Dopo la riunione del 18 Febbraio al MISE abbiamo atteso e valutato le reazioni dei principali attori: ora ci preme esprimere le nostre valutazioni.

CIGMise1Jindal ha annunciato che forse, prima o poi, non si sa quando, presenterà il “Piano di Fattibilità”. Si è presa i 4 mesi richiesti, più 4 mesi “per valutazioni” sugli incentivi e agevolazioni governative, più un tempo indefinito per comunicare le sue intenzioni.
Serve altro per prendere atto che il “megapiano” da un miliardo non esiste più? Il Governo balbetta, abbandona Piombino al suo destino (la sottosegretaria Morani non si è neanche presentata all’incontro), subisce passivo gli schiaffi della multinazionale.
Avevamo sottolineato la assoluta necessità che le istituzioni imponessero, alla fine dei 4 mesi richiesti, un Piano Industriale definitivo con l’introduzione di precisi vincoli e scadenze. Si è andati in senso completamente opposto: niente piano, niente scadenze, niente chiarezza sugli impegni di parte pubblica; solo la conferma che Jindal ha mani completamente libere, a tempo indefinito. Il rinvio a successivi “tavoli” di verifica è ormai diventato una farsa.
Abbiamo assistito ad un pericoloso passo indietro di tutta la vicenda:

  • la siderurgia locale continua a deperire dal punto di vista del mercato, degli impianti, delle risorse umane;
  • la Città resta inchiodata dall’attendismo di JSW, per la grande difficoltà di progettare un futuro diverso, e avviare un Piano per Piombino che oltre ad una siderurgia ridimensionata ma moderna ed ecocompatibile, attui le bonifiche e proceda verso la diversificazione produttiva;
  • Senza Piano Industriale cessera la CIG. Senza CIG, si passa ai licenziamenti di massa. Nessuno si senta al sicuro, anche se è tra i fortunati che lavorano: sarà l’ azienda a fare la selezione!
  • Con l’ulteriore riduzione della massa salariale complessiva circolante, tutto il tessuto economico cittadino rischia un’ altro pesantissimo colpo.

Il 18 Febbraio c’è stata una svolta: la multinazionale ha fatto intendere con chiarezza che non sopporta alcun vincolo e non ha alcun interesse per i danni che può procurare allo sviluppo della Città. Il Governo, nei suoi vari livelli istituzionali, deve reagire e invertire la rotta.

  • si imponga, al termine dei 4 mesi, la presentazione del piano industriale definitivo o subentri lo Stato nella gestione dello stabilimento;
  • si acceleri sul “Piano per Piombino” per bonifiche, diversificazione, Lavori di Pubblica Necessità e sostegno al reddito per tutti i soggetti in difficoltà nell’ Area di Crisi Complessa.
  • si ingaggi una “guerriglia burocratico-amministrativa” sull’utilizzo delle aree occupate e lasciate improduttive e senza chiare prospettive; sulle demolizioni; su ambiente e sicurezza dentro e fuori la fabbrica; sulle bonifiche.

Il messaggio deve essere chiaro: o lo stabilimento è utile per la collettività o l’ attuale gestione non deve godere del gradimento e del supporto delle Amministrazioni e del Governo.
Non si otterranno risultati senza mobilitazione. Il 18 febbraio sotto il MISE c’eravamo noi del Camping CIG, una delegazione dell’ UGL e della Opposizione CGIL: ci auguriamo che l’esito del 18 febbraio serva da monito e stimoli altri a cambiare rotta.

Coordinamento art. 1- Camping CIG


Share Button