero) quando il partito, era rimasto, per la dabbenaggine dei compagni responsabili, senza rappresentanza nei consigli di quartieri.

Lo Statuto esclude i referendum quando si riferiscono “ai tributi, tariffe e bilancio, strumenti urbanistici generali; espropriazioni per pubblica utilità; designazioni e nomine; atti relativi al personale del Comune”. (art 34 Statuto Comunale) e oggettivamente sarebbe impossibile escludere il referendum, ma c’è il punto 5 del solito articolo: “ ... non sono ammesse proposte di referendum assolutamente incompatibili con la finanza comunale” che è proprio quello che ci vuole per la maggioranza in quanto, con questa incompatibilità possono essere esclusi tutti i referendum presenti e futuri. Questa incompatibilità è molto comoda per non essere supportata da prove certe, sebbene l’avverbio “assolutamente” che la accompagna imporrebbe una prova schiacciante e possibilmente certificata.

La probabilità che Piombino raccoglierà rifiuti extra territoriali ed extra regionali è molto alta, ma è il prezzo che i cittadini dovranno pagare per essersi affidati, votandoli, a boiardi incapaci e cinici: cinici perché a conoscenza del debito che si stava formando nel 2014/15 (periodo elettorale) in ASIU si astennero dal prendere una decisione condannando Piombino ad un muro di rifiuti. Eppure decisioni potevano essere prese come: ristrutturazione dell’azienda, aumento delle tariffe, portare i libri in tribunale per cercare un concordato fallimentare come fece il tanto criticato Nogarin a Livorno: tutte scelte in perdita di voti, e non lo fecero. Il direttore generale di ASIU Enrico Barbarese, probabilmente giudicando la decisione di un tirare a campare indecente, lanciò la spugna e dette le dimissioni. II presidente Fabio Murzi, viceversa, si abbarbicò all’azienda alla deriva con le unghie e con i denti, si trattava della sua ultima chance. Si fidò della Cevital, delle imminenti bonifiche e sopratutto, della demolizione della Concordia nel porto di Piombino e assicurarsi il perdurare di una condizione abbastanza remunerativa assicurata dal partito e dal comune. Naturalmente il partito, anch’esso responsabile, non lo tradì. Murzi ebbe il massimo supporto. Addirittura i due “Valeri”: Fabiani e Pietrini, il primo segretario di federazione PD Val di Cornia ed Elba e, il secondo, segretario del circolo di fabbriche, esperti cowboys del mare, il giorno che la Concordia veniva trainata per essere demolita a Genova, salparono per prendere il relitto al ”lazo” e portarlo a Piombino.

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