Un popolo smaliziato come quello italiano e, in particolare, quello toscano, non si fa più incantare dalle chiacchiere dei politici. Sappiamo per certo che le chiacchiere vengono smentite inesorabilmente dai fatti. Questa piaga non è più un’esclusiva dei politici, ma si è estesa a tutti i settori.
Dalla medicina alla statistica niente più si salva, non ci meraviglieremmo se anche la matematica fosse oggetto di discorsi e di opinioni. A questa legge legge non sfuggono, purtroppo, neanche le aziende, o meglio le “pseudo aziende”: quelle in cui gli imprenditori non rispondono con capitale proprio e, quindi, viene a mancare l’elemento basilare: il rischio d’impresa.
Rischiare i soldi degli altri non crea preoccupazione o ansia, specie se i soldi sono della comunità. L’azienda principe, a noi vicina, che più si identifica nella pseudo azienda e la Soc. Parchi della Val di Cornia Spa di proprietà dei Comuni della Valle omonima. Il suo presidente Arch. Massimo Zucconi, ispirato e consigliato dall’amministratore Dott. Enrico Pecchia, nonostante le dosi di fiducia che elargisce a quattro mani, con la favella e pubblicazioni varie, viene smentito, alla resa dei conti, da un fatto oggettivo, che lui stesso predispone: il risultato di bilancio. Anche per il 2003 ha rimediato una perdita di 897.642 euro o euri (come dicono in una località di un’isola cui non facciamo il nome) quasi un miliardo e e 700 milioni di vecchie lirette. L’anno precedente la perdita era stata di 893.585 euro. Con una certezza, simile allo scioglimento del sangue di S. Gennaro, si e ripetuto il fenomeno che dovrebbe essere oggetto delle tesi di economia in tutti gli atenei d’Italia: l’aumento delle perdite in correlazione con l’aumento dei ricavi. Più aumentano le vendite e meno si guadagna. Ragionando, per assurdo, se parchi e museo registrassero zero  Negli armi passati, i responsabili della Parchi Spa presentavano alla stampa i risultati di bilancio, o meglio di sbilancio, quest’anno si son guardati bene dal presentare quelli del 2003: silenzio assoluto. Il 2003 e considerato l’anno di svolta, dopo tutto fili liscio come l’olio e, nel 2005, quando verranno presentati i risultati del 2004 aspettiamo il battere delle grancasse. I risultati saranno peggiori, ma saranno avvolti in una cortina fumogena che é già stata predisposta con un famigerato “contratto di servizio”: una specie di trappola di bilancio studiata insieme ai comuni. La trappola si basa su due punti. 1° far sparire gli ammortamenti, 2° trasformare 1’adeguamento del capitale, (che ogni anno i comuni dovevano versare per ripianare le perdite, in contributi per i servizi resi dalla Parchi. E’ un po’ come infilare la spazzatura sotto i tappeti quando viene pulita la casa. Per il 2004, la Parchi ha già chiesto 568.433 euro ai comuni, si tratta di un corrispettivo, o un ricavo, che la Parchi riscuote a fronte di un servizio di gestione del tenitorio a favore dei comuni stessi, Gli amministratori della società si sforzano a chiamarlo contributo, ma non sappiamo quanto questo possa resistere di fronte ad una seria contestazione fiscale. Vi è il rischio, quindi che, pur chiudendo in passivo, alla fine la società debba pagare le imposte per utili conseguiti solo sulla carta.
Il bilancio della Parchi presenta, come ogni anno un’altra atipicità costituita da ratei e risconti iscritti nelle passività per la bellezza di 8 milioni e 490 mila euro che supera, addirittura, il capitale netto. Il lettore ci scuserà se entriamo in aspetti troppo tecnici, ma non dovrebbe trattarsi di veri e propri ratei e risconti ovvero costi e ricavi il cui incasso si verifica fuori dall’esercizio di competenza.
Nella Nota Integrativa al Bilancio viene spiegata, insufficientemente, come “risconti passivi pluriennali su contributi”.
Il bilancio conferma che 1’attività principale della Parchi e quella della gestione dei parcheggi al mare con 584 mila euro a fronte della bigliettazione per parchi e museo di euro 518 mila. Considerando uno stipendino medio di 1.000 euro netti al mese per dipendente, la società avrebbe erogato, nel 2003, stipendi per 18 dipendenti. In sintesi la Soc. Parchi, e una palla al piede per l’economia del Comprensorio Val di Cornia, in quanto assorbe risorse invece di create ricchezza, blocca lo sviluppo turistico perché invece di un’azione promotrice ne ha assunto il controllo diretto, non protegge il territorio come si e visto quest’estate alla Sterpaia con i danni procurati per l’installazione del campeggio Ziom.

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