La storia dell’occupazione della Sterpaia e della lottizzazione abusiva ha inizio nei primi anni ’70.

Parco costiero della Sterpaia

Parco costiero della Sterpaia

L’Amministrazione Comunale di Piombino iniziò la contrapposizione un po’ in ritardo quando i buoi erano già scappati. Nonostante che il lungo iter giudiziario registrasse sentenze costantemente favorevoli all’amministrazione, i lottisti divennero sempre più virulenti puntando sul ricatto politico e, durante le varie tornate elettorali, non fecero mancare il loro sostegno materiale alle opposizioni. I lottisti si dettero delle regole mettendo in atto comportamenti “ecologici”, come per esempio la messa in dimora di piante che nulla avevano a che vedere con la flora autoctona, creando più scempi che mai.

Ad animare l’azione contrastante dell’Amministrazione Comunale e del partito di maggioranza dell’epoca (PCI) non ci fu una vera e propria coscienza ecologica che, all’epoca, non era entrata completamente nel bagaglio culturale italiano e, tanto meno, di quello piombinese. Erano gli stessi anni della costruzione e messa in esercizio della centrale dell’Enel e delle lotte per evitare la centrale a carbone che videro la partecipazione della cittadinanza, mentre quella di Riva Verde fu una lotta della burocrazia. La Sterpaia, pur massacrata dai lottisti, non poteva essere messa a confronto con la centrale per quanto riguardava l’impatto ambientale e la caduta d’immagine della costa est.

L’Amministrazione, da una parte, aveva il dovere di far rispettare la legalità, ma l’acredine con cui fu affrontata tutta la vicenda era frutto di una presa di posizione più ideologica che ecologica. L’occupazione territoriale della Sterpaia da parte di soggetti non organizzati e non controllati politicamente costituiva una sfida e che i lottisti presentassero al loro interno un numero non indifferente di simpatizzanti o iscritti al PCI costituiva, per il PCI locale, un’aggravante insopportabile, un’insubordinazione. Tutto ciò fece sì che il rapporto fra lottisti e Amministrazione si incancrenisse.

Nei lunghi anni della battaglia legale gli utenti di Riva Verde aumentarono fino a far registrare circa 15.000 presenze nel periodo estivo e Riotorto, centro urbano più vicino, godette di questa presenza incrementando gli affari e il commercio. Logica avrebbe voluto di recuperare queste presenze cercando le alternative possibili. Viceversa fu scelta la famosa linea della moglie che fece un dispetto al marito (chi vuol sapere dettagli più precisi ci invii una e-mail).

Passeranno molti anni, ammesso che sia possibile avere una presenza turistica di tale entità senza colpo infierire e senza
l’impiego di tante risorse regionali, nazionali ed europee. Si trattava di consumare un po’ di territorio (anche se fuori della Sterpaia) a meno che non si pensi di poter fare turismo facendo affluire i vacanzieri per tenerli sospesi in aria.

Purtroppo le attività umane consumano risorse, comprese quelle territoriali, si tratta, quindi, di fare scelte in base ai costi e ai benefici. Le risorse territoriali consumate, senza considerare i capitali investiti, sul porticciolo di Salivoli sono inferiori a quelle che sarebbero state consumate per i riva-
verdini? I ritorni del porticciolo saranno superiori a quelli indotti dalle 15000 presenze di Riva Verde?

Che Piombino non si potesse permettere la perdita di 15.000 presenze fu subito chiaro al PSDI quando entrò in giunta con il PCI. Come accennava Guerrieri a pag. 12 del volume sulla Sterpaia senza approfondire l’argomento furono allacciate discussioni in proposito e il PCI fu spinto a riallacciare il colloquio con i lottisti. Forse mai come in quell’occasione una soluzione alternativa fu così vicina.

L’allora segretario del PCI intervenne in un dibattito pubblico alla Sterpaia e l’Amministrazione Comunale pretese che i lottisti si associassero per trattare con un unico soggetto responsabile. Fu costituita una Società per Azioni. Ci fu l’idea di concedere piazzole di una certa superficie in sostituzione dei lotti, ma i Rivaverdini presentarono un progetto faraonico che avrebbe peggiorato la situazione di partenza. La Società per Azioni elesse il consiglio di amministrazione escludendo tutti i fondatori vicini ai socialdemocratici che non trovarono più conveniente, politicamente, insistere su una “pace negoziata”. Rimase lo stesso scenario di partenza.

Il PCI da una parte e i pasdaran rivaverdini con le minoranze che soffiavano sul fuoco dall’altra. Questi furono gli ultimi sussulti di Riva Verde. Ora il terreno è conglobato nel Parco, ma forse il danno provocato dalla precedente lottizzazione non sarà più rimarginato. La Sterpaia avrebbe bisogno di riposare per lungo tempo, ma i nuovi gestori parlano di ricerca di equilibrio tra conservazione e fruizione balneare che tradotto in parole povere significa che di volta in volta stabiliranno, a loro insindacabile giudizio, dove collocare questo punto di equilibrio. Abbiamo il sospetto che si muoverà in funzione dei bilanci in rosso del parco, il tutto ammantato da una garantita scientificità.

E’ passato molto tempo, è cambiato lo scenario politico ed è cambiata la composizione della Giunta del Comune di Piombino. Attualmente la maggioranza è composta dai vinti e dai vincitori della Sterpaia. La parte dei vincitori (ex PCI) ha rievocato la storia: vorranno la Sciarpa Littorio.



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