Un tracollo finanziario (Dio ce ne guardi) genererà nelle fasce più deboli, più sofferenze e morti della pandemia stessa

Eliseo Paolicchi

Eliseo Paolicchi

Mario Draghi, voce autorevolissima, indica nel ricorso al debito pubblico dei singoli stati il modo per fronteggiare l’impatto sull’economia provocato dal COVID 19 e invita i paesi Europei a farne fronte con uno sforzo comune.
Certo, che se le già disastrate finanze dello stato Italiano, non dovessero ricevere un sostanziale sostegno a fondo perduto dalla Comunità Europea e quindi dovesse mancare la solidarietà tra gli stati membri, il che è probabile, il nostro. debito pubblico diverrebbe davvero insostenibile.

Secondo i provvedimenti del governo e le indicazioni dei partiti di maggioranza e di opposizione, gli aiuti dovrebbe essere erogati a pioggia e riguardare tutto il tessuto economico e sociale, uno sforzo finanziario davvero enorme.
Da aggiungere a questo, il fabbisogno necessario per gestire la gigantesca macchina sanitaria messa in piedi e, tuttora, in fase di ampliamento, necessaria all’assistenza dei colpiti dalla malattia e a prevenire lo svilupparsi della stessa.

Sicuramente la prevenzione più efficace all’estensione dell’infezione è il distanziamento sociale, (tutto chiuso e tutti a casa) ma questo non è materialmente possibile perché abbiamo indispensabile bisogno che determinate attività rimangano operative: sanità, farmacie, agro alimentare, trasporti di merci e persone ed altro.

Detto questo, ritengo che le aziende di ogni ordine e grado presenti sul territorio italiano, debbano adottare tutte le forme di protezione possibile per garantire l’incolumità dei lavoratori, ma occorre ritornare a produrre  in tutti i settori e al più presto.
Ciò per salvare le aziende dal cinismo del mercato, che non guarda in faccia nessuno e le castiga alla chiusura se non rispondono alla domanda.

Da non sottovalutare il conseguente crollo delle entrate fiscali a causa del mancato fatturato  mentre l’Italia ha un ingente bisogno di questo gettito.
Senza queste entrate niente si potrà salvare; assistenza sanitaria, assistenza sociale , pensioni e tutto ciò che dipende dalle finanze pubbliche.

Se a seguito di tutto questo lo stato dovesse subire un tracollo finanziario (Dio ce ne guardi) genererà nelle fasce più deboli, più sofferenze e morti della pandemia stessa.
Pertanto, ripartenza immediata delle produzioni ospese e introduzione di una tassa di scopo, a carico dei ceti più abbienti, calcolata in base alla capacità contributiva.

Nei giorni scorsi avevo scritto una lettera aperta al Presidente Del Consiglio pubblicata da L’Etrusco, con la quale lo avevo sollecitato all’applicazione una tassa volontaria, sicuramente non l’avrà letta, oppure la proposta non è stata ritenuta attuabile.
Mi domando; perché un operatore sanitario debba mettere (generosamente) a repentaglio la propria vita, ricevendo uno un modesto stipendio e perché un benestante non dovrebbe contribuire secondo la propria capacità al sostegno del paese.


 
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