Chi la tiene sul collo, chi la tiene sulla testa mentre fuma una sigaretta e chi con troppo zelo, la porta fino a coprire metà degli occhi

Chi avrebbe immaginato che una cosa utilizzata fino a poche settimane fa con un dpi (dispositivo di protezione individuale) per proteggersi da polvere o altri agenti, diventasse un oggetto comune al pari di uno smartphone? L’emergenza Covin ha fatto questo. Quello che fino a poco tempo fa era usato nelle grandi città per proteggersi allo smog, oggi è un oggetto di cui non dobbiamo (in base al DPCM) fare a meno quando usciamo di casa.

Una storia strana che ci fa capire come in questi casi di emergenza, spariscono completamente oggetti di uso comune come una mascherina, che acquistavamo per un prezzo (per un modello ffp2) che si aggirava intorno ad un euro per ricomparire sul mercato a prezzi esponenziali. Abbiamo anche imparato a conoscere le nomenclature tecniche delle mascherine, in base al loro grado di protezione (ffp1, ffp2, ffp3), cosa che non avevamo mai saputo tranne per chi aveva frequentato corsi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

mascherine1Negli ultimi giorni di gennaio avevo sentito parlare da un amico la cui figlia doveva recarsi in medio oriente per motivi di studio, che stava cercando mascherine nelle farmacie della città e nelle zone vicine. Al tempo si sentiva parlare di Covin nei telegiornali, ma la notizia riguardava solo la Cina e, come abbiamo sentito dire spesso di questi tempi, non credevamo nella vera realtà della globalizzazione. L’amico riuscì a trovare qualche mascherina da dare alla figlia girando tra Piombino e la Val di Cornia, ma stava diventando merce rara. Dopo pochi giorni in città erano sparite. Le farmacie avevano tutte sulle vetrine il cartello “Mascherine esaurite” e addirittura i negozi di ferramenta ordinavano pezzi su richiesta con una settimana di attesa. Sul web si trovava apparentemente tutto, tranne l’indisponibilità della merce, al momento di mettere “nel carrello” il proprio acquisto.

mascherine2Stava accadendo quello che il mercato genera in questi casi, maggiore richiesta che si abbina con una scarsa offerta a beneficio del prezzo. Sui siti internet era un balletto di cifre per un oggetto che era diventato necessario e quindi introvabile. Abbiamo riportato alcune offerte trovate al tempo su piattaforme di commercio elettronico, dove prima dell’emergenza, si ordinavano per lavori di bricolage a dei costi irrisori. La mascherina divenne un bene necessario, ma introvabile e alcuni farmacisti anche sui social indicavano come poterla costruire in proprio con garza, un fazzoletto di carta, degli elastici e una spillatrice.

C’è stato il momento che molti privati, ma anche alcune aziende che hanno convertito la propria produzione per realizzare mascherine in stoffa, come accaduto alla ex Mabro di Grosseto o addirittura alla Lamborghini dove i reparti di sartoria hanno sostituito agli abiti su misura o ai sedili per auto sportive,  questo accessorio diventato indispensabile, per donarlo a chi ne aveva bisogno.

Da poche settimane sono state distribuite dalla protezione civile, attraverso le regioni e i comuni ai cittadini, da lunedì scorso le farmacie che hanno iniziato la distribuzione gratuita presentando la tessera sanitaria. il primo giorno molte farmacie avevano già esaurito le scorte dopo poche ore. Per il momento 5 pezzi ciascuno e nel mese di maggio arriveremo a trenta. Il comune di Piombino aveva già distribuito attraverso i volontari delle associazioni, Pubblica Assistenza, Misericordia e Croce Rossa due mascherine a testa per ogni componente familiare, ma quel tipo di mascherine che si trovavano in vendita fino al mese di gennaio, non si vedono più.

La mascherina, come detto, in base alle disposizioni del DPCM dovranno essere indossate sempre per uscire di casa, in presenza di persone e nei luoghi di lavoro e già si vedono per strada persone che “all’italiana maniera” interpretano il modo di portare questo “accessorio” che ci dovrà accompagnare ancora a lungo. Chi la tiene sul collo, chi la tiene sulla testa mentre fuma una sigaretta e chi con troppo zelo, la porta fino a coprire metà degli occhi.

Alcune aziende che di occupano di personalizzazione di indumenti hanno inserito le mascherine anche nei propri campionari per stampare scritte o loghi sociali. Insomma quest’anno il brand è la mascherina che è entrata di prepotenza nell’abbigliamento e si stanno preparando personalizzazioni da portare a passeggio e in spiaggia. Le industrie di abbigliamento hanno scritto al Premier Conte per far riaprire le aziende della moda, ferme da tempo, perchè i campionari della primavera sono rimasti invenduti e si teme per la collezione estate 2020. Ma all’improvvisa popolarità della mascherina non aveva pensato nessuno.



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