Piombino: Sala Consiglio Comunale

Piombino: Sala Consiglio Comunale

Il PD in minoranza con il 48,04 dell’elettorato piombinese, giovedì 9 novembre, ha votato contro l’ammissione di due referendum consultivi che riguardano la TAP ribattezzata RiMateria. Stentiamo a credere che qualcuno abbia creduto che fra i 13 consiglieri PD ci potesse essere la metà che avrebbe votato contro le direttive di via Marco Polo nonostante che in un sol colpo il partito è riuscito ad unire tutti i partiti di opposizione, ad alienarsi un alleato di governo di lunga data, creare la disapprovazione di grande parte dei cittadini e lo sconcerto di molti iscritti e suoi elettori.
Il cerchio si è chiuso, è stato come un delitto perfetto, un colpo di ”estoque” (lo spadino del torero) che è entrato nel collo della democrazia.

Che il referendum non sarebbe stato ammesso, dopo la “manfrina” della commissione tecnica, il consiglio di giovedì è servito per rendere l’intenzione palese attraverso le dichiarazioni della consigliera Bruna Geri quando “ha matado al toro”, stremato dalle banderillas e, nel toro, è raffigurata Piombino. Ha detto la Geri: “Bisogna capire cosa comporterebbe l’indizione di un referendum oggi dal punto di vista della tenuta dell’azienda, per l’andamento economico, per la tenuta dei finanziatori, per gli attuali lavoratori di Rimateria”. Non si tratta per il PD di escludere il referendum per questioni tecnico-giuridiche ma perché destinato ad un risultato contrario ai suoi desideri e che sicuramente avrebbe “comportato” sciagure come la “tenuta aziendale” e la perdita dei posti di lavoro. Posti resi incerti non dai referendari, ma da chi aveva scelto di non trasferirli alla SEI:  Questo, dice la matadora e, rivolgendosi ai colleghi dell’opposizione o all’intera cittadinanza che stentano a capire: “bisogna capire”, come dire: lo capite o non lo capite? E continua: – Non basta dire “non si vuole chiudere Rimateria”. Noi oggi in questa fase della discussione siamo chiamati a esprimerci su questo e cioè sull’ammissibilità di un referendum che tratta vari aspetti e che non può essere sintetizzato con un semplice sì o con un no.”

In effetti nella storia referendaria italiana il popolo si è espresso su questioni molto semplici, facili da capire, irrilevanti, facili da esprimersi con un si o con un no come: sulla Costituzione Italiana e le sue modifiche, sull’uso del nucleare, sulla responsabilità dei giudici, tanto per citarne alcune, ma i piombinesi non possono, nemmeno con un referendum consultivo, dato per scontato il loro scarso intelletto. La chiusura dell’intervento ci consegna una dichiarazione di alta democrazia: “Per noi oggi il referendum non è più uno strumento efficace alla luce delle ultime novità, e pensiamo che sia più utile agire attraverso l’assemblea dei soci con azioni di coinvolgimento della cittadinanza”.
Il referendum “per noi”, riferito non ad un plurale maiestatis, ma a tutto il PD, di cui lei fa la ventriloqua, è uno strumento diventato inutile, quindi andrebbe tolto in tutti i livelli istituzionali ad iniziare dallo Statuto di Piombino che, come dimostrato, può essere in ogni caso eluso. Sono preferibili azioni che coinvolgono la cittadinanza ovvero che coinvolgono le sempre più esigue truppe cammellate, i peones residui e chiedere il loro parere.

Il referendum, per loro, è diventato inefficace e quindi inutile “alla luce delle ultime novità”. Quali sono le ultime novità se non quel disastroso ultimo referendum del PD contro tutti del 4 dicembre 2016? Da quel 4 dicembre è nato il tracollo del PD certificato dalle elezioni politiche del 4 marzo. 4 dicembre e 4 marzo, forse per il PD km zero e per Bruna Geri oltre ai referendum andrebbero cancellati i 4 dai mesi dell’anno: dal giorno 3 passare di colpo al giorno 5.


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