Colloquio con Aldo Negri

BluNavy

«È stato un avvenimento improvviso. Nessuno di noi poteva immaginare che il virus avrebbe colpito il Paese con tale virulenza. Il Covid-19 ha impattato sul nostro settore con la forza di uno tsunami. Ci siamo trovati a prendere decisioni importanti nell’arco di pochi giorni, se non ore».

Aldo Negri è l’amministratore delegato di una piccola compagnia di navigazione, Blu Navy. La società collega giornalmente l’Isola d’Elba a Piombino e opera anche sulla tratta Sardegna-Corsica. «Quest’anno festeggiamo dieci anni di attività. Si tratta di un traguardo importante che purtroppo raggiungiamo in uno dei peggiori momenti della storia italiana».

Festeggiamenti rimandati. Rimandato anche il battesimo del fuoco per l’ammiraglia, la Acciarello, che sarebbe dovuta entrare in servizio in questi mesi, andando così a rinforzare una flotta sino ad oggi formata dall’unico traghetto operativo, la Ichnusa.

«La crisi ha colpito duro – ammette Negri; per arginare la diffusione del Coronavirus, la Regione Sardegna e quella Corsa hanno sospeso i collegamenti marittimi. Noi ci siamo trovati a dover continuare il trade sull’Elba con la Ichnusa invece di trasferirla al servizio tra Santa Teresa di Gallura e Bonifacio. Il viaggio inaugurale della Acciarello è stato dunque rimandato in attesa di tempi migliori».

Nell’arco di uno, due mesi, la società ha dovuto affrontare un drastico calo delle Prenotazioni: «L’anno scorso viaggiavamo sulle 1000 prenotazioni al giorno, oggi non arriviamo a dieci». Il contraccolpo è stato insomma pesante: «Abbiamo continuato a garantire i servizi di continuità territoriale con l’Elba: lo abbiamo fatto perché dobbiamo tanto all’Isola che ci ha visto nascere, e perché abbiamo creduto fosse necessario evitare che i pochi passeggeri aventi diritto a spostarsi sulla tratta si trovassero senza un servizio essenziale».

Nel corso dell’inverno, le compagnie attive sul territorio operavano complessivamente 34 corse giornaliere (17 all’andata e 17 al ritorno) tra i porti elbani e lo scalo piombinese. «Oggi i collegamenti attivi si sono praticamente ridotti alla metà. Blu Navy effettua tre partenze giornaliere da lunedì a venerdì, andata e ritorno».
Non potendo più contare sul traffico pax, BN ha puntato il tutto per tutto su quello merceologico: «Movimentiamo 25 mezzi commerciali al giorno, che suddivisi su sei viaggi non sono granché. Ma questo ci permette comunque di offrire un servizio essenziale».

Chiaramente, i traffici merceologici non bastano da soli a mantenere i conti in ordine«Siamo in una situazione di sofferenza finanziaria. Fortunatamente, riusciamo ad andare avanti e sino a oggi non abbiamo avuto bisogno di ricorrere al fondo Solimare».
Per far fronte alla situazione congiunturale, BN ha però dovuto comprimere i costi del personale: «Quest’anno non abbiamo ancora chiamato i lavoratori stagionali che solitamente vengono assunti a inizio aprile e, con i nostri dipendenti impiegati a terra, in tutto una quindicina, abbiamo applicato il principio della rotazione, mettendo in cassa integrazione 3/4 lavoratori al giorno».

I marittimi continuano invece a lavorare. Ce ne sono 14 a bordo della Ichnusa e sei a bordo della Acciarello, che pur essendo ferma nello scalo di Portoferraio, ha bisogno comunque di attenzioni quotidiane.
L’ammiraglia inattiva ormeggiata nello scalo elbano è per Negri l’immagine simbolo della crisi«La Acciarello ha dei costi quotidiani importanti e non soltanto relativi al personale. Ci sono anche le spese di funzionamento, senza contare gli ammortamenti».

L’ad di Blu Navy spera che la stagione estiva riparta quanto prima, ma sa anche che niente sarà come prima: «Gli armatori stanno soffrendo. Stiamo soffrendo tutti. Il Governo Conte è in questo momento concentrato su una infinità di problemi – ne siamo consapevoli – ma dovrebbe fare qualcosa di più per il nostro settore». Che rischia di affondare.
«Molti di noi non sanno se arriveranno vivi alla prossima stagione estiva, ci aspettiamo da Palazzo Chigi misure concrete a sostegno dell’economia del mare. E vorremmo che gli aiuti arrivassero prima che sia troppo tardi».

di Marco Casale
 
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