Sembra che sia più popolare criticare i tagli alla spesa che pretendere buone e oneste gestioni da parte degli amministratori

Eliseo Paolicchi

Eliseo Paolicchi

Si legge su un sito FB MSN.COM  che a sua volta riprenderebbe un articolo pubblicato da altri, in cui si evidenziano, in 10 anni, tagli di 37 miliardi e 70 posti letto persi alla sanità pubblica
In reraltà dal 2010 al 2019 la spesa pubblica è aumentata di 9 miliardi + 0,9%, passando da 105,6 miliardi a 114,5 miliardi.

Certo, i finanziamenti sono diminuiti di 27 miliardi se si considerano quelli programmati negli anni precedenti e non mantenuti in conseguenza del calo del PIl.
Però dal momento che la Sanità Pubblica Italiana viene considerata la migliore del mondo (anche all’estero) o l’una o l’altra; o dobbiamo ammettere che siamo geni insuperabili, oppure che la spesa pubblica per il settore è sufficiente a mantenere dei buoni standard di prestazione.

Si criticano duramente i governi precedenti perché sono stati tagliati 70.000 posti letto, ma questo è normale, basti pensare che nel corso degli anni, grazie alle nuove tecniche operatorie e farmacologiche, oltre ai day hospital si sono ridotti di molto i giorni di degenza e eliminato delle inutili realtà ospedaliere.
Ovviamente, non sono in grado di giudicare se i tagli siano misurati tra costi e benefici, però come già detto, il nostro sistema sanitario resta, comunque, il migliore del mondo.

Certo, in alcune aree del paese l’efficienza del sistema è decisamente scarso rispetto ai costi, con una spesa pro capite maggiore tra regione e regione, ma qui subentra la cultura e su questa dobbiamo lavorare tutti, senza fare sconti o paternalismi, evitando il solito “ piove governo ladro” oppure, “piove regione ladra” come si sente noiosamente ripetere.
La colpa è dei cittadini e non deve essere sempre e comunque scaricata, perché è al cittadino che viene data la facoltà di nominare i propri rappresentanti, ed “ogni popolo ha gli amministratori che si merita”

Nel 1976 ho avuto l’onore di sedere nel consiglio di amministrazione dell’ospedale di Piombino e poi nella ASL 25 e all’epoca mi resi conto degli sperperi e delle ruberie che puntualmente denunciai alle autorità senza ottenere una risposta adeguata alla gravità dei fatti.
Mi bastò poco per capire che i generi alimentari di primissima qualità acquistati non finivano nei piatti dei degenti, ma come in altri presidi sanitari, venivano portati fuori dagli ospedali in quantità esorbitante. Ci trovammo anche di fronte ad un reparto di rianimazione completato e mai reso operativo e poi cannibalizzato.

Ricordo questa esperienza passata solo per evidenziare che di queste realtà purtroppo ce ne sono ancora molte in Italia, ma sembra che sia più popolare criticare i tagli alla spesa che pretendere buone e oneste gestioni da parte degli amministratori e di tutti gli operatori del settore.

Altra critica che sento ripetere: la sanità è in mano ai privati, se questo è avvenuto è perché il pubblico non ha saputo bene amministrare.La legge di riforma 833/78, della quale ne condivisi subito i principi ispiratori (Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla salute) racchiude, in un solo organo di gestione, le tre fasi: Prevenzione, Cura e Riabilitazione.
Nella legge veniva salvaguardato il diritto e la libertà del cittadini di scegliere dove curarsi sia che fossero aziende sanitarie pubbliche o private.

Quello che non era e non è accettabile è che il cittadino debba attendere tempi lunghissimi per le prestazioni e che debba sobbarcarsi costosi esborsi oltre che pagare quello che già paga con la fiscalità. Per superare questa situazione serve una nuova e profonda revisione delle leggi che regolano la materia a partire dal ruolo dei medici di base, ormai relegati al ruolo di impiegati amministrativi, al potenziamento del pronto soccorso, ai distretti socio sanitari, per arrivare ai presidi ospedalieri, rendendoli sempre più specialistici.
Ma soprattutto impedire che nel settore vi siano degli sprechi, o ancor peggio comportamenti disonesti che danneggiano i cittadini ed in particolare le fasce più deboli.

 

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