Con la decisione di mercoledì il potere, legislativo ed esecutivo, si è arreso al potere giudiziario

Senato - La musica è finita

Senato – La musica è finita

Per mercoledì nero si intende il 16 settembre 1992 quando la lira italiana e la sterlina inglese furono costrette ad uscire dallo SME (Sistema Monetario Europeo), ma mercoledì 12 scorso potrà essere, per la democrazia italiana, ancora più nero.

Il tribunale dei ministri di Palermo, giorni fa, ha dichiarato che la decisione di non far sbarcare i migranti dalla nave Gregoretti è stato “un atto amministrativo” e non “un atto politico” e perciò ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere contro il ministro degli interni di allora: Matteo Salvini. Il Senato ha dato ragione al tribunale.

Evidentemente se per i giudici si fosse trattato di un atto politico non avrebbero fatto tale richiesta, quindi la differenza fra atto amministrativo e atto politico è stata la discriminante.
I media non solo non hanno dato una spiegazione in proposito, ma hanno addirittura ignorato questa fondamentale differenza, preferendo ricorrere a slogan ad effetto immediato quale “la legge è uguale per tutti; si sono difesi i confini e la sicurezza della Patria” ed altri: è più facile sollecitare l’emozione che la ragione.

L’enciclopedia Treccani definisce l’atto amministrativo come atto adottato “da una pubblica amministrazione in quanto autorità”. Quindi un atto, come ad esempio una semplice licenza edilizia, è un atto amministrativo del Comune concesso in base a iter previsti dalle leggi.
L’atto politico è una nozione di origine francese (anno 1822) che entrò nell’ordinamento italiano nel 1887. All’epoca il senatore del Regno Achille Costa nella sua relazione chiarì la sua natura e il motivo per cui questi atti vengono tolti al vaglio del giudice ordinario “essendo essenzialmente diretti a tutelare nell’indirizzo degli affari interni che nelle relazioni coi potentati stranieri, gli interessi e le necessità dello Stato”.

Tolti al vaglio del giudice vuol dire che sono emessi al di fuori della legge e quindi la legge è uguale per tutti salvo che per il governo quando emette un atto politico.
Nel tempo allo scopo di individuare gli elementi caratterizzanti la categoria degli atti politici sono state imbastite ben otto teorie, le più accettate, però, sono due: la teoria del movente o della causa soggettiva e la teoria della natura dell’atto (oggettiva).

Con la prima, soggettiva, qualunque atto ispirato a motivi politici, assume la natura di atto politico o di governo. Con la seconda, oggettiva, si cerca di individuare a priori un’esatta linea di demarcazione tra atti politici e atti amministrativi e, stabilire esattamente, cosa può essere sottratto all’organo giudiziario.

Per quanto riguarda il caso Gregoretti da una parte si è detto che è stato un atto politico perché non ha portato alcun vantaggio personale a Salvini, dall’altra parte si è controbattuto che l’intenzione era quella di portare vantaggio al suo partito e quindi personale.

Un partito, il cui nome deriva da “parte”, è normale e fisiologico che persegua, nel limite posto dalla costituzione, interessi di parte e, se risulta vincitore nella competizione elettorale, gli interessi di parte finiscono per coincidere con gli interessi nazionali.

Nei casi di Diciotti e Gregoretti è mancato un atto formale (verbale) prima di bloccare i migranti ed è per questo che il tribunale dei ministri ha chiesto l’autorizzazione a procedere contro Salvini al senato. Nel caso Diciotii il presidente Conte sanò la mancanza del verbale con una lettera a posteriori (ex post) ai giudici e il Movimento5Stelle negò l’autorizzazione a procedere al senato.
Per la Gregoretti invece niente lettera liberatoria per Salvini e il voto al senato del il Movimento5Stelle hanno consentito l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini: così impara ad andare all’opposizione.

E’ nata, quindi, la nona teoria: è un atto politico se chi lo emette è sempre al governo .è un atto amministrativo se chi lo ha emesso è finito all’opposizione

Il mercoledì nero ha dato un altro colpo alla separazione dei poteri dello stato moderno: legislativo, esecutivo e giudiziario.
Questa teoria nel tempo si era evoluta superando lo schema originario della tripartizione e il potere esecutivo (governo) e legislativo (parlamento), ad opera del collegamento con il partito o i partiti di maggioranza raggiungendo una sostanziale omogeneità tant’è che i governi esautorano il parlamento ricorrendo sempre di più ai decreti legge e ai voti di fiducia.

Con la decisione di mercoledì il potere, legislativo ed esecutivo, si è arreso al potere giudiziario.
E’ irrilevante se Salvini verrà assolto o condannato, ma è rilevante che dal nuovo mercoledì nero la magistratura potrà sindacare gli atti politici del governo e del parlamento oltre a dare la possibilità a Matteo Salvini di fare il gradasso, soprattutto se verrà assolto come è più probabile, visto l’assurdo reato contestatogli.

Come gli italiani non si accorsero dell’avvento del fascismo e ci si adattarono senza fiatare si adatteranno anche a questo.
Una sola voce si è elevata dai banchi del Senato: quella di Pierferdinando Casini che ha avvertito che la ruota gira.

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