Presentata la pubblicazione degli atti del convegno nazionale che si è svolto nel 2016 dove fu mattatore Fausto Azzi

convegno siderugia 2 giorno

Il tavolo dei relatori (da sinistra) Tomassini, Pierulivo, Pellegrini e Fontana

Nel quarto anniversario dalla scomparsa di Ivan Tognarini, il Comune di Piombino ha presentato sabato scorso 17 marzo, la pubblicazione degli atti del convegno nazionale che si è svolto nel 2016 in suo onore, su uno dei temi a lui più cari e oggi al centro di un grande dibattito, la siderurgia tra storia economica e archeologia industriale.

L’incontro si è tenuto al Museo Archeologico di Cittadella alla presenza dell’assessore alla cultura Paola Pellegrini e la resposabile dell’Archivio storico della Città Monica Pierulivo,  Giovanni Luigi Fontana, presidente dell’Associazione italiana per il patrimonio archeologico industriale (AIPAI) e docente di storia economica all’università di Padova e di Luigi Tomassini, docente di storia contemporanea all’Università di Bologna e membro del comitato scientifico della rivista “Ricerche Storiche”, la rivista fondata da Tognarini negli anni ’70 a Piombino.

Tra le battaglie più importanti di Tognarini emerge infatti il tentativo di salvataggio degli altiforni di Piombino (AFO3 e AFO1), importanti testimonianze del passato siderurgico della città; entrambi sono stati demoliti, ma grazie ai suoi studi ne è stata preservata la memoria, un pezzo di storia operaia a cui sono legate tappe importanti della storia di Piombino.
Gli atti del convegno, pubblicati da Pacini editore, si concentrano pertanto su due temi costanti nel lavoro di Ivan Tognarini: l’attenzione alla siderurgia dall’ancien régime e l’amore per la ricerca storica, dall’altro il suo impegno civile per la tutela del patrimonio storico culturale siderurgico e la sua valorizzazione. L’arco cronologico preso in considerazione è quello della lunga durata (dal Medioevo al piano Sinigaglia), il patrimonio su cui si concentra l’attenzione è quello monumentale, paesaggistico e archivistico, prendendo in considerazione diverse realtà nazionali, come quelle di Terni, Genova, Bagnoli.  Particolare attenzione è data poi alle forme museali ed ai tentativi di riuso di siti e d’impianti dismessi, con approfondimenti sugli archivi d’impresa in Toscana, il Magma di Follonica, l’archivio delle acciaierie di Piombino, storie e documenti della Fondazione Dalmine, fonti documentarie di carattere sindacale a Piombino e altro ancora. Centrale inoltre nel volume il tema del rapporto tra gli impianti ancora attivi, le loro trasformazioni e il patrimonio culturale di cui sono detentori con contributi specifici sul progetto memoria della siderurgia piombinese, sul lavoro di documentazione dell’Afo1 promosso da Ivan Tognarini, sull’uso delle nuove tecnologie per la conservazione dei beni culturali.
Una testimonianza importante per la conoscenza dei rapporti tra il passato e il presente, tra il patrimonio di esperienze acquisite e le prospettive future.

tavola rotonda

Un momento del convegno del 2016 mentre parlava  l’a.d. Azzi

La presentazione degli atti del convegno che si svolse a Piombino al Centro Giò il 4 e 5 marzo 2016 ci porta ad una riflessione sul confronto sulla situazione della nostra città, nell’arco di soli due anni. L’Etrusco nel 2016 titolava l’articolo su quel convegno:  Siderurgia: dalla storia uno sguardo ottimistico verso il futuro. La manifestazione infatti avveniva a pochi mesi dalla nascita di Aferpi Luglio 2015 con attese e speranze, e un mese prima della proclamazione di Issad Rebrab come personaggio dell’anno .

Il Convegno sulla Siderurgia del 2016  portava le testimonianze di chi ha lavorato a contatto con Ivan Tognarini, storico e professore dell’Università di Siena, al quale la manifestazione era stata dedicata. Ma un attore molto atteso alla tavola rotonda  che si svolse al Centro Giovani nel 2016 fu  senza dubbio l’ad di Aferpi Fausto Azzi. La sua presenza era stata sottolineata anche fuori della sala convegni, da un gruppo di esponenti del Campig CIG e della Minoranza sindacale,  per ricordare che i lavoratori vigilavano sulle attività del management Aferpi. Azzi parlò delle responsabilità dell’imprenditoria italiana “che non sa capire e guardare a futuro, per questo dobbiamo attrarre  imprenditori dall’esteroL’acciaio ha dinamiche terribili nell’immediato e se oggi diciamo che la produzione ha subito una flessione di 2,8 milioni di tonnellate, ci richiede di ripensare i nostri impianti ottimizzandoli e questo può essere un’opportunità di lavoro. “Il mondo ha un difetto: è veloce e dinamico”- affermò Azzi – dalle crisi possono nascere delle nuove opportunità, Si deve partire con le scuole e per questo c’è un progetto tra Aferpi l’amministrazione comunale per fare degli incontri con gli allievi delle classi quinte superiori. La formazione è importante e su questo si deve investire. La siderurgia non è finita, perchè a medio e lungo tempo il mercato dell’acciaio avrà sviluppo maggiore rispetto a tanti altri settori. Eventi come questo convegno devono dare uno sguardo al passato con la storia e le testimonianze del passato, ma dare anche delle prospettive – devono parlare del passato, ma  tracciare le prospettive per il futuro –  non solo valori negativi, ma anche positivi.

Il progetto di Piombino di Aferpi ha dinamiche molto complesse. -“Ho la fortuna di lavorare con una persona dinamica come il Rebrab che ha 71 anni e ha molti progetti – conclude Azzi- L’Italia è in grado di attrarre imprenditori con buone capacità e la presenza di Rebrab a Piombino ne è la dimostrazione. Per Aferpi c’è da correre, per poter arrivare al traguardo i nuovi progetti – Spero che non vengano fuori atteggiamenti distruttivi e pessimisti!”.

Fausto Azzi uscì di scena da Aferpi nella primavera del 2017 per conclusione del suo incarico. A Settembre 2017 a margine di un incontro sulla siderurgia che si tenne alla Festa dell’Unità, l’ex a.d. di Aferpi, apparve  per salutare il Commissario Nardi e alcuni presenti . Era un momento in cui il Governo  preparava la dipartita di Cevital e Mr Rebrab e la stampa annunciava un interessamento a Piombino da parte del gruppo indiano Jindal. Sempre in quei giorni la stampa locale e nazionale scriveva anche che se arrivava a Piombino Jindal, sarebbe tornato anche Azzi.



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